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Cosa c’è Dietro la Guerra delle Valute? #2

11 maggio 2011
Vai alla Prima Parte

di Antony P. Mueller

Brasile

Quando il ministro delle finanze del Brasile ha ripetuto i suoi avvertimenti a gennaio 2011 ed ha detto che “la guerra delle valute si sta trasformando in una guerra commerciale”, Mantega ha lanciato un segnale al mondo confermando che l’escalation della guerra commerciale è iniziata. A causa del massiccio afflusso di denaro dall’estero, la valuta brasiliana si è improvvisamente rivalutata e l’economia brasiliana stava perdendo competitività. …

In modo da ridurre l’impatto nella propria economia interna, il Brasile ha dovuto intervenire nei mercati di cambio estero diminuendo il grado di rivalutazione della valuta. Agendo così le autorità monetarie hanno dovuto comprare valute estere, principalmente dollari statunitensi, in cambio del proprio denaro interno.

Perseguendo una simile politica nell’ultimo paio di anni, il Brasile ha incrementato le proprie riserve di cambio estero da circa 50 miliardi a 300 miliardi di dollari statunitensi.[1] Tuttavia nonostante questi interventi sul cambio estero, la valuta brasiliana si è rivalutata drasticamente in confronto al dollaro statunitense ed alle altre valute.

Secondo varie stime il commercio estero del Brasile soffre di un tasso di cambio sopravvalutato all’incirca del 40%. Di conseguenza l’attuale bilancio del Brasile, che era ancora in eccedenza nel 2007, è sceso in picchiata in un deficit di 47,5 miliardi di dollari nel 2010.[2] Nel frattempo, da quando un boom artificiale ha avuto luogo come il risultato di una massiccia espansione monetaria, l’economia brasiliana soffre di una lenta de-industrializzazione.[3]

Parte dell’esplosione dell’attuale deficit di bilancio del Brasile può essere spiegato dalla debole domanda dei suoi partner di commercio, che sono scesi in picchiata in una recessione prolungata. Oltre questa circostanza, c’è stato un altro nesso causale in azione: l’afflusso di fondi dall’estero che ha spinto il tasso di cambio fornendo le basi ad un incremento esorbitante della base monetaria del paese.[4]

La combinazione di un’ampia liquidità in patria, di una debole domanda da alcuni partner di commercio esteri e di una forte rivalutazione del tasso di cambio ha fornito le basi per una vasta espansione delle importazioni che hanno ecceduto le esportazioni. Diversamente da un paese come la Germania, per esempio, la cui industria è abbastanza resiliente contro la rivalutazione della valuta, il Brasile assomiglia ai paesi della periferia meridionale dell’eurozona come incapacità di far fronte efficaciemente ai problemi legati ad una valuta sopravvalutata.

Quando nel gennaio 2011 un nuovo governo ha preso il potere in Brasile, il neo-presidente, Dilma Rousseff, ha dichiarato nel suo discorso di inaugurazione che proteggerà il Brasile “da una competizione sleale e dal flusso speculativo indiscriminato di capitale”. Guido Mantega, il precedente e nuovo ministro delle finanze brasiliano, non ha esitato ad associarsi quando ha affermato che il governo ha un numero “infinito” di strumenti di intervento a propria disposizione con cui proteggere gli interessi nazionali. Mantega ha detto che il governo è pronto ad usare la tassazione e misure commerciali in modo da fermare il deterioramento della bilancia commerciale del Brasile.

Cina

I paesi che formano il gruppo favorito che viene preso di mira dai flussi finanziari internazionali in cerca di rendimenti più alti competono tra di loro in modo da impedire che le loro valute vengano rivalutate troppo, e come gruppo questi paesi competono contro la Cina nello sforzo di mantenere un tasso di cambio comeptitivo.

La posizione della Cina forma parte di un ampio nesso causale, che include bassi tassi d’interesse ed espansione monetaria negli Stati Uniti, che alimenta una maggiore domanda di importazioni. Dato che la Cina ha svalutato drasticamente il suo tasso di cambio all’inizio degli anni ottanta, questo paese era in prima linea nel guadagnare un vantaggio dall’impennata di importazioni dell’America; la Cina ha agguantato l’opportunità d’oro di trasformarsi nel maggiore esportatore verso gli Stati Uniti.

In modo da mantenere la propria valuta al suo livello sottostimato, le autorità monetarie cinesi devono comprare l’eccedenza del cambio estero che si accumula nel supplemento della bilancia commerciale acquistando preferibilmente titoli e bond del Tesoro degli Stati Uniti. In questo modo la Cina diventa il creditore principale dell’America. Nei decenni passati la Cina ha aumentato la propria posizione di cambio estero da un magro 165$ miliardi nel 2000 ad una quantità che aveva raggiunto i 3$ trilioni alla fine del 2010.

Dagli anni ottanta fino all’inizio dei novanta, la Cina ha svalutato la propria valuta da meno di 2 yuan per dollaro statunitense ad un tasso di cambio di 9 yuan per dollaro statunitense. E nonostante il suo enorme supplemento nella bilancia commerciale, la Cina ha solo leggermente rivalutato lo yuan da allora, posizionando il tasso di cambio all’attuale 6,56 yuan per dollaro statunitense.

Nei decenni passati la Cina è diventata il creditore principale del deficit di bilancio degli Stati Uniti. Insieme ad altro denaro che arrivava dall’estero, il governo degli Stati Uniti fu sollevato dal bisogno di tagliare la spesa. L’afflusso di capitale estero ha permesso anche al governo degli Stati Uniti di pagare bassi tassi d’interesse per il proprio debito rispetto a quello che avrebbe dovuto pagare se fosse stata disponibile solo l’offerta di risparmi interna. Le importazioni estere hanno messo pressione al livello dei prezzi, e la banca centrale degli Stati Uniti non ha potuto continuare l’espansione monetaria senza un effetto immediato sul tasso dell’inflazione nei prezzi.

Se la Cina vuole mantenere la propria posizione competitiva attraverso una valuta sottostimata, le autorità monetarie cinesi devono continuare la loro politica di intervento nei mercati di cambio estero. Come conseguenza dell’acquisto di dollari dai suoi esportatori, l’offerta monetaria della Cina continua a salire, gettando ulteriore benzina su un boom interno che è già a pieno ritmo.

Anche di più rispetto alla loro controparte brasiliana, i dirigenti della Cina hanno fallito nell’esercitare moderazione e ristrettezza quando si parla di misure interventiste. Finchè la leadership della Cina presume che esiste un guadagno dalla manipolazione del tasso di cambio, gli interventi sulla propria valuta andranno avanti.

Fragilità Finanziarie Mondiali

Sin dall’abbandono del gold standard il sistema finanziario globale è stato in disordine. Tutte le disposizioni monetarie internazionali che sono state stabilite sin da allora sono finite in crisi ed infine crollate. Per quasi cento anni uno schema interventista è stato portato avanti e poi è caduto subito a pezzi.

Quando i dirigenti delle politiche monetarie e fiscali negli Stati Uniti ed in Europa hanno abolito tutte le limitazioni contro l’interventismo subito dopo la crisi finanziaria dei mercati, governi socialisti ed interventisti in tutto il mondo si sono sentiti giustificati. Per lungo tempo sono stati convinti che solo attraverso il controllo dello Stato poteva essere ottenuta la stabilità finanziaria. A causa delle politiche adottate dai paesi occidentali nel loro futile tentativo di sconfiggere la crisi dei mercati finanziari, i leader delle cosidette economie emergenti sono diventati degli interventisti senza scrupoli.

I leader politici nel mondo si sono sbarazzati di quel poco sostegno che fornivano al libero mercato ed hanno impostato un ritorno sulla via della schiavitù.

E’ principalmente causa dell’ignoranza se il sistema monetario moderno viene etichettato come un sistema libero o di laissez-faire. Infatti non solo la “merce” fondamentale di questo schema, ovvero il denaro creato dal nulla, ma anche il suo prezzo e la sua quantità vengono ampiamente determinati dalle istituzioni politiche come le banche centrali.

E’ più che assurdo quando, di fronte alle crisi ed ai conflitti, viene invocato più interventismo del governo: è stato in primo luogo l’interventismo dello Stato che ha gettato le basi per l’apparizione di quei problemi.

I cosidetti flussi di capitale internazionali “speculativi” sono già avvenuti decenni fa. Ciò che è cambiato sin da allora è la quantità di capitali vaganti e la velocità con cui vengono emessi nel mondo. Sarebbe sbagliato descrivere questi movimenti finanziari come un’espressione del libero mercato. Il fatto, per esempio, che nel 2010 le transazioni giornaliere sul mercato internazionale delle valute abbiano raggiunto un volume di quattro trilioni di dollari è il risultato dell’espansione non ostacolata del denaro creato dal nulla e del massiccio interventismo dello Stato nei mercati di cambio estero.[link PDF]

L’incremento dell’offerta di denaro mondiale che ha avuto luogo per molti anni trova la sua integrazione in un boom modniale degli asset. L’inflazione del denaro fa salire il prezzo dei metalli preziosi, delle risorse naturali e del cibo. Ancora una volta il mondo sperimenta un periodo di finta prosperità non dissimile dalla bolla immobiliare e da molti altri episodi, che conducono alle precedenti crisi finanziarie.

Conclusione

Gli sforzi politici di guadagnare vantaggi competitivi attraverso la svalutazione del tasso di cambio semina sfiducia tra le nazioni; ed il conseguente regime di incertezze ostacola gli affari della comunità. Nel tempo il conflitto per i tasso di cambio tende a distruggere la divisione del lavoro mondiale.

Ancora una volta il sistema monetario internazionale è sull’orlo di un collasso. Come nel passato la ragione principale dietro l’attuale conflitto è l’estrema espansione monetaria. Sistemi monetari errati producono tumulti non solo in patria ma anche nell’arena internazionale. L’eccessiva espansione monetaria, che è la causa degli investimenti improduttivi interni, è anche la radice delle distorsioni economiche a livello globale.

Senza un cambiamento fondamentale nello stesso sistema monetario, senza un ritorno al denaro sonante, il sistema monetario internazionale rimarrà in uno stato di fragilità permanente — sempre oscillante tra l’abisso di una depressione deflazionistica ed una finta fuga dall’iperinflazione. Questo è il destino del mondo quando le nazioni applicano sistemi monetari con denaro creato dal nulla e li pongono sotto un’autorità politica.

[*] traduzione di Johnny Cloaca

link: http://johnnycloaca.blogspot.com/2011/03/cosa-ce-dietro-la-guerra-delle-valute-2.html

[II] Link all’articolo originale

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Note

  1. Vedi questa ricerca in portoghese: Instituto de Pesquisa Economica Aplicada (IPEA).
  2. Ibid.
  3. “Documento Oficial Alerta Para Desindustrializacao.” Planajemento.
  4. Instituto de Pesquisa Economica Aplicada (IPEA).

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From → ECONOMIA

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