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La Società è una benedizione, il Governo un male

9 maggio 2011
Questo interessante brano, che ci parla dell’origine violenta ed illegittima dei governi, si trova nel terzo capitolo di “Liberty and the Great Libertarians.”

 

di Thomas Paine
 

Una gran parte di quell’ordine che regna fra l’umanità non è l’effetto del governo. Ha avuto la sua origine nei principi della società e nella costituzione naturale dell’uomo. Esso esisteva prima del governo ed esisterebbe se la formalità del governo venisse abolita. La dipendenza reciproca e l’interesse reciproco che l’uomo ha nell’uomo ed ogni parte di una comunità civilizzata sulle altre creano quella grande catena di collegamento che lo tiene insieme.

Il proprietario terriero, l’agricoltore, l’industriale, il mercante, il negoziante ed ogni occupazione prospera con l’aiuto che ciascuno riceve da ogni altro e dall’insieme. L’interesse comune regola le loro preoccupazioni e forma le loro leggi; e le leggi che l’uso comune ordina, hanno un’influenza maggiore delle leggi del governo. In pratica, la società realizza da sé quasi tutto ciò che viene attribuito al governo. …

Per capire la natura e la quantità di governo adeguate per l’uomo è necessario guardare al suo carattere. Poichè la natura lo ha creato per la vita sociale, lo ha dotato per la condizione che ha inteso. In tutti i casi ha fatto i suoi desideri naturali più grandi dei suoi poteri individuali. Nessun uomo è capace, senza l’aiuto della società, di soddisfare i propri desideri; e l’azione di questi desideri su ogni individuo li spinge tutti nella società, così naturalmente come la gravità agisce verso un centro.

Ma è andata oltre. Non ha soltanto forzato l’uomo nella società per mezzo di una varietà di desideri, quali l’aiuto reciproco degli affetti sociali, che, anche se non necessari alla sua esistenza, sono essenziali alla sua felicità. Non c’è periodo nella vita in cui questo amore per la società cessa di esistere. Comincia e si conclude con il nostro essere.

Se esaminiamo, con attenzione, la composizione e la costituzione dell’uomo, la diversità dei talenti in uomini diversi per accomodare reciprocamente i desideri di ciascun altro, la sua propensione per la società, e conseguentemente per preservare i vantaggi derivanti da essa, scopriremo facilmente che una gran parte di quello che viene chiamato governo è pura imposizione.

Il governo non è necessario ad altro che a risolvere i pochi casi in cui la società e la civilizzazione non sono convenientemente competenti; ed i casi mostrano che tutto ciò che il governo può utilmente aggiungere, è stato realizzato dal comune consenso della società, senza governo.

Per due anni dall’inizio della guerra americana, e per un periodo più lungo in vari stati americani, non ci furono forme stabilite di governo. I vecchi governi erano stati aboliti ed il paese era stato troppo occupato nella difesa per impiegare la sua attenzione nello stabilire nuovi governi; ancora, durante questo intervallo, l’ordine e l’armonia furono preservate e inviolate quanto in qualsiasi nazione europea. C’è un’attitudine naturale nell’uomo e ancor di più nella società, perché abbraccia una maggiore varietà di abilità e di risorse, per adeguarsi a quella che è la situazione. Nel momento in cui il governo convenzionale è abolito, la società comincia ad agire. Si realizza una generale associazione e l’interesse comune produce la sicurezza comune.

È così lontano dall’essere vero, come si pretende, che l’abolizione di ogni governo formale sia la dissoluzione della società, che agisce per l’impulso contrario ed unisce quest’ultima ancora più strettamente. Tutta quella parte della sua organizzazione che era impegnata nel suo governo, devolve ancora su sé stessa ed agisce come per reciproco beneficio, ed essendosi abituata alla vita sociale e civilizzata, c’è sempre abbastanza dei suoi principi in pratica per trasportarli attraverso tutti i cambiamenti che possono trovare necessario o conveniente fare nel loro governo. In breve, l’uomo è così naturalmente una creatura società che è quasi impossible estrarlo da essa.

Il governo formale non è che una piccola parte della vita civilizzata; e quand’anche il meglio che la saggezza umana è in grado di inventare fosse stabilito, è una cosa più nel nome e nell’idea che in effetti. È ai grandi e fondamentali principi della società e della civilizzazione – all’uso comune a cui universalmente si acconsente, e mutualmente e reciprocamente si mantiene – alla circolazione incessante dell’interesse, che passando attraverso i suoi innumerevoli canali, corrobora l’intera massa degli uomini civilizzati – è a queste cose, infinitamente più di qualsiasi cosa che persino il miglior governo istituito possa realizzare, che la sicurezza e la prosperità dell’individuo e dell’insieme dipende.

Più una civiltà è perfetta, e meno ragione di essere ha il governo, perché maggiormente regola i propri affari e si autogoverna; ma così contraria è la pratica dei vecchi governi alla ragione del caso, che le loro spese aumentano nella proporzione con cui dovrebbero diminuire. Non sono che poche leggi generali che la vita civilizzata richiede, e sono quelle di tale utilità comune, che siano esse fatte rispettare dalle forme di governo o meno, gli effetti saranno quasi gli stessi. Se consideriamo quali sono i principi che in primo luogo condensano l’uomo nella società e quali i motivi che regolano in seguito i loro rapporti reciproci, noi troveremo, per il momento in cui arriviamo a ciò che è denominato governo, che quasi tutto l’affare è eseguito tramite il naturale funzionamento delle parti tra loro.

L’uomo, riguardo a tutti questi argomenti, è una creatura di consistenza più di quanto creda, o di quanto i governi vorrebbero che credesse. Tutte le grandi leggi della società sono leggi di natura. Quelle dello scambio e del commercio, sia riguardo alle relazioni tra individui o tra nazioni, sono leggi di mutuo e reciproco interesse. Sono seguite ed obbedite perché è nell’interesse delle parti farlo, e non a causa di tutte le leggi formali che i loro governi possono imporre o interporre.

Ma quanto spesso è disturbata o distrutta la tendenza naturale alla società dalle operazioni del governo! Quando il secondo, anziché essere infuso dei principi della prima, presuppone di esistere per sé stesso e agisce con parzialità di favore ed oppressione, si trasforma nella causa delle furberie che dovrebbe evitare.

Se guardiamo indietro ai tumulti ed alle sommosse che in vari tempi sono avvenuti in Inghilterra, troveremo che non furono provocati dal desiderio di un governo, ma che il governo in se ne era la causa; invece di consolidare la società, l’ha divisa; l’ha privata della sua coesione naturale ed ha generato il malcontento ed i disordini, che al contrario non sarebbero esistiti. In quelle associazioni che gli uomini formano promiscuamente a scopo di commercio o per qualsiasi ragione, in cui il governo è completamente fuori questione e nelle quali agiscono soltanto seguendo i principi della società, vediamo quanto le varie parti si uniscono naturalmente; e questo mostra, con il confronto, che i governi, ben lungi dall’essere sempre la causa o gli strumenti dell’ordine, sono spesso la sua distruzione. I tumulti del 1780 non hanno avuto altra fonte che i resti di quei pregiudizi a che lo stesso governo aveva incoraggiato. Ma riguardo all’Inghilterra ci sono anche altre cause.

L’eccesso e la diseguaglianza della tassazione, anche se nascosti nei mezzi, non mancano mai di mostrarsi nel loro effetto. Quando nella comunità una grande massa di persone è gettata in povertà e nel malcontento, è costantemente sull’orlo dell’insurrezione; e, privata, come purtroppo è, dei mezzi di informazione, è facilmente infiammata alla violenza. Qualunque possa essere la causa apparente di ogni sommossa, quella reale è sempre il desiderio di felicità. Indica che qualcosa è sbagliato nel sistema di governo, che danneggia la felicità per mezzo della quale la società deve essere preservata.

Avendo così tentato di mostrare che lo stato dell’uomo sociale e civilizzato è capace di realizzazione da sé quasi tutto il necessario alla propria protezione e governo, sarà adeguato, d’altra parte, fare una revisione degli attuali vecchi governi, ed esaminare se i loro principi e la loro pratica sono corrispondenti a ciò.

È impossibile che tali governi come fino ad ora sono esistiti nel mondo, possano cominciare per mezzi diversi da una totale violazione di ogni principio, sacro e morale. L’oscurità in cui l’origine di tutti gli attuali vecchi governi è sepolta, implica l’iniquità ed il disonore con cui hanno avuto inizio. L’origine dei governi attuali dell’America e della Francia sarà sempre ricordata, perché è onorevole registrarla; ma riguardo al resto, persino l’adulazione le ha consegnate alla tomba del tempo, senza nemmeno un’iscrizione.

Potrebbe essere stata cosa non difficile nelle prime e solitarie ere del mondo, quando l’occupazione principale degli uomini era quella di assistere alle mandrie ed alle greggi, per una banda di ruffiani per sopraffare un paese ed imporgli un tributo. Stabilito così il loro potere, il capo della banda riuscì a cambiare la denominazione di ladro in quella di monarca; di qui l’origine della monarchia e dei re.

L’origine del governo dell’Inghilterra, per quanto si riferisce a ciò che è denominato la sua linea monarchica, essendo una delle più tarde, è forse la meglio registrata. L’odio che la tirannia e l’invasione normanna provocarono, doveva essere profondamente radicato nella nazione, per essere riuscito a sopravvivere alla capacità di cancellarlo. Benchè non un cortigiano racconterà della campana del coprifuoco, non un villaggio in Inghilterra l’ha dimenticata.

Quelle bande di ladri, avendo spartito e diviso il mondo in domini, cominciarono, come è naturalmente il caso, a litigare tra di loro. Quello che inizialmente era stato ottenuto con la violenza venne considerato da altri come legittima preda, e un secondo predone successe al primo. Alternativamente invasero i domini che ciascuno si era assegnato e la brutalità con cui si trattarono l’un l’altro spiega il carattere originale della monarchia. Era un ruffiano che torturava l’altro.

Il conquistatore considerava il conquistato non come suo prigioniero, ma come sua proprietà. Lo conduceva nel trionfo in sferraglianti catene e lo condannava, a piacere, alