Skip to content

Europa: Default in Arrivo e Sistema che sta Collassando

27 maggio 2011

di Arturo Doilo

Ci sono notizie che i media di larga diffusione (tv e radio) evitano di dare. Il motivo? Evitare il panico ufficialmente, oppure nascondere lo stato reale della situazione economica europea, dello statalismo europeo. …

Su ticinolive.ch, invece, è possibile leggere quanto segue: “Stando ad un recente sondaggio di Bloomberg, l’85% degli investitori internazionali ritiene che a breve la Grecia cadrà in una condizione di default. Questa percentuale diventa del 59% per quanto riguarda il Portogallo e del 55% per quanto riguarda l’Irlanda. Nel complesso, è tutto un sistema che si avvia al collasso”.

Lo stesso sondaggio, ci ricorda che a gennaio di quest’anno la percentuale di chi credeva in un default della Grecia era del 74%. Un segnale che la situazione sta peggiorando e che la fiducia del mercato sta subendo un notevole calo.

Nonostante le manovre di austerità adottate dal govenro ellenico per tentare di risolvere il problema dei conti pubblici (e nonostante i 110 miliardi di euro conferiti da UE e FMI), la Grecia ha chiuso il 2010 con un rapporto deficit/Pil pari al 10,5%, il secondo più alto della regione dopo il 32% dell’Irlanda e prima del 9,1% del Portogallo.

Quali sono i parametri che Maastricht impone? Il limite imposto dall’Europa è del 3%. Ergo, siamo di fronte ad una pagliacciata generale.

“L’inevitabile default della Grecia” è il titolo di un articolo apparso lo scorso 5 maggio sul New York Times – ricorda ancora Ticinolive – che fa sapere che il quotidiano newyorchese definisce “la ristrutturazione del debito” a cui la Grecia dovrà per forza di cose essere confrontata, un modo gentile per indicare che il paese è in default (come scritto dal sottoscritto solo qualche giorno fa su questo sito in merito all’uso della neolingua, ricordate?) e riporta le parole del ministro greco delle Finanze George Papaconstantinou: “Il costo che peserà sul paese sarà enorme, non vi sarà alcun beneficio. La Grecia sarà fuori dai mercati per 10, 15 anni.” Tombola.

Nonostante i dati sulla “ripresa europea”, capeggiata dalla Germania, il Fondo Monetario Internazionale continua a ricordarci – anche se in burocratese – che restano rischi “tangibili” di contagio sul fronte del debito in altri Paesi dell’area euro dopo i “Pig”, ovvero Irlanda, Grecia e Portogallo. E la bufera dei bilanci pubblici potrebbe estendersi anche alla Spagna e, in prospettiva, all’Italia e alla new entry del Belgio (probabilmente, la crisi belga sarà la scintilla che innescherà definitivamente la separazione fra Fiamminghi e Valloni).

Secondo il sussidiario.net “per il Fmi, con il deterioramento del settore bancario irlandese, «i rischi sovrani si sono intensificati di nuovo nei Paesi periferici della zona euro, espandendosi ad altri Paesi, inclusi Belgio e Italia». E tra molti analisti, l’Italia è a rischio tanto quanto se non più della Spagna, se non fosse che Tremonti ha già fatto sapere in Europa che è pronto ad aggredire i risparmi degli italiani, che ammontano a tre volte tanto il valore complessivo del debito pubblico.

La dimostrazione di questa strategia a dir poco “criminale”, sono giunte anche le parole del ministro Sacconi che ha sostenuto: “Siamo al riparo dal contagio perché abbiamo una robusta disciplina di bilancio insieme con una grande ricchezza nazionale. Se malauguratamente ci fosse una crisi di governo e un’instabilità politica – ha avvertito – saremmo un Paese a rischio. Per fortuna c’è stabilità”. E’ quell’insieme a una grande ricchezza nazionale che fa gridare vendetta.

Tornando all’articolo a firma di Mauro Bottarelli su sussidiario.net, val la pena riportare anche altre considerazioni. Felix Zulauf, presidente del Zulauf Asset Management, sostiene che il nostro Paese è il prossimo in lista d’attesa per un salvataggio da parte di Ue e Fmi poiché “in Italia sta dipanandosi una crisi bancaria al rallentatore”. Ancora: “Tutti quanti stanno guardando la Spagna ma io penso che la prossima nazione sarà l’Italia”, ha dichiarato Zulauf di fronte a una platea di delegati durante una conferenza ad Edinburgo. Di più “Ciò che noto – insiste Zalauf – è un tremendo flusso in uscita di depositi. È una crisi bancaria al rallentatore e il sistema bancario è il più grande acquirente di bond governativi italiani. Le banche hanno comprato tra il 60% e il 90% dei bond emessi negli anni recenti e visto lo sviluppo dei balance sheet del sistema bancario italiano, non saranno più in grado di farlo. A questo punto mi chiedo chi comprerà quei bonds”. Questo, sempre secondo Zulauf, creerà pressione sui redimenti dei bonds italiani e potrebbe rigettare l’Italia dentro una nuova recessione.

Negli Usa, nel frattempo, frotte di americani hanno incamerato e stanno incamerando tonnellate di argento fisico. Il sistema bancario a stelle e strisce, dopo il crollo di Lehman Brothers è andato in grande sofferenza e solo il bail-out obamiano ha stoppato il peggio. Ma sempre più americani hanno perso fiducia negli istituti di credito.

Non ci credete? Guardate il video sopra allora!

From → DEBITO

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: