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Come l’Istruzione Pubblica mutila i nostri ragazzi, e Perché

18 maggio 2011

______________

di John Taylor Gatto

Ho insegnato per trent’anni in alcune delle peggiori scuole a Manhattan, e in alcune delle migliori, e durante questo periodo sono diventato un esperto in noia. La noia era ovunque nel mio mondo, e se chiedevi ai ragazzi, come facevo spesso, perché si sentissero così annoiati, davano sempre le stesse risposte: dicevano che il lavoro era stupido, che non aveva senso, che lo sapevano già. Dicevano di voler fare qualcosa di reale, non solo starsene seduti senza far nulla. Dicevano che gli insegnanti non sembravano saperne molto delle loro materie e chiaramente non erano interessati ad impararne di più. E i ragazzi avevano ragione: gli insegnanti erano annoiati tanto quanto loro. …

La noia è la condizione comune degli insegnanti, e chiunque abbia passato del tempo in un’aula insegnanti può garantire che vi si possano trovare scarsa energia, lagnanze, e abbattimento. Alla domanda perché si sentissero così annoiati, gli insegnanti erano soliti incolpare i ragazzi, come c’era da aspettarsi. Chi non si annoierebbe ad insegnare a dei ragazzi che sono maleducati ed interessati solo ai voti? Ammesso che li interessino almeno quelli. Ovviamente, gli insegnanti sono loro stessi un prodotto degli stessi dodici anni di programmi didattici coercitivi che tanto annoiano i loro studenti, e il tutto mentre il personale scolastico è intrappolato in strutture persino più rigide di quelle imposte ai ragazzi. Allora, chi dobbiamo incolpare?

Tutti noi. Me lo ha insegnato mio nonno. Un pomeriggio, quando avevo 7 anni, mi lamentai con lui della noia, e lui mi picchiò violentemente sulla testa. Mi disse che non avrei dovuto usare mai più quel termine in sua presenza, e che se ero annoiato era colpa mia e di nessun altro. L’obbligo di divertirmi ed istruirmi era del tutto mio; le persone che non lo sapevano erano infantili, da evitare, se possibile. Certamente persone a cui non prestare fiducia. Quell’episodio mi curò dalla noia per sempre, e qua e là nel corso degli anni fui in grado di trasmettere la lezione a qualche notevole studente. Ma in generale, trovai futile mettere in discussione la nozione ufficiale che la noia e l’infantilità fossero lo stato naturale nella classe. Spesso dovetti sfidare le consuetudini, e persino piegare la legge, per aiutare i ragazzi ad uscire da questa trappola.

L’impero ha colpito ancora, naturalmente; gli adulti infantili uniscono regolarmente l’avversione con la slealtà. Una volta tornai da un periodo di congedo da malattia per scoprire che tutte le prove che la scuola mi aveva concesso il permesso di assenza erano state distrutte di proposito, che il mio lavoro era finito, e che non possedevo più nemmeno una licenza di insegnamento. Dopo nove mesi di tormentati sforzi fui in grado di riavere la licenza quando una segretaria scolastica testimoniò di aver visto svolgersi il complotto. Nel frattempo la mia famiglia soffrì più di quanto vorrei ricordare. Quando finalmente andai in pensione, nel 1991, avevo ragioni più che sufficienti per considerare le nostre scuole – con la loro reclusione forzata a lungo termine a mo’ di prigione sia degli insegnanti che degli studenti – come a effettive fabbriche di infantilità. Ma onestamente non riuscivo a capire perché dovesse essere così. La mia esperienza mi aveva rivelato quel che, indubbiamente, molti altri insegnanti apprendono col tempo ma tengono per se, temendo rappresaglie: se volessimo, potremmo facilmente ed economicamente liberarci di strutture vecchie e stupide ed aiutare i ragazzi a prendere un’educazione piuttosto che meramente ricevere un’istruzione [Gatto sta usando qui un verbo mai usato con “education” in inglese: invece di dire il solito “to get an education”, lui sta usando il verbo attivo “to take an education”, in violento contrasto con il “merely receive a schooling” che viene dopo. Sta sottolineando che spetta sempre agli studenti educare se stessi, ndt]. Potremmo incoraggiare le migliori qualità della gioventù – curiosità, avventura, determinazione, capacità di intuizioni sorprendenti – semplicemente con una maggiore flessibilità sul tempo, i test ed i compiti, facendo conoscere ai ragazzi degli adulti davvero competenti in questo o quel settore della società, e dando ad ogni studente quell’autonomia di cui ha bisogno per poter anche rischiare, qualche volta.

Ma non lo facciamo. E più chiedevo perché no, persistendo nel pensare al “problema” dell’istruzione come farebbe un ingegnere, più mancavo il punto: e se non ci fosse alcun “problema” con le nostre scuole? E se esse fossero come sono, così costosamente contraddicenti il senso comune e una lunga esperienza nel modo in cui i bambini imparano le cose, non perché stiano facendo qualcosa di sbagliato, ma perché stanno facendo quel che devono? È possibile che George W. Bush abbia accidentalmente detto la verità quando dichiarò che non avremmo “lasciato indietro nessun bambino” (1)? Potrebbe essere che le nostre scuole siano progettate per assicurarsi che nessuno possa mai davvero diventare grande?

Abbiamo davvero bisogno della scuola? Non intendo l’educazione, ma solo l’istruzione forzata: sei classi al giorno, cinque giorni alla settimana, nove mesi all’anno, per dodici anni. E’ davvero necessaria questa routine mortale? E se lo è, per quale scopo? Non nascondetevi dietro il “leggere, scrivere e far di conto” come se fossero una ragione, in quanto 2 milioni di felici ragazzi che studiano a casa hanno sicuramente messo fine ad una tale banale giustificazione. Anche se non lo avessero fatto, un numero considerevole di ben noti Americani non è mai passato nel compressore di dodici anni che attraversano ora i nostri ragazzi, e tutti loro si sono rivelati persone per bene. George Washington, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln? Qualcuno insegnò loro, certo, ma non erano prodotti di un sistema scolastico, e nessuno di loro è mai stato “diplomato” in una scuola secondaria. Durante la maggior parte della storia americana, generalmente i ragazzi non andarono alla scuola superiore, ma i non-scolarizzati ascesero fino ad essere ammiragli, come Farragut; inventori, come Edison; magnati dell’industria, come Carnegie e Rockefeller; scrittori, come Melville e Twain e Conrad; e persino studiosi, come Margaret Mead. Infatti, fino ad un periodo relativamente recente, le persone che raggiungevano l’età di 13 anni non erano più considerate come fanciulli. Ariel Durant, co-autrice insieme a suo marito Will di una enorme ed ottima storia del mondo multi-volume, era felicemente sposata a quindici anni, e chi potrebbe ragionevolmente affermare che Ariel Durant era una persona non-educata? Non istruita, forse, ma non non-educata.

In questo paese ci hanno insegnato (ossia, istruito) a pensare al “successo” come ad un sinonimo, o almeno come dipendente, dalla “istruzione”, ma storicamente non è vero né in senso intellettuale, né economico. E molte persone nel mondo di oggi trovano un modo per educarsi senza ricorrere ad un sistema coercitivo di scuole superiori che troppo spesso ricorda le prigioni. Perché, dunque, gli Statunitensi confondono l’educazione proprio con un tale sistema? Qual’è esattamente lo scopo delle nostre scuole pubbliche?

L’istruzione di massa coercitiva ha affondato i denti negli Stati Uniti tra il 1905 e il 1915, nonostante fosse stata concepita molto prima e promossa per la maggior parte del diciannovesimo secolo. La ragione data per questo enorme sconvolgimento della vita famigliare e delle tradizioni culturali era, grosso modo, triplice:

1.  Creare delle buone persone.

2.  Creare dei buoni cittadini.

3.  Fare di ogni persona il suo meglio personale.

Questi obbiettivi vengono regolarmente tirati fuori ancora oggi, e la maggior parte di noi li accetta in una forma o nell’altra come una definizione decente di scopo dell’educazione pubblica, sebbene le scuole non li raggiungano. Siamo in torto marcio. Ad aggravare il nostro errore c’è il fatto che la letteratura nazionale registra numerose e sorprendentemente consistenti dichiarazioni del vero scopo della scuola dell’obbligo. Abbiamo, per esempio, il grande H. L. Mencken, che scrisse su The American Mercury nell’aprile 1924 che lo scopo dell’educazione pubblica non è

colmare di conoscenza i giovani della specie e svegliare la loro intelligenza… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo… è semplicemente ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare ed addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l’originalità. Questo è lo scopo negli Stati Uniti… ed è lo scopo in ogni altro posto.

A causa della reputazione di Mencken come autore satirico, potremmo essere tentati di scartare questo brano come una forma di sarcasmo iperbolico. Il suo articolo, comunque, va avanti facendo risalire il modello per il nostro sistema educativo fino all’oramai scomparso, sebbene mai da dimenticare, stato militare della Prussia. E nonostante egli fosse certamente consapevole dell’ironia che eravamo da poco stati in guerra con la Germania, erede del pensiero e della cultura di Prussia, Mencken era del tutto serio in questo punto. Il nostro sistema educativo è davvero prussiano in origine, e questo è davvero un motivo di preoccupazione.

Lo strano fatto di una provenienza prussiana delle nostre scuole rispunta ancora e ancora quando sai di poterla cercare. William James alluse ad essa molte volte, all’inizio del secolo. Orestes Brownson, l’eroe del libro di Christopher Lasch risalente al 1991, The True and Only Heaven, già negli anni ’40 dell’800 denunciava pubblicamente la prussianizzazione delle scuole americane. Il “Settimo Rapporto Annuale” di Horace Mann al Consiglio per l’Educazione dello Stato di Massachusetts, nel 1843, è essenzialmente un peana alla terra di Federico il Grande e un appello ad importare qui la sua scuola. Che la cultura prussiana si profilasse enorme negli Stati Uniti non sorprende, data la nostra remota associazione con quello stato utopico. Un Prussiano prestò servizio come aiutante di campo del comandante in capo George Washington durante la Guerra Rivoluzionaria (2), ed erano talmente tante le persone che parlavano tedesco stabilitesi qui che nel 1795 il Congresso considerò di pubblicare un’edizione in lingua tedesca delle leggi federali. Ma quel che scuote è che abbiamo così entusiasticamente adottato uno dei peggiori aspetti della cultura prussiana: un sistema educativo deliberatamente ideato per produrre intelletti mediocri, per frustrare la vita interiore, per negare agli studenti doti apprezzabili di leadership, e per assicurarsi cittadini docili ed incompleti – tutto per rendere la popolazione “gestibile”.

Fu grazie a James Bryant Conant – presidente di Harvard per vent’anni, specialista di gas velenoso durante la prima guerra mondiale, un direttore del progetto per la bomba atomica durante la seconda guerra mondiale, alto commissario della zona statunitense in Germania dopo il conflitto, e una delle figure realmente più influenti del ventesimo secolo – che ebbi sentore dei veri scopi dell’istruzione Usa. Senza Conant, probabilmente non avremmo lo stesso stile e grado di test standardizzati di cui godiamo oggi, né saremmo benedetti con gargantuesche scuole superiori che immagazzinano dai 2.000 ai 4.000 studenti alla volta, come la famosa Columbine High School a Littleton, Colorado (3). Poco dopo che mi ritirai dall’insegnamento, presi in mano il libro di Conant del 1959, The Child the Parent and the State (4) e fui più che un po’ intrigato dal vederlo menzionare di sfuggita che le scuole moderne da noi frequentate sono il risultato di una “rivoluzione” architettata tra il 1905 e il 1930. Una rivoluzione? Evita di approfondire, ma indirizza i curiosi e gli ignari al libro di Alexander Inglis del 1918, Principles of Secondary Education, in cui “si vide questa rivoluzione con gli occhi di un rivoluzionario”.

Inglis, il cui nome è stato dato ad un corso di conferenze ad Harvard, rende perfettamente chiaro che l’istruzione coercitiva in questo continente era intesa ad essere esattamente quel che era stata per la Prussia negli anni ’20 dell’800: una quinta colonna nel movimento democratico in ascesa che minacciava di dare ai contadini e ai proletari una voce nel tavolo delle trattative. L’istruzione moderna, industrializzata, e obbligatoria doveva eseguire una sorta di incisione chirurgica nella potenziale unità di queste sotto-classi. Dividere i bambini per materie, e per età, con moltissime valutazioni mediante i test, e con molti altri mezzi più subdoli, ed era improbabile che una massa ignorante di esseri umani, separati nell’infanzia, si sarebbe mai reintegrata in una pericolosa unità.

Inglis scompone lo scopo – il vero scopo – dell’istruzione moderna in sei funzioni di base, ognuna delle quali è sufficiente a far drizzare i capelli di quelli abbastanza innocenti da credere ai tre obbiettivi dichiarati esposti in precedenza:

1) La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini fisse di reazione all’autorità. Questo, ovviamente, preclude del tutto il giudizio critico. Inoltre, ciò distrugge l’idea che dovrebbe essere insegnato del materiale utile od interessante, perché non puoi fare dei controlli dell’obbedienza riflessiva finché non sai di poter far imparare, e far fare, ai ragazzi cose folli e noiose.

2) La funzione integrativa. Questa potrebbe essere chiamata “la funzione di conformità”, perché il suo intento è rendere i bambini quanto più simili possibile. Le persone che si conformano sono prevedibili, e questo è di grande utilità a quelli che desiderano bardare e manipolare un’ampia forza lavoro.

3) La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l’adeguato ruolo sociale di ogni studente. Ciò viene fatto registrando prove matematiche e aneddotiche su registri cumulativi. Come nel “tuo schedario permanente”. Sì, ne hai uno.

4) La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato “diagnosticato”, i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la loro destinazione nella macchina sociale – e non un attimo di più. Ecco il “meglio personale” dei ragazzi.

5) La funzione selettiva. Essa non si riferisce affatto alla scelta umana, ma alla teoria della selezione naturale di Darwin applicata a quelle che egli chiamò “le razze favorite”. In breve, l’idea è far procedere le cose tentando coscientemente di migliorare il bestiame da riproduzione. Le scuole devono marcare gli inadatti –- con voti bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni — abbastanza chiaramente che i loro compagni li accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive. Ecco a cosa servono tutte quelle piccole umiliazioni dalla prima elementare in su: acqua per lavare via lo sporco.

6) La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare una popolazione deliberatamente istupidita e a cui sono stati tolti gli artigli in modo che il governo possa procedere senza contestazioni e le aziende non debbano più preoccuparsi di come avere una classe lavoratrice obbediente.

Questo, sfortunatamente, è lo scopo dell’educazione pubblica coercitiva in questo paese. E se credete che Inglis fosse un maniaco isolato con una posizione fin troppo cinica sull’industria educativa, dovreste sapere che non era affatto solo nel sostenere queste idee. Lo stesso Conant, basandosi sulle idee di Horace Mann ed altri, si batté senza sosta per un sistema scolastico statunitense ideato sulle stesse direttive. Uomini come George Peabody, che finanziò la causa dell’istruzione obbligatoria nel Sud, capirono sicuramente che il sistema prussiano era utile nel creare non solo un elettorato inoffensivo e una forza-lavoro servile, ma anche un gregge di consumatori idioti. Col tempo molti giganti dell’industria giunsero a riconoscere gli enormi profitti possibili coltivando e badando proprio ad un tale gregge mediante l’educazione pubblica. Tra di loro: Andrew Carnegie e John D. Rockefeller.

Eccoci. Ora lo sapete. Non abbiamo bisogno del concetto di guerra tra le classi di Karl Marx per vedere che istupidire le persone, demoralizzarle, dividerle le une dalle altre e scartarle se non si conformano è tutto negli interessi del complesso gestionale, economico e politico. La nozione di ‘classe’ può essere adottata come la base della proposta, come quando Woodrow Wilson, allora Presidente dell’Università di Princeton, disse quanto segue all’Associazione degli Insegnanti Scolastici della città di New York nel 1909: “Vogliamo una classe di persone che abbia un’educazione liberale, e vogliamo un’altra classe di persone, una classe molto più ampia, necessariamente, in ogni società, che rinunci ai privilegi di un’educazione liberale e si conformi a eseguire specifici ed impegnativi compiti manuali”. Ma non è affatto necessario che i motivi dietro le disgustose decisioni atte a creare questi fini siano basati sulla classe. Possono scaturire semplicemente dalla paura, o dall’idea ormai famigliare che la cosiddetta “efficienza” sia la virtù primaria, al posto di amore, libertà, gioia o speranza. Soprattutto, possono scaturire dalla semplice avidità.

C’erano vaste fortune da fare, dopotutto, in un’economia basata sulla produzione di massa e organizzata per favorire le grandi aziende piuttosto che quelle piccole o la fattoria famigliare. Ma la produzione di massa richiede un consumo di massa, e alla volta del ventesimo secolo la maggior parte degli Statunitensi considerava innaturale e poco saggio fare cose di cui non aveva davvero bisogno. L’istruzione coercitiva è stata una manna, in questo senso. La scuola non aveva bisogno di insegnare ai bambini in modo diretto a pensare che avrebbero dovuto consumare non-stop, perché ha fatto qualcosa di ancora meglio: li ha incoraggiati a non pensare affatto. E questo li ha resi bersagli facili per un’altra grande invenzione dell’era moderna – il marketing.

Ora, non dovete aver studiato marketing per sapere che ci sono due gruppi di persone che possono sempre essere convinti a consumare più di quanto abbiano bisogno: i dipendenti [nel senso di “dipendente da qualcosa”, come “tossicodipendente” – ndt] e i bambini. La scuola ha fatto un buon lavoro nel trasformare i nostri figli in dipendenti, ma ha fatto un lavoro spettacolare nel trasformare i nostri bambini in bambini. Di nuovo, non è un caso. I teorici da Platone a Rousseau al nostro dottor Inglis sapevano che se i bambini potevano essere rinchiusi con altri bambini, privati di responsabilità ed indipendenza, incoraggiati a sviluppare solo le banalizzanti emozioni di avidità, invidia, gelosia, e paura, cresceranno in età ma non diverranno mai grandi. Nell’edizione del 1934 del suo allora ben noto libro Public Education in the United States (5), Ellwood P. Cubberley spiegò in dettaglio ed esaltò il modo in cui la strategia di progressivi ampliamenti scolastici avesse prolungato l’infanzia da due a sei anni, nonostante l’istruzione obbligatoria fosse ancora una novità. Lo stesso Cubberley — che era decano della Facoltà di Educazione a Stanford University, un curatore di libri di testo alla Houghton Mifflin [notevole casa editrice di testi scolastici – ndt], oltre che amico e corrispondente di Conant ad Harvard — aveva scritto quanto segue nell’edizione del 1922 del suo libro Public School Administration: “Le nostre scuole sono… fabbriche in cui i prodotti grezzi (i fanciulli) devono essere modellati e foggiati… Ed è compito della scuola costruire i suoi alluni secondo le specifiche stabilite”.

È perfettamente ovvio dalla nostra società di oggi quali erano quelle specifiche. La maturità è stata bandita da quasi ogni aspetto della nostra vita. Le leggi sul divorzio facile hanno rimosso la necessità di lavorare sulle relazioni; il credito facile ha rimosso la necessità dell’auto-controllo fiscale; il divertimento facile ha rimosso la necessità di imparare a divertirsi; le risposte facili hanno rimosso la necessità di fare domande. Siamo diventati una nazione di bambini, lieti di cedere i nostri giudizi e voleri alle esortazioni politiche e alle lusinghe commerciali che dovrebbero essere un insulto per dei veri adulti. Compriamo televisori, e poi compriamo le cose che vediamo sul televisore. Compriamo computer, e poi compriamo le cose che vediamo al computer. Compriamo scarpe da ginnastica da 150 dollari sia che ne abbiamo bisogno o meno, e quando deperiscono troppo presto ne compriamo un altro paio. Guidiamo SUV e crediamo alla bugia che costituiscano una sorta di assicurazione sulla vita, anche quando siamo capovolti dentro uno di essi. E, peggio di tutto, non battiamo ciglio quando Ari Fleischer [portavoce della Casa Bianca 2001-2003, all’inizio della “guerra contro il terrore” – ndt] ci dice di “essere cauti in quel che diciamo”, anche se ricordiamo di aver sentito da qualche parte ai tempi della scuola che l’America è la terra dei liberi. Semplicemente, beviamo anche questa. La nostra istruzione, come progettato, se n’è occupata.

Ora le buone notizie. Una volta che avete capito la logica dietro l’istruzione moderna, i suoi trucchi e le sue trappole sono piuttosto facili da evitare. La scuola addestra i bambini ad essere impiegati e consumatori; insegnateli ad essere leader e avventurieri. La scuola addestra i bambini ad obbedire riflessivamente; insegnate ai vostri figli a pensare criticamente ed indipendentemente. I ragazzi ben istruiti hanno una bassa soglia della noia; aiutate i vostri a sviluppare una vita interna in modo da non essere mai annoiati. Sollecitate i vostri ragazzi a provare del materiale serio, in storia, letteratura, filosofia, musica, arte, economia, teologia – tutto quello che gli insegnanti sanno benissimo evitare. Sfidate i vostri ragazzi con molta solitudine, così che imparino a godere della loro stessa compagnia, a condurre dialoghi interni. Le persone ben istruite sono condizionate a temere la solitudine, e cercano una costante compagnia con la TV, il computer, il telefonino, e con amicizie poco profonde, presto acquisite e presto abbandonate. I vostri figli dovrebbero avere una vita più significativa, e possono averla.

Prima, però, dobbiamo svegliarci riguardo a quel che sono davvero le scuole: laboratori di sperimentazione su giovani menti, centri di addestramento per le abitudini e gli atteggiamenti che richiede la società aziendale. L’educazione coercitiva serve ai bambini solo accidentalmente; il suo reale scopo è trasformali in servi. Non lasciate che anche i vostri figli abbiano delle infanzie estese, anche solo per un altro giorno. Se David Farragut poté prendere il commando da pre-adolescente di una nave da guerra britannica conquistata , se Thomas Edison poté pubblicare un manifesto all’età di 12 anni, se Benjamin Franklin poté impratichirsi ad un tipografo alla stessa età (e poi intraprendere un corso di studi che stupirebbe un senior di Yale oggi), è inesprimibile quello che potrebbero fare i vostri ragazzi. Dopo una lunga vita, e trent’anni nelle trincee della scuola pubblica, ho concluso che il genio è comune come lo sporco. Sopprimiamo il nostro genio solo perché non ci siamo ancora immaginati come gestire una popolazione di uomini e donne educati. La soluzione, penso, è semplice e gloriosa. Lasciare che si gestiscano da soli.

Note

1. “No Child Left Behind” (NCLB – Nessun bambino lasciato indietro) è il nome di un programma del governo statunitense con lo scopo apparente di aiutare alunni che hanno svantaggi nell’apprendimento. Il Congresso ha votato la legge “No Child Left Behind Act” (Public Law 107-110) nel dicembre 2001. Un piccolo paragrafo (n. 9528) del No Child Left Behind Act creava un dovere sulla parte delle scuole secondarie di fornire l’elenco dei loro allievi ai reclutatori militari quando venga richiesto, con il risultato che alcuni genitori chiamano il programma “No Child Left Unrecruited”. Vedi http://www.ed.gov/nclb/landing.jhtml, oppurehttp://en.wikipedia.org/wiki/No_Child_Left_Behind_Act.

2. Friedrich Wilhelm von Steuben (1730-1794), un veterano dello Stato Maggiore prussiano, nell’estate del ’77 incontrò a Parigi il ministro degli esteri della nascente repubblica americana – Benjamin Franklin. Ottenne da questi una lettera di introduzione al comandante in capo dell’Esercito Continentale – George Washington – e da febbraio 1778 era aiutante del generale Washington all’accampamento invernale di Valley Forge. Con la sua conoscenza di guerra e dei metodi di addestramento, von Steuben diventò il padre dell’esercito americano. In seguito suo nome è stato dato a diversi navi di guerra e luoghi negli Usa. Vedihttp://en.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Wilhelm_von_Steuben.

3. La Columbine High School, nel comune di Columbine vicino a Denver, Colorado, è noto per il “Columbine Massacre” del 20 aprile 1999, un massacro di 12 studenti e 1 insegnante da parte di 2 studenti fortemente armati, che alla fine si uccisero. Vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Columbine_High_School_massacre.

4. L’edizione del 1960 è disponibile online gratis in formato TXT, PDF, e DJVU, ahttp://www.archive.org/details/childtheparentan012902mbp.

5. L’edizione del 1947 è disponibile online gratis in formato TXT, PDF, e DJVU, ahttp://www.archive.org/details/publiceducationi032029mbp.

da Movimentolibertario.it (Link)

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