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La Manovra e il Costo della Mancata Crescita.

13 giugno 2011

Migliorare i conti con la crescita è un processo virtuoso che si autoalimenta: il minor deficit produce più risorse e quindi nuova crescita. Con i tagli invece si rischia di innescare un circolo vizioso: le risorse drenate producono la riduzione di consumi ed investimenti e quindi della crescita, facendo sorgere la necessità di nuovi tagli fino all’incartamento. Questa è la ragione per cui ogni anno Tremonti, o chi è seduto sulla poltrona di Quintino Sella, deve varare una manovra correttiva. Fino ad ora il sistema ha tenuto attingendo ai risparmi e al debito per il consumo.

Rimettere a posto i conti pubblici con i tagli, specialmente se lineari “alla Tremonti”, è roba da contabile: promuovere la crescita richiede al contrario maggiore capacità di analisi ed azione. Stimolare la crescita richiede anche risorse, ma noi, proprio perchè disastrati, abbiamo la possibilità di fare riforme a costo “0” che possono farci uscire dallo stagno: rimuovere gran parte dei lacci e lacciuoli che ostacolano chiunque voglia intraprendere, liberalizzare le professioni, permettere la concorrenza in tutti i settori protetti, recuperare persone di indubbia capacità e contrastare seriamente la criminalità organizzata per migliorare la situazione. Purtroppo finora i provvedimenti del Governo sembrano piuttosto andare nella direzione opposta.

 

Il prossimo Consiglio dei Ministri dovrebbe varare la finanziaria 2012-2014 con la manovra 2013-2014 prevista dal Documento di Economia e Finanza (D.E.F.) dello scorso aprile, contenente l’impegno solenne con la Commissione Europea (C.E.) di raggiungere il sostanziale pareggio di bilancio nel 2014

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe definire ed approvate le misure per il 2013 e 2014 necessarie ad aumentare il saldo primario tendenziale di ben 40 miliardi ed assestare cosi’ l’indebitamento netto 2014 allo -0,3%. Non sappiamo se saranno anche varate misure correttive per il 2012 il cui deficit, secondo laCommissione Europea, starebbe divergendo dal -2,7% previsto dal D.E.F. verso il -3,2%. Se la previsione della C.E. fosse corretta l’obiettivo del pareggio nel 2014 imporrebbe anche di riportare il deficit 2012 al livello del piano o in alternativa di appesantire la manovra finale. L’eventuale correzione del 2012 richiederebbe una mini-manovra aggiuntiva sul saldo primario di 7,5 miliardi.

In questa incertezza conviene ragionare come se i conti 2012 fossero in linea con il piano e quindi considerare solo la manovra del D.E.F.. Mario Draghi ha raccomandato che la manovra sia realizzata solo sulla spesa e tutti sembrano convenire, almeno implicitamente, aspettandosi addirittura una riduzione delle tasse. E’ stato quindi immaginato un insieme di tagli, descritti di seguito, che dia il risultato atteso. …

Dipendenti pubblici. a) Taglio del 10% degli organici: l’obiettivo sarebbe possibile se realizzato in quattro anni con il semplice blocco del turnover senza eccezioni. In due anni è invece molto problematico. In valore il taglio vale 16,4 miliardi che comprendono 9,4 miliardi di imposte e contributi (4,0 miliardi di contributi pagati dallo stato stesso, 1,3 dai lavoratori, 1,0 miliardo di IRAP, 2,3 miliardi di IRE e 0,8 di IVA per la contrazione dei consumi). Pertanto il contributo netto a livello di saldo primario si riduce a 7,0 miliardi (17,5% dei 40 totali necessari).  b) Riduzione delle retribuzioni dello 0,5%: obiettivo quasi automatico se (a) fosse realizzato con il blocco del turnover. Il taglio vale 0,8 miliardi (con 0,3 milardi di contributi e IRAP e 0,2 di IRE) e contribuisce al miglioramento del saldo primario con soli 0,3 miliardi (0 ,8% del totale)

Consumi intermedi. Taglio del 10% pari a 14,7 miliardi. Poichè lo Stato perde di conseguenza circa 1,9 miliardi di IVA che si autoversa,  il contributo netto si riduce a 12,8 miliardi (31,9% del totale). [NB: è stata considerata un’aliquota IVA del 13,2% poichè circa il 34% dei consumi intermedi sono rimborsi ad enti sanitari privati convenzionati e sono esenti da IVA.]

Prestazioni sociali. Taglio del 3,9%. Per le pensioni (che rappresentano oltre l’80% delle Prestazioni Sociali) sarebbe facilmente realizzabile in tre anni bloccando gli adeguamenti automatici. In due anni bisognerà anche “tosare” gli assegni più consistenti. Per le altre prestazioni sociali si possono tagliare quelle indebite. Il taglio alle Prestazioni Sociali vale 13,1 miliardi ( 10,5 alle pensioni e 2,6 alle altre prestazioni); includono 1,9 miliardi di IRE e 1,1 di minore IVA sui consumi connessi; pertanto il contributo netto si riduce a 10,1 miliardi (25,2% del totale).

Altre spese correnti. Taglio del 10%  pari a 6,1 miliardi. Trattandosi essenzialmente di contributi a Enti Locali e Organizzazioni internazionali il contributo netto è uguale al valore del taglio e contribuisce al totale con il 15,3%.

Spese in conto capitale. Taglio del 10%  pari a 4,6  miliardi. La perdita dell’IVA (20%) è pari a 0,9 miliardi e pertanto il contributo netto risulta 3,7 miliardi (9,2% del totale).

Vale la pena osservare che l’ammontare dei tagli a spese che non siano stipendi o pensioni (28,0 miliardi) rappresenta meno della metà dei costi della corruzione (stimati dalla Corte dei Conti in 60,0 miliardi), che sarebbero recuperabili con una maggiore moralità pubblica. Poichè la manovra sarà realizzata per metà nel 2013, nel 2014 si risparmieranno automaticamente ulteriori 0,9 miliardi di interessi (il 4,6% di interesse sui 20 miliardi di minor debito). Questo minor esborso non ha però effetto sul saldo primario ma solo sull’indebitamento netto. I 40 milliardi, o la parte di essi non più disponibili per i consumi, avranno effetti su chi produce i beni di consumo: pagheranno meno tasse e verseranno meno contributi che dovranno essere compensati con la prossima manovra.

La tabella 1 riassume in modo sintetico la manovra considerata; maggiori dettagli si possono desumere dal foglio “cutting” del file google “manovra e crescita” (qui). Il foglio “inputs results” dello stesso file permette, cambiando gli inputs in rosso, di calcolare gli effetti di diverse misure e distribuzioni dei tagli, di diversi tassi di crescita reale o della loro combinazione: i risultati appaiono nelle due tabelline nello stesso foglio. Chiunque puo’ proporre una diversa articolazione dei tagli purchè l’indebitamento netto 2014 risulti intorno a -0,3%.

TABELLA 1 (apri l’immagine in un’altra scheda per vederla intera)

Mi preme ribadire che la riduzione della pressione fiscale conseguente la manovra (vedasi tabella 1) è solo una “illusione ottica”: essa è dovuta ai minori contributi sociali e IRAP che le Pubbliche Amministrazioni (P.A.) versano a sè stesse o che deducono dal lordo dei loro dipendenti e alla minore IRE e addizionali che le P.A., sostitute di imposta, riscuotono contestualmente al pagamento di stipendi e pensioni. Queste sono partite di giro che meriterebbero una discussione a parte. Il sistema attivo esterno al perimetro delle P.A. non beneficia di alcuna riduzione di imposte e contributi.

I tagli, qualunque la loro articolazione, saranno pesanti e Tremonti non potrà fare i soliti giochetti sulle valutazioni degli assets o sull’adeguamento a nuovi principi contabili che anticipano le entrate per un paio d’anni: la manovra dovrà essere strutturale ed esercitare i suoi effetti anche negli anni seguenti.

Dal canto suo Silvio Berlusconi, spalleggiato da Galan e dal premio Nobel mancato Brunetta (Subito riforma fisco per vincere), vorrebbe un taglio delle tasse per recuperare consenso. Ma ogni eventuale diminuzione delle entrate comporterebbe un appesantimento della manovra. Bossi, il furbo statista, come al solito, ha trovato la quadra: si vari la manovra ma si vada a elezioni anticipate la primavera prossima in modo che sarà il nuovo governo a farsene carico, forse pensando in cuor suo che potremmo essere noi “il nuovo governo” ma in quel caso avremmo gia’ vinto. Questa purtroppo è l’Italia, un mondo a rovescio, dove le elezioni non si vincono per governare ma si (s)governa per vincerle. Per fortuna che c’è l’Europa che per bocca del Presidente Barroso ha stoppato ogni velleità di ridurre le tasse e ha addirittura chiesto al Governo di fare di più di quanto previsto dal piano. Al dibattito partecipano anche giornalisti di area come Bechis che sostiene esserci a disposizione addirittura 192 miliardi provenienti da agevolazioni ed esenzioni fiscali (Vieri Ceriani ha individuato ben 476 regimi agevolati) più una cifra ancora da definire destinata a particolari settori produttivi(qui). O come Cisnetto, Specchia e Pace che lunedì, ad Omnibus, hanno discusso a lungo l’articolo di Bechis convenendo alla fine trattarsi di residui passivi.  Sta di fatto che Tremonti sta soffrendo fra l’incudine e il martello e il boss, che aveva approvato il P.N.R. complimentandosi con Tremonti ha la faccia di tolla di chiedergli se “questa manovra così dura è proprio inevitabile”. (Tra il premier e Tremonti le cose – non lo nasconde più nessuno – non vanno bene). E giovedì pomeriggio il grande botto: in conferenza stampa Berlusconi  ha dichiarato: “Quest’anno faremo un’opera di manutenzione di 3 mld. Faremo nei prossimi anni quello che abbiamo gia’ fatto negli anni precedenti”. E per quanto riguarda l’ammontare della manovra 2012 il premier precisa: “Non sono 33 mld, inutile preoccupare i cittadini per cose che non sono vere, andremo avanti con uno 0,7-0,8 di Pil” (qui e qui dal minuto 1.35 su youtube). Non è chiaro se i 3 miliardi avranno effetto sul 2011 (parziale correzione della divergenza del deficit 2012?). Inoltre non e’ chiaro se lo 0,7%-,08% “nei prossimi anni” significhi con effetti a partire dal 2012. Se cosi’ fosse significherebbe che Tremonti e Berlusconi avrebbero deciso (saggiamente) di spalmare la manovra su tre anni.  Altrimenti, nel caso Berlusconi intendesse con effetti a partire dal 2013 e 2014, smentirebbe sè stesso che aveva firmato il documento (pagine 1 e 20) con l’impegno e la quantificazione della manovra necessaria.

Alla fine probabilmente si farà qualche similriforma fiscale, tipo “gioco delle tre carte”, che sarà venduta come taglio delle tasse ma che, nella migliore ipotesi per i contribuenti, sarà a saldo zero. Vale qui la pena ricordare che l’abrogazione di alcuni regimi fiscali agevolati comporterebbe comunque un aumento della pressione fiscale (questa volta al sistema attivo).

In questo circo Barnum si discute di tutto ma troppo poco di misure per la crescita: sarà perché parlare di crescita per certi personaggi diversamente longilinei  è come parlare di corda in casa dell’impiccato.

La crescita potrebbe infatti essere alternativa ai tagli o quantomeno ridurne la misura. Il piano del D.E.F. prevede una crescita reale (c.a.g.r.) per il quadriennio 2011-2014 dell’1,35% (0,63% la crescita del PIL pro capita). Il D.F.P. (qui) di fine settembre  scorso la prevedeva all’1,80%. Con questa crescita si sarebbe potuto raggiungere il pareggio sostanziale di bilancio nel 2014 con una manovra di 26,7 miliardi anzicchè di 40,0. Più in generale il grafico seguente mostra le combinazioni crescita / tagli necessari a migliorare di 40 miliardi il saldo primario.

TABELLA 2 (apri l’immagine in un’altra scheda per vederla intera)

La tabella è ricavata dal foglio “growth” del  file “manovra e crescita” (qui). In esso, per l’effetto della crescita, deflatore e spese primarie sono mantenute uguali a quelle del piano originale di riferimento; le imposte e i contributi di ogni anno sono ricavati da quelli di riferimento moltiplicati per il rapporto dei Pil nominali; in questo modo risulta invariata la pressione fiscale; gli interessi invece variano al variare del saldo primario.

La nostra bassa crescita ci costringe a posizionarci in alto a sinistra (crescita 1,35%, taglio 55,8 miliardi): una crescita doppia (2,7%) avrebbe invece permesso il pareggio di bilancio nel 2014 senza alcun taglio.

Migliorare i conti con la crescita è un processo virtuoso che si autoalimenta: il minor deficit produce più risorse e quindi nuova crescita. Con i tagli invece si rischia di innescare un circolo vizioso: le risorse drenate producono la riduzione di consumi ed investimenti e quindi della crescita, facendo sorgere la necessità di nuovi tagli fino all’incartamento. Questa è la ragione per cui ogni anno Tremonti, o chi è seduto sulla poltrona di Quintino Sella, deve varare una manovra coorrettiva. Fino ad ora il sistema ha tenuto attingendo ai risparmi e al debito per il consumo.

Rimettere a posto i conti pubblici con i tagli, specialmente se lineari “alla Tremonti”, è roba da contabile: promuovere la crescita richiede al contrario maggiore capacità di analisi ed azione. Stimolare la crescita richiede anche risorse, ma noi, proprio perchè disastrati, abbiamo la possibilità di fare riforme a costo “0” che possono farci uscire dallo stagno: rimuovere gran parte dei lacci e lacciuoli che ostacolano chiunque voglia intraprendere, liberalizzare le professioni, permettere la concorrenza in tutti i settori protetti, recuperare persone di indubbia capacità e contrastare seriamente la criminalità organizzata per migliorare la situazione. Purtroppo finora i provvedimenti del Governo sembrano piuttosto andare nella direzione opposta.

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