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Oro contro Carta (Ludwig von Mises)

17 novembre 2010

Molti danno per certo che non si ritornerà mai più al Gold Standard, ritenuto obsoleto come la carrozza a cavalli. Secondo questi analisti, il sistema di emissione governativa di moneta senza alcuna copertura reale (fiat money) fornisce al Tesoro i fondi adeguati per gestire una politica di spesa pubblica che porta benefici a tutti: facendo aumentare prezzi e salari e diminuendo i tassi d’interesse, essa crea prosperità duratura. …Read More

Ma qualunque virtù si possa attribuire a questo sistema, ce n’è proprio una che sicuramente non riuscirà mai a conseguire: diventare un sistema di gestione monetaria valido nel lungo periodo, paradossalmente esso può durare solo fino a quando le persone non si rendono conto che è destinato ad essere tenuto in piedi artificialmente.

I presunti benefici dell’inflazione

I benefici che i fautori della fiat money si aspettano dal sistema sono sempre e solo temporanei; un’iniezione di denaro nell’economia nazionale genera un boom poiché aumenta i prezzi (e quindi i profitti e di conseguenza il livello di attività economica), ma una volta che il nuovo denaro ha esaurito il potenziale di incremento dei prezzi, i prezzi stessi ed i salari si adattano alla maggiore quantità di moneta, e lo stimolo ha termine.

Quindi, anche se trascuriamo le conseguenze, sia positive che negative, ed i costi sociali delle misure inflazionistiche, dobbiamo renderci conto che il loro effetto è sempre di breve durata; se si vuole perpetuarlo è necessario incrementare continuamente la quantità di moneta ed espandere il credito a ritmi sempre più veloci; ma anche in questo caso i presunti effetti positivi non possono generare un boom perpetuo.

Quando le masse si rendono conto che il governo non ha alcuna intenzione di abbandonare questa politica, l’inflazione da fiat money comincia a creare problemi. Se l’uomo della strada capisce che la continua espansione monetaria eroderà potere d’acquisto, si renderà anche conto che i suoi risparmi sono destinati a perdere valore. A questo punto segue la via dei veri investitori: si butta sui “valori reali”; compra beni reali e materie prime non per il gusto di possederle, ma per evitare la confisca di valore perpetrata dalla perdita di valore della moneta.

Perchè non è possibile l’inflazione perpetua

Il sistema attuale basato sulla fiat money può evitare il disastro finale solo se gli economisti allertano l’opinione pubblica e obbligano il governo a porre dei vincoli a questa politica; se non fosse per questi economisti, il dollaro avrebbe fatto già da tempo la fine del marco tedesco nel 1923, avvenuta perché nessuno fu in grado di ostacolare la politica monetaria del governo di Weimar.

E’ sicuramente possibile iniziare una politica espansionistica finanziando il debito mediante prestiti dalle banche commerciali e supportando il mercato dei bond governativi, ma è imperativo fermarsi, altrimenti il pubblico si allarmerà sul futuro della valuta con il rischio di avviare una situazione di panico; se ci si ferma in tempo, si sperimenteranno comunque le spiacevoli conseguenze del periodo di espansione da inflazione, che saranno proporzionali all’entità dell’espansione stessa.

Molti hanno un atteggiamento ambiguo sull’inflazione, essendo allo stesso tempo consapevoli dei pericoli insiti nel sistema, ma lamentandosi dell’incremento dei tassi d’interesse non appena l’espansione monetaria è cessata. Credono sempre che la spesa pubblica possa migliorare le condizioni dell’economia, il che è errato.

Piena occupazione e Gold Standard

Il principale argomento contro il ritorno al Gold Standard è lo slogan “Politica di piena occupazione”, che si dice sia impedita proprio dal Gold Standard.

Nel mercato libero, il valore del salario di ciascuna attività si determina a quel livello tale per cui tutti gli imprenditori disposti a pagare un determinato salario riescono a trovare tutti i dipendenti di cui necessitano, e tale per cui tutte le persone in cerca di lavoro trovano occupazione a quel determinato salario. Se il governo ed i sindacati mantengono un livello salariale superiore a questo valore di mercato, essi generano artificialmente disoccupazione per buona parte della forza lavoro (gli imprenditori non sono disposti  ad assumere persone ad un salario più elevato di quello di mercato).

Né il governo né i sindacati hanno il potere di aumentare i salari di chi è in cerca di lavoro, questo potere lo ha solo l’imprenditore impiegato in un’attività lavorativa; un reale incremento dei salari infatti può essere ottenuto soltanto a seguito di un aumento della produttività marginale del lavoro, il che significa incrementare la quota pro-capite di capitale investito.

I salari e gli standard di vita sono più alti adesso che nel passato perchè, nel sistema capitalistico, l’aumento del capitale investito è stato di gran lunga superiore all’aumento della popolazione; i salari sono molto più alti negli USA rispetto all’India perché la quota pro-capite di capitale investito negli USA è molto più alta rispetto a quella accumulata in India.

L’unico metodo per ottenere la piena occupazione è pertanto lasciare che il livello dei salari sia determinato dal mercato.

Anche il metodo proposto da Lord Keynes prevede che i livelli salariali siano fissati in questo modo, ma con una peculiarità: secondo Keynes la differenza tra il livello salariale effettivamente pagato e quello di libero mercato deve essere eliminata per mezzo della diminuzione del potere d’acquisto del moneta: i salari sono mantenuti ad un livello nominale, stabilito dal governo oppure concordato tra governo e sindacati. Ma visto che la quantità di moneta è crescente (in un sistema inflativo) e la valuta nazionale perde potere d’acquisto, i salari reali, cioè il valore dei salari espressi in termini di beni reali, tende a diminuire. La piena occupazione è raggiunta quando il salario reale eguaglia il salario determinato dal mercato .

Non c’è bisogno di riesaminare qui se lo schema Keynesiano, la conclusione è che non ci sono validi motivi per adottarlo: il suo risultato finale sarebbe, nel migliore dei casi, lo stesso di quello raggiunto dal libero mercato, dopo però una serie di costosi aggiustamenti del sistema economico e del sistema di prezzi.

I Keynesiani si rifiutano di chiamare “inflazione” una variazione di quantità di moneta decisa per combattere la disoccupazione, ma devono comunque riconoscere che l’eventuale successo del loro piano passa da un incremento del valore dei beni reali e delle materie prime (che si genera durante il processo inflativo per i motivi descritti sopra, la valuta perde valore e l’Oro lo acquista). Questo è esattamente l’effetto ottenuto mediante il Gold Standard, quindi gli argomenti dei Keynesiani sono illusori.

Lo spettro di una Bilancia dei pagamenti negativa

Una voce popolare sostiene che il Gold Standard non può essere mantenuto da un paese che ha un Bilancia dei pagamenti negativa. Gli USA hanno (nel 1953) un surplus di esportazioni rispetto alle importazioni, mentre per molti paesi esteri accade il contrario, quindi la loro Bilancia dei Pagamenti è negativa; ciò è dovuto al fatto che gli USA aiutano finanziariamente gli altri stati, che solo così hanno le possibilità di acquistare prodotti americani.

Senza sussidi, o senza la capacità di fornire qualcosa in cambio, queste nazioni non potrebbero permettersi i prodotti americani; nessun artifizio di politica monetaria può garantire questo risultato, che non è quindi causato dall’abbandono del Gold Standard da parte di questi paesi, ma solamente dai sussidi americani.

L’abbandono del Gold Standard non ha portato a questi paesi alcun vantaggio. Il ripudio dei debiti contratti con l’estero, e l’esproprio virtuale degli investimenti esteri ha portato loro solo un sollievo momentaneo. In ultima analisi la disintegrazione nel mercato internazionale dei capitali ha colpito i paesi debitori molto più di quanto abbia colpito quelli creditori. Il crollo degli investimenti esteri nei paesi debitori è una delle disastrose conseguenze che essi stanno soffrendo per avere abbandonato lo stardard aurifero

La verità è che il Gold Standard non è mai crollato, esso è stato abbandonato volontariamente da quei paesi desiderosi di spendere oltre le loro possibilità e di crescere mediante le leve del debito, anche se ciò avrebbe significato bancarotta futura e distruzione finanziaria del paese. Benché impegnati in una politica anti oro, essi non sono però riusciti a distruggere l’oro in sé, che agli occhi di tutti resta il bene monetario per eccellenza.

Più prestigio ha una valuta, più il suo valore rispetto all’oro rimane costante; se fossero veramente libere, le persone utilizzerebbero come denaro l’oro, non la valuta in circolazione.

Perché una nazione ritorni all’oro, è sufficiente che essa intraprenda una politica non inflazionistica; il problema è ideologico, e presuppone la comprensione del semplice fatto che incrementare la quantità di moneta non significa generare ricchezza.

L’eccellenza del Gold Standard è evidenziata dal fatto che il valore monetario è scarsamente influenzato dalle politiche arbitrarie e vacillanti dei governi, dei partiti politici e dei gruppi di pressione. L’esperienza delle ultime decadi mostra quali siano le conseguenze negative di una valuta non indipendente da questi poteri.

di Ludwig von Mises, articolo scritto il 13 Luglio 1953 (traduzione di Massimiliano Belloni)

link originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=573:oro-contro-carta&catid=38:teoria&Itemid=139

versione originale: Gold vs Paper

From → ECONOMIA

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