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Se lo Stato non intralcia ha fatto tutto

27 maggio 2011

«Quando ero giovane credevo che la cosa più importante nella vita fosse il denaro. Ora che sono vecchio so che è vero».

Oscar Wilde, che amava dissacrare tutto, non si fece certamente sfuggire la gioventù tra i suoi bersagli. …

Purtroppo, quello che sembrava un divertente aforisma di un geniale snob rischia di essere nell’Italia di oggi terribilmente vero. I giovani (in generale; poi, ovviamente esiste una sana molteplicità di eccezioni) sono molto preoccupati della loro situazione: danno per scontato che non avranno una pensione; credono che per lavorare le alternative siano di farsi raccomandare o di emigrare; molti vivacchiano alle spalle della famiglia e non si capacitano di come potranno in futuro produrre ricchezza.

Per questo motivo iniziative come ItaliaCamp sono una boccata di aria fresca. Si tratta di un’associazione nata dall’iniziativa di pochi studenti, poi moltiplicatisi, che prova a far discutere i giovani d’idee nuove su cui confrontarsi per far crescere il Paese e le opportunità. Sabato a Milano si è svolta una riunione plenaria alla presenza di centinaia di ragazzi e ragazze ma anche di numerose personalità del mondo dell’economia, della cultura, dell’accademia e delle istituzioni. Una bella atmosfera in cui sono stati presentati 250 progetti dai quali selezionarne 10 particolarmente promettenti. I lavori erano suddivisi in varie sessioni: lavoro e previdenza, ricerca e scienza, tecnologia, energia e ambiente, connettività e reti, finanza, pubblica amministrazione. Mi fa piacere raccontare l’esperienza del gruppo su lavoro e previdenza che mi è sembrata particolarmente istruttiva.

Ho potuto ascoltare idee tipiche della figura dell’imprenditore descritta dall’economista Kirzner, vale a dire colui il quale si accorge prima di altri di un bisogno e lo soddisfa senza che ciò implichi necessariamente innovazione tecnologica, ma mettendo insieme elementi già esistenti in un modo nuovo. In questa categoria rientrano l’idea di fare un noleggio settimanale di vestiti prodotti localmente, pensata per le donne che possono così cambiarsi d’abito 365 volte l’anno a costi ridotti; oppure la tessera fedeltà che invece di premi o sconti fa accumulare denaro in un piano pensionistico integrativo.

Ve ne sono state molte altre che avevano un’altra caratteristica: l’abolizione del contributo pensionistico minimo per artigiani e commercianti; la creazione di una televisione multipiattaforma come portale per la competitività, l’innovazione e lo sviluppo professionale da finanziarsi prevalentemente con fondi pubblici; un centro che fornisca servizi d’orientamento attivo al lavoro in collaborazione con pubblici e privati sul modello francese (sovvenzionato); una società per azioni “etica”, stile cooperativa, per la formazione degli autoriparatori in cui si decida sul principio “una testa un voto”; il miglior utilizzo delle centinaia di milioni di fondi pubblici a disposizione per gli start up giovanili.

Qual è la caratteristica di questi progetti a prescindere che funzionino o meno (è ovvio che quando si sollecitano idee alcune saranno realizzabili altre no)?Il fatto che contino sull’aiuto o la rinuncia di qualcun altro, sia esso lo Stato o il socio di capitali.

La considerazione che se ne può ricavare è che la presenza della mano pubblica e della cultura assistenzialista in Italia sia così pervasiva da permeare anche l’immaginario di chi dovrebbe plasmare il futuro grazie alla sua creatività individuale. Il cambiamento culturale dei giovani deve invece indirizzarsi in altre direzioni: allo Stato chiedano di togliersi di mezzo, di non intralciare, di assicurare la legalità e l’efficienza dei servizi, tassando molto di meno e in modo neutrale: è grazie a queste condizioni che il genio e l’estro dei giovani italiani potranno esprimersi e il Paese sarà in grado d’attrarre talenti invece che perderne. E bisogna sbrigarsi, perché, per finire con un inguaribile pessimista come Schopenauer, dopo aver iniziato con lo schioppettante Wilde, vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo, vista dai vecchi, un passato molto breve.

di Alessandro De Nicola

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