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Debito, fisco, ricerca, liberalizzazioni, età pensionabile: le dieci criticità del sistema Italia

10 maggio 2011

Sotto la lente d’ingrandimento 10 questioni che limitano lo sviluppo dell’Italia

di Vittorio da Rold

Perché l’Italia è in declino da almeno dieci anni e cresce meno dei suoi concorrenti più vicini, Germania e Francia, i due partner con cui occorre paragonarsi per dimensioni e popolazione? II Bel Paese soffre di dieci piccoli problemi che sommati diventano un macigno e ne rallentano il percorso. Sotto accusa ci sono infrastrutture, istruzione, mentalità, sistema decisionale e politico, debolezza industria, ricerca e sviluppo, concorrenza nei servizi, eredità del debito pubblico, burocrazia. Insomma, la competitività del paese arranca, e questo si vede nel nostro calo delle quote di export. Vediamo di fare chiarezza in breve. …

1) DEBITO

Il primo problema è il debito pubblico, pari al 116% del Pil. Le cause affondano nel decennio degli anni della “Milano da bere” del “deficit spending” facile dove con un crescita buona si innestò sciaguratamente anche il turbo della spesa pubblica, facendo così gonfiare più di ogni altro nostro partner Ue, il fardello del debito pubblico. La notizia recente, che in un decreto minore si è deciso di ripristinare di nascosto i tagli alla politica locale facendo tornare le indennità per i consiglieri circoscrizionali abolite un anno fa dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, fa capire come sia diffcile recuperare il terreno perduto. Il costo del debito pubblico intanto costa 50 miliardi di euro di interessi all’anno, soldi che mancano all’economia reale come l’ossigeno nei polmoni.

2) RICERCA

Uno dei maggiori successi del paese fu la scoperta di Giulio Natta, ultimo Nobel italiano nel 1963 per la chimica, dei polimeri. Alcuni di questi polimeri vennero commercializzati dalla Montecatini con brevetti commercialiali di Moplen (prodotti di plastica) e Meraklon (fibra tessile). Natta, si laureò in ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1924, a soli 21 anni. Nel 1925 Natta accettò una borsa di studio a Friburgo entrando in contatto con il prof. Hermann Staudinger che si occupava di macromolecole. Natta tornato a Milano proseguì gli studi sulla struttura cristallina di polimeri. Fu professore al Politecnico (1925-1932) all’Università di Milano (1929-1933), a Pavia nel 1933 e poi all’Università La Sapienza di Roma. Nel 1937 ricoprì la cattedra di chimica industriale al Politecnico di Torino. Cosa insegna la vicenda di Natta? Che una buona e selettiva università collegata al mondo delle imprese fa da volano per l’industria del paese. Oggi la chimica italiana è l’ombra di quello che era un tempo, proprio perchè quel legame si è rotto, occorre ripristinarlo.

3) L’ALTA VELOCITA’

Il costo del lavoro assorbe anche il costo delle inefficienze del paese. Un revisore di una grande società internazionale mi disse che a parità di stipendio un loro dipendente, che si doveva trasferire da Parigi a Lione, costava meno grazie al TGV, l’alta velocità, di un dipendente italiano che doveva trasferirsi da Milano a Roma. Oggi grazie all’alta velocità del Freccia Rossa questo divario si è parzialmente ridotto, ma ampie zone del paese come il Nord-est, o i collegamenti internazionali con la Francia a Modane e il corridoio orientale verso Kiev restano ancora escluse da questo elemento di modernità.

4) LA BANDA LARGA

Il secondo elemento di arretratezza delle infrastrutture del paese oltre l’alta velocità è la banda larga, un elemento che consente enormi aumenti di produttività.
Una velocità minima di connessione è un requisito indispensabile per la diffusione di servizi come il telelavoro, telemedicina, teleconferenza, videochiamata.
La disponibilità di una connessione a banda larga è considerata dai tecnici indispensabile in qualunque azienda che richieda un’interazione via rete web. Le Intranet aziendali già oggi dispongono di collegamenti ad alta velocità, ottenibili con investimenti propri dell’azienda. La disponibilità di una connessione Internet veloce dipende, invece, da decisioni di investimento di terzi, del provider. Se c’è una connessione lenta, diventano complessee operazioni quotidiane come l’invio di un file di qualche megabyte o l’apertura di pagine web, la consultazione del conto corrente on line, che non contiene solo testo. Le aziende senza banda larga subiscono una perdita di produttività, legata al tempo in più per svolgere attività rispetto ai concorrenti con connessione veloce.
La rete nazionale, in doppino in rame, è stata completata nei lontani e gloriosi anni ’60 e quindi presenta gravi segni di obsolescenza. La banda larga è stata dichiarata servizio universale per la prima volta in Finlandia (la cosidetta Nokialand) nel 2005, seguita da Spagna e Svizzera. Il Giappone detiene il primato globale di copertura del paese e di velocità media di connessione. Tokio ha realizzato l’intervento pubblico più importante per diffondere la banda larga. Questo forse spiega qualcosa del miracolo nipponico.

