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“Proposta shock: entra in Italia solo chi paga”

23 maggio 2011

Il biglietto per il Belpaese

La rivolta e le azioni militari in Libia ci pongono di fronte a questioni di guerra o pace; dittatura o democrazia, rispetto dei trattati, instabilità del Mediterraneo o addirittura dell’intero mondo arabo, investimenti economici e di cosa si parla? Del rischio immigrazione! E non perché sia in atto un esodo biblico proveniente dalla Libia: da inizio anno sono approdati 26.000 clandestini di cui solo un migliaio libici: tanti, ma  un’invasione è un’altra cosa. Tuttavia così detta l’agenda della politica romana. Tutto si confonde e si lega: la sospensione ventilata di Schengen, i respingimenti alla frontiera da parte dei francesi, la condanna della Corte di Giustizia Europea nei confronti dell’Italia per il reato di clandestinità. Nulla si risolve, però. Il problema dell’immigrazione, legale o clandestina che sia, è sempre lì. …

A questo proposito si potrebbe discutere una vecchia idea, da poco riproposta dalla rivista “Economic Affairs”, del premio Nobel per l’economia Gary Becker: vendere il diritto di immigrare.

Il ragionamento di Becker è semplice: nel mondo odierno le condizioni non sono più quelle dell’America di inizio Novecento. Oggi nei paesi sviluppati (e soprattutto in Europa) vi sono estese e costose reti di protezione sociale di cui profittano i nuovi arrivati, che lavorino o meno e a prescindere dal loro status legale. Se si aprissero completamente le porte a milioni di persone il peso diventerebbe insopportabile per lo Stato ospitante, senza contare le difficoltà di integrazione culturale presenti principalmente nel Vecchio Continente. Perciò dovremmo utilizzare un semplice congegno di mercato e vendere l’ingresso a 50.000 $, salvo a chi ha la fedina penale sporca. I benefici sarebbero immediati: si rimpinguerebbero le casse federali, entrerebbero solo coloro i quali se lo possono permettere oppure hanno sia le capacità e conoscenze tecniche che la determinazione  per lavorare e aggiungere valore all’economia. Chi non ha i soldi potrebbe usufruire di un prestito d’onore, simile a quello degli studenti universitari, da restituire a rate. Verrebbe eliminata la discrezionalità della pubblica amministrazione e gli estenuanti costi ed oneri amministrativi per la concessione e il rinnovo dei permessi di soggiorno, si eliminerebbero le quote decise dal governo e che inevitabilmente non ci azzeccano mai. Anche i lavoratori meno qualificati non sarebbero necessariamente scoraggiati: basti pensare che ad inizio Novecento il primo periodo di lavoro degli emigranti in America era dedicato a pagare il costoso viaggio per nave dall’Europa, ossia una specie di  tassa di ingresso. Quelli che tentano di entrare illegalmente, magari pagando l’equivalente americano degli scafisti, saprebbero di avere una via perfettamente legale di accesso e perciò potrebbero diminuire di numero, liberando risorse per impedire l’entrata o espellere i clandestini irriducibili.

Il sistema è certamente affascinante, anche se mi sembra abbia un nodo irrisolto. Infatti sarebbe pur sempre il governo a stabilire il prezzo di ammissione rischiando di metterlo o troppo basso o, viceversa, eccessivo. In  quest’ultimo caso si applicherebbe la teoria del monopolista che sfrutta la propria rendita di posizione vendendo meno posti di quanto sarebbe economicamente efficiente. Inoltre non adotterei  il meccanismo del biglietto di ingresso per i rifugiati politici la cui incolumità fisica è a rischio nei propri paesi. Il lasciapassare, peraltro, non risolverebbe certo i problemi di integrazione culturale e sociale del nuovo arrivato.

Non siamo in grado di sapere se tra 20 anni, come dicono alcuni studi, l’Europa avrà o meno bisogno di 100 milioni di lavoratori in più rispetto all’attuale trend demografico (sono proiezioni troppo a lunga scadenza) e quindi dovremo per forza spalancare le porte, né però dobbiamo porci di fronte al fenomeno immigrazione come ad una minaccia ma semmai un’opportunità da far fruttare. Ecco perché meccanismi di mercato come quelli ideati da Becker, seppur non perfetti, vanno nella direzione giusta. Certamente non saranno solo gli accordi con i  Gheddaffi di turno  a risolvere la situazione.

di Alessandro De Nicola

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