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Salari, Disoccupazione ed Inflazione

10 maggio 2011

di Ludwig von Mises


[Questo saggio è apparso originariamente su Christian Economics, il 4 marzo del 1958. Fu ristampato come il capitolo 10 di Planning for Freedom.]

Il nostro sistema economico — l’economia di mercato o capitalismo — è un sistema di supremazia dei consumatori. Il cliente è sovrano; egli ha, dice un detto popolare, “sempre ragione”. Gli uomini d’affari sono nella necessità di scoprire cosa i clienti chiedono e devono vendere i loro articoli a prezzi che i consumatori possono permettersi e sono preparati a pagare. Un’operazione finanziaria è un fallimento manifesto se i ricavi delle vendite non rimborsano l’uomo d’affari per tutto quello che ha speso per produrre l’articolo. Così i consumatori che comprano ad un prezzo definito determinano anche l’altezza dei salari che sono pagati a tutti coloro impegnati nelle industrie. …

Salari in Ultima Istanza Pagati Dai Consumatori

Ne segue che un datore di lavoro non può pagare di più un impiegato rispetto l’equivalente che il valore del lavoro di quest’ultimo, secondo il giudizio della gente che acquista, aggiunge alla mercanzia (questa è la ragione del perchè le stelle del cinema prendono molto di più di una domestica). Se dovesse pagarlo di più, non recupererebbe le spese dagli acquisti, ci sarebbero delle perdite ed infine andrebbe in bancarotta. Nel pagare i salari, il datore di lavoro agisce come se fosse un mandante dei consumatori. Dipende dai consumatori se l’incidenza dei salari diminuisce. Visto che la vasta maggioranza dei beni prodotti sono acquistati e consumati dalle persone che a loro volta ricevono salari, è ovvio che spendendo i loro guadagni i salariati e gli impiegati stessi sono molto importanti nel determinare l’altezza del compenso che loro e quelli come loro prenderanno.

Ciò Che Fà Aumentare i Salari

I compratori non pagano per la fatica ed i problemi che il lavoratore ha affrontato per la lunghezza del tempo speso nel lavoro. Pagano per i prodotti. Più gli strumenti usati dai lavoratori nel loro lavoro sono buoni, più potrà realizzare in un’ora, più alto, di conseguenza, sarà il suo compenso. Ciò che fa aumentare i salari e rende le condizioni dei materiali dei salariati più soddisfacenti è il miglioramento dell’attrezzatura tecnologica. I salari americani sono più alti rispetto ai salari degli altri paesi perchè il capitale pro capite investito è maggiore e gli impianti sono pertanto nella posizione di usare gli strumenti ed i macchinari più efficienti. Quello che è chiamato stile di vita americano è il risultato del fatto che gli Stati Uniti hanno posto meno ostacoli nel modo di risparmiare e di accumulare capitale rispetto alle altre nazioni. L’arretratezza economica di simili paesi come l’India consiste precisamente nel fatto che le loro politiche intralciano sia l’accumulo del capitale internamente sia l’investimento di capitale dall’estero. Visto che il capitale richiesto è mancante, le imprese indiane sono incapaci di impiegare sufficienti quantità di attrezzature moderne, producendo perciò molto meno per lavoratore/all’ora e possono solo permettersi di pagare saggi salariali che, paragonati ai saggi salariali americani, paiono straordinariamente bassi.

C’è solo un modo che porta ad un miglioramento dello standard di vita per le masse di salariati, vale a dire, l’aumento della quantità di capitale investito. Tutti gli altri metodi, per quanto possano essere popolari, non solo sono futili, ma sono praticamente dannosi al benessere di coloro i quali ne vorrebbero presumibilmente beneficiare.

Ciò Che Causa la Disoccupazione

La questione fondamentale è: è possibile aumentare i saggi salariali per tutti quelli desiderosi di trovare lavoro al di sopra l’altezza che avrebbero raggiunto in un mercato del lavoro privo di ostacoli?

L’opinione pubblica crede che il miglioramento delle condizioni dei salariati è una conquista dei sindacati e delle varie misure legislative. Dà il merito al sindacato ed alla legislatura per l’aumento dei saggi salariali, l’accorciamento delle ore di lavoro, la sparizione del lavoro minorile e molti altri cambiamenti. La prevalenza di questa credenza rende il sindacato popolare ed è responsabile per l’andamento delle leggi sul lavoro degli ultimi due decenni. Visto che le persone pensano che devono al sindacato il loro alto standard di vita, perdonano la violenza, la coercizione e l’intimidazione da parte dei sindacati e sono indifferenti alla riduzione delle libertà personali all’intero delle proposte dei sindacati. Finchè queste fallacie prevarranno nelle menti degli elettori, è vano aspettarsi un risoluto distacco dalle politiche che erroneamente sono chiamate progressiste.

Tuttavia questa dottrina popolare interpreta male ogni aspetto della realtà economica. L’altezza dei saggi salariali a cui tutti coloro che sono ansiosi di lavorare possono essere impiegati dipende dalla produttività marginale del lavoro. Più capitale — restando le altre cose invariate — è investito, più alti saliranno i salari nel libero mercato del lavoro, per esempio, nel mercato del lavoro non manipolato dal governo e dai sindacati. A questi saggi salariali di mercato tutti coloro ansiosi di assumere lavoratori possono impiegarne tanti quanti ne vogliono. A questi saggi salariali tutti coloro che vogliono essere assunti possono trovare un lavoro. Nel libero mercato del lavoro prevale una tandenza verso il pieno impiego. Infatti la politica del lasciare che il libero mercato determini l’altezza dei saggi salariali è la sola politica ragionevole e di successo per il pieno impiego. Se i saggi salariali, sia per pressione o obbligo dei sindacati oppure per legge dal governo, sono aumentati al di sopra di questa altezza, si sviluppa disoccupazione in una parte della potenziale forza lavoro.

L’Espansione del Credito Non Sostituisce il Capitale

Queste opinioni sono appassionatamente rigettate dai capi dei sindacati ed i loro seguaci tra i politici e dai sedicenti intellettuali. La panacea che raccomandano per combattere la disoccupazione è l’espansione del credito e l’inflazione, eufemisticamente chiamati “politica del denaro facile”.

Come è stato sottolineato sopra, un’aggiunta alla riserva di capitale disponibile precedentemente accumulato rende possibile un ulteriore milgioramento delle attrezzature tecnologiche delle industrie, così aumenta la produttività marginale del lavoro e di conseguenza anche i saggi salariali. Ma l’espansione del credito, che sia effettuata attraverso l’emissione di banconote addizionali oppure garantendo credito addizionale nei conti bancari soggetti al controllo, non aggiunge nulla alla ricchezza di beni capitali della nazione. Crea solamente l’illusione di un incremento nella quantità di fondi disponibili per un’espansione della produzione. Visto che possono ottenere credito più a basso prezzo, le persone credono erroneamente che la ricchezza del paese è pertanto aumentata e che inoltre certi progetti che non potevano essere eseguiti prima sono ora eseguibili. L’inaugurazione di questi progetti accresce la domanda per il lavoro e per materiali grezzi e fa aumentare i saggi salariali ed i prezzi delle merci. Un boom artificiale è scoppaito.

Nelle condizioni di questo boom, i saggi salariali nominali che prima dell’espansione del credito erano troppo alti per lo stato del mercato ed inoltre avrebbero creato disoccupazione in una parte della potenziale forza lavoro, non sono più troppo alti ed il disoccupato può trovare lavoro di nuovo. Tuttavia ciò accade solo perchè sotto le condizioni monetarie e creditizie mutate, i prezzi stanno aumentando o, cosa simile ma espressa in altre parole, il potere d’acquisto dell’unità monetaria cala. Così questa stessa quantità di salari nominali, ovvero i saggi salariali espressi in termini di denaro, sta a significare meno salari reali, ovvero in termini di merci che possono essere comprate dall’unità monetaria. L’inflazione può curare la disoccupazione solo tagliando i salari reali dei salariati. Ma poi i sindacati chiedono un nuovo aumento dei salari in modo da mantenere il passo con il costo della vita in ascesa e torniamo a dove eravamo prima, ovvero, in una situazione in cui la disoccupazione su vasta scala può essere impedita da un’unlteriore espansione del credito.

Questo è ciò che è accaduto in questo paese come anche in molti altri paesi negli ultimi anni. I sindacati, sostenuti dal governo, forzano le imprese a concordare su saggi salariali che vanno oltre i tassi potenziali di mercato, ovvero, tassi che la gente è preparata a rimborsare agli impiegati nell’acquisto dei loro prodotti. Ciò risulterebbe inevitabilmente in un aumento delle cifre della disoccupazione. Ma le politiche del governo provano ad impedire l’emersione di pesante disoccupazione attraverso l’espansione del credito, ovvero, l’inflazione. Il risultato è prezzi in ascesa, richieste rinnovate per salari più alti e reiterata espansione del credito, in breve, inflazione protratta.

L’Inflazione non Può Andare Avanti all’Infinito

Ma infine le autorità vengono colte dal terrore. Sanno che l’inflazione non può andare avanti all’infinito. Se non ci si ferma in tempo dalla politica funesta dell’aumentare la quantità di denaro e di mezzi fiduciari, il sistema valutario della nazione collassa interamente. Il potere d’acquisto dell’unità monetaria affonda in un punto che in ogni senso pratico non è meglio di zero. Ciò è accaduto ancora ed ancora in questo paese con la valuta Continental nel 1781, in Francia nel 1796, in Germania nel 1923. Non è mai troppo presto per una nazione comprendere che l’inflazione non può essere considerata come un modo di vivere e che è imperativo ritornare a politiche monetaria sensate. Nel riconoscere questi fatti l’amministrazione e la Federal Reserve qualche tempo fà hanno arrestato la politica della progressiva espansione del credito.

Non è obiettivo di questo breve articolo affrontare tutte le conseguenze che la terminazione delle misure inflazionistiche causano. Dobbiamo solo stabilire il fatto che il ritorno ad una stabilità monetaria non genera una crisi. Mette solo in luce gli investimenti improduttivi ed altri errori che sono stati commessi sotto l’allucinazione della prosperità illusoria creata dal denaro facile. Le persone si rendono conto delle colpe commesse e, non più accecati dal fantasma del credito facile, iniziano a riassestare le loro attività al reale stato dell’offerta dei fattori materiali di produzione. E’ questo — sicuramente doloroso, ma inevitabile — aggiustamento che costituisce la depressione.

La Politica dei Sindacati

Una delle caratteristiche spiacevoli di questo processo di abbandono delle illusioni e di un ritorno ad una sobria valutazione della realtà riguarda i saggi salariali. Sotto l’impatto della progressiva politica inflazionistica il sindacato ha acquisito l’abitudine di chiedere a regolari intervalli aumenti di salari e l’impresa, dopo alcune finte resistenze, gliele concede. Come risultato questi costi erano al momento troppo alti per lo stato del mercato ed avrebbero causato un cospicuo ammontare di disoccupazione. Ma l’incessante e progressiva inflazione li raggiunge. Quindi i sindacati chiedono di nuovo aumenti e così via.

Il Discorso del Potere d’Acquisto

Non importa che tipo di giustificazione i sindacati ed i loro seguici avanzano a favore delle loro affermazioni. Gli effetti inevitabili di forzare i datori di lavoro a remunerare il lavoro fatto a costi più alti rispetto a quelli che i consumatori sono disposti a restituire a loro comprando i prodotti sono sempre gli stessi: cifre della disoccupazione in ascesa.

In questo frangente i sindacati provano a raccontare la vecchia favola, confutata un centinaio di volte, del potere d’acquisto. Dichiarano che mettere più denaro nelle mani dei salariati — incrementando i saggi salariali, incrementando i benefici al disoccupato ed imbarcandosi in nuovi lavori pubblici — permetterebbero ai lavoratori di spendere di più e pertanto stimolare l’economia e portare la stessa fuori dalla recessione verso la prosperità. Questo è il discorso spurio pro-inflazione per rendere tutte le persone felici attraverso la stampa di banconote di carta. Ovviamente se la quantità dei mezzi circolanti è aumentata, coloro nelle cui tasche la nuova ricchezza fittizia finisce — che siano lavoratori o contadini o qualsiasi altro tipo di persona — aumenteranno la loro spesa. Ma è precisamente questo aumento nella spesa che inevitabilmente genera una generale tendenza di tutti i prezzi a salire oppure, cosa simile ma espressa in modo differente, un calo nel potere d’acquisto dell’unità monetaria. Così l’aiuto che un’azione inflazionistica potrebbe dare ai salariati è solo di breve durata. Per perpetuarla, si dovrebbe ricorrere ancora ed ancora verso nuove misure inflazionistiche. E’ chiaro che ciò conduce al disastro.

I Salari Aumentano In Quanto Non Inflazionistici

Ci sono molte cose prive di senso dette su questo argomento. Alcune persone asseriscono che gli aumenti dei salari sono “inflazionistici”. Ma non sono in se stessi inflazionistici. Niente è inflazionistico eccetto l’inflazione, ovvero, un aumento della quantità di denaro in circolazione e del credito nei libretti degi assegni. E sotto le attuali condizioni nessuno se non il governo può scatenare inflazione. Quello che i sindacati possono generare forzando i datori di lavoro a accettare saggi salariali più alti rispetto i costi potenziali del mercato non è inflazione e nemmeno prezzi delle merci più alti, ma la disoccupazione di una parte delle persone ansiose di trovare un lavoro. L’inflazione è una politica a cui il governo ricorre in modo da impedire la disoccupazione su vasta scala che i salari in aumento altrimenti causerebbero.

Il Dilemma delle Strategie dei Giorni Attuali

Il dilemma che questo paese — e non meno molti altri paesi — deve affrontare è veramente serio. Il metodo estremamente popolare di incrementare i saggi salariali al di sopra dell’altezza del mercato del lavoro non ostacolato stabilirebbe una catastrofica disoccupazione di massa se l’espansione del credito inflazionistica non le andrebbe in soccorso. Ma l’inflazione non solo ha effetti sociali molto dannosi. Non può andare avanti all’infinito senza avere come risultato il completo collasso dell’intero sistema monetario.

L’opinione pubblica, sotto la completa influenza delle dottrine fallaci dei sindacati, sottoscrivono più o meno la domanda dei capo sindacati di un aumento considerevole dei saggi salariali. Alle condizioni di oggi, i sindacati hanno il potere di far sottomettere i datori di lavoro ai loro dettami. Possono invocare scioperi e, senza essere limitati dalle autorità, ricorrono con impunità alla violenza contro coloro desiderosi di lavorare. Sono consapevoli del fatto che l’aumento dei saggi salariali aumenterà il numero di senza lavoro. Il solo rimedio suggerito è quello di fondi più ampi per l’indennità di disoccupazione ed una più ampia offerta di credito, ovvero, inflazione. Il governo, accomodante verso un’opinione pubblica mal consigliata e preoccupato per il risultato di un’imminente campagna elettorale, ha sfortunatamente già iniziato ad invertire i suoi tentativi di un ritorno ad un politica monetaria sensata. Così siamo di nuovo vincolati a metodi dannosi di intromissione nell’offerta di denaro. Andiamo avanti con l’inflazione che con velocità accelerata fa scendere il potere d’acquisto del dollaro. Dove andrà a finire? Questa è la domanda che Mr. Reuther e tutti quanti non pongono mai.