5) I CONTRATTI DECENTRATI TERRITORIALMENTE

L’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, non cessa mai di raccomandare da anni all’Italia l’istituzione di livelli salariali differenti sul territorio, livelli che riflettano le diverse realtà di produttività e di costo della vita. Una mal compreso senso di uguaglianza da parte dei sindacati dei dipendenti ha fatto sì che questa suggerimento non venisse quasi mai recepito con danno degli stessi lavoratori delle zone meno progreddite del paese che hanno sulla carta salari identici a quelli del Nord senza però vedere mai arrivare gli investimenti. Non è pensabile dicono all’Ocse che un dipedente a Enna guadagni lo stesso di uno a Bolzano. IL “principio di realtà” non lo consente.

4) LIBERALIZZAZIONI

È una vecchai battaglia che nessun governo di destra o di sinistra è riuscito ancora vincere. Ne sa qualcosa il professor Francesco Giavazzi dell’Università Bocconi di Milano che a causa di un suo articolo che chiedeva una deregolamentazione del settore dei taxi subì addirittura delle minacce sotto casa da parte di alcuni scalmanati appartenenti alla categoria “incriminata”. Una deregolamentazione dei servizi di carburante alla pompa ad esempio farebbe calare il prezzo della benzina, ma la concessione di nuove licenze è spesso bloccata a livello regionale. In Francia la grande distribuzione ha ottenuto da tempo di poter aprire stazioni di carburante vicino ai propri supermercati con forti sconti al carburante. La parziale delregolamentzione delle farmacie (parafarmacie) ha scatenato forti reazioni da parte dei farmacisti stessi che per legge hanno un “diritto” di prelazione di trasmissione della licenza dell’attività ai propri eredi.

5) FISCO

Alberto Mingardi e Piercamillo Falasca dell’Istituto Bruno Leoni consigliano da anni di ridurre la pressione fiscale. L’elevata pressione fiscale è un ostacolo alla crescita economica. Dopo la Germania, in Europa abbiamo la maggiore tassazione sui profitti d’impresa (37,5%, 17 punti in più della media Ue), ma a differenza di Berlino anche la pressione sul capitale è penalizzante. Ridurre le tasse sui profitti e sul capitale, attraverso uno «scambio», meno tasse e meno sussidi alle imprese, non è un favore agli imprenditori, – dicono i due studiosi – ma una spinta alla creazione di ricchezza e all’attrazione di nuovi investimenti.

6) TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA CIVILE

L’Italia ha il record dei tempi di attesa per una sentenza civile. Tempi lunghi equivalgono a incertezza del diritto. In Dopo!, Serena Sileoni suggerisce l’estensione a livello nazionale dei vademecum del Tribunale di Torino, uno strumento che ha consentito lo smaltimento del lavoro arretrato senza interventi legislativi, ma con l’applicazione di un metodo di lavoro aziendale all’interno dell’amministrazione della giustizia.

7) ETA’ PENSIONABILE

L’aumento dell’età media è una fattore di progresso sociale ma ne consegue l’aumento dell’età pensionabile, anche attraverso la piena equiparazione tra uomini e donne. Un elemento che libererebbe risorse finanziarie utili l’occupazione giovanile e femminile. Invece si assiste a un sempre maggior ricorso a forme di prepensionamento, un non senso visto l’aumento dell’età media.

8) INVESTIMENTI STRANIERI

Come attrarre gli investimenti stranieri di norma sempre benvenuti se non sono ostili o di natura speculativa? Basta imitare quello che fanno gli altri. La Serbia ad esempio offre di pagare la differenza del Credit default swap, cioè il maggior rischio che il mercato chiede, rispetto al paese di provenienza dell’investitore. Un’idea semplice e poco costosa che garantisce l’investitore come se stesse investendo a casa propria. Ci vuole innovazione e capacità di attrarre, basta parlare di cibo buono e qualità della vita. Sciocchezze che non reggono più. Inoltre bisogna ridurre la burocrazia. Un solo ente per attrarre gli investitori stranieri ad esempio che risponda direttamente alla presidenza del Consiglio dei ministri per investimenti oltre una certa soglia. Questa la ricetta della Turchia. Anche in questo caso basta imitare e cercare di far meglio.

9) LA DEMOGRAFIA

Un altro elemento di debolezza del paese è la demografia in calo: l’Italia è il paese d’Europa con la minor sviluppo demografico (al pari della Spagna) e con la minore partecipazione al mercato del lavoro (intorno al 55% rispetto al 70-75% di molti paesi europei: il tasso di ocupazione quindi è troppo basso). Per di più è un paese che invecchia e quindi con scarsa propensione al consumo.

10) FARE SISTEMA ALL’ESTERO

Uno degli elementi di maggior capacità dei nostri partner europei è quello di essere presenti negli organismi internazionali e fare sistema: Parigi ha il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn mentre i tedeschi hanno il capo del fondo salva-stati Klaus Regling, e il capo economista della Bce, Jurgen Stark. Anche le sedi dei nuovi organismi delle tre autorità europee per banche, assicurazioni e Borse hanno trovato sede rispettivamente a Londra, Francoforte e Parigi. L’Italia è rimasta a bocca asciutta. Una sede internazionale è fonte di posti di lavoro di eccellenza e modernizzazione del tessuto sociale circostante. occorre divenatre europeisti pragmatici come i nostri partner.

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