Solo una magnifica ignoranza può chiamare le politiche adottate dai sedicenti progressisti politiche “pro-lavoro”. Il salariato come qualsiasi altro cittadino è fermamente interessato nella conservazione del potere d’acquisto del dollaro. Se, grazie ai sindacati, i suoi guadagni settimanali sono aumentati al di sopra il tasso di mercato, scoprirà molto presto che il movimento al rialzo nei prezzi non solo lo priva dei vantaggi che si aspettava ma oltretutto fa diminuire il valore dei suoi risparmi, della sua polizza assicurativa e della sua pensione. E, ancora peggio, potrebbe perdere il suo lavoro e non trovarne un altro.

Ipocrisia Nella Lotta Contro l’Inflazione

Tutti i partiti politici ed i gruppi di pressione affermano che loro sono nemici dell’inflazione. Ma quello che realmente vogliono dire è che a loro non piacciono le inevitabili conseguenze dell’inflazione, ovvero, l’aumento del costo della vita. Effettivamente favoriscono tutte le politiche che necessariamente causano un incremento nella quantità del mezzo di scambio in circolazione. Chiedono non solo una politica di denaro facile per rendere possibili le eterne richieste dei sindacati di aumentare all’infinito i salari ma anche una maggiore spesa del governo e — allo stesso tempo — un abbassamento delle tasse attraverso l’aumento delle esenzioni.

Ingannati dal concetto spurio marxista dei conflitti insanabili tra gli interessi delle classi sociali, le persone affermano che gli interessi delle sole classi proprietarie sono opposti alla domanda dei sindacati di maggiorare i saggi salariali. Infatti i salariati sono non meno interessati ad un ritorno al denaro sonante rispetto a qualsiasi altro gruppo o classe. Molte volte è stato detto negli ultimi mesi sul danno che i funzionari fraudolenti hanno inflitto al sindacato. Ma la catastrofe lanciata sui lavoratori dallo stimolo eccessivo richiesto dai sindacati è molto più dannosa.

Nonostante ciò è una esagerazione sostenere che le tattiche dei sindacati siano l’unica minaccia alla stabilità monetaria e ad una politica economica ragionevole. Le organizzazioni dei salariati non sono i soli gruppi di pressione le cui richieste minacciano oggi la stabilità del nostro sistema monetario. Ma è il più potente ed il più influente di questi gruppi e la responsabilità principale è la loro.

L’Importanza di Politiche Monetarie Sensate

Il capitalismo ha migliorato lo standard di vita dei salariati ad un tenore senza precedenti. La famiglia media americana gode oggi delle amenità di cui, solo un centinaio di anni fà, nemmeno i più ricchi nababbi si sognavano. Tutto questo benessere è condizionato dall’aumento dei risparmi e del capitale accumulato; senza questi fondi che abilitano l’economia a fare uso pratico del progresso tecnologico e scientifico, il lavoratore americano non produrrebbe ogni ora cose in eccedenza e migliori rispetto ai servitori indigeni in Asia, non guadagnerebbe di più e, come loro, vivrebbe malissimo sul ciglio della fame. Tutte le misure che — come il nostro sistema tributario su corporazioni e guadagni — mirano ad impedire l’ulteriore accumulo di capitale o anche alla non accumulazione di capitale sono perciò praticamente anti-lavoro ed anti-sociali.

Un’ulteriore osservazione deve essere ancora fatta su questa questione dei risparmi e della formazione del capitale. Il miglioramento del benessere generato dal capitalismo ha reso possibile per l’uomo comune di risparmiare e quindi divenire in un certo stesso egli stesso un capitalista. Una parte considerevole del capitale esistente nell’economia americana è la controparte dei risparmi della gente. Milioni di salariati posseggono depositi di risparmio, bond e polizze assicurative. Tutte queste richieste sono pagabili in dollari ed il loro valore dipende dalla sensatezza del denaro della nazione. Anche da questo punto di vista, preservare il potere d’acquisto del dollaro è di vitale interesse per la gente. In modo da raggiungere questo fine, non è abbastanza stampare sulle banconote la nobile massima In God We Trust. Si deve adottare una politica appropriata.

[*] traduzione di Johnny Cloaca (Link)

From → Mises

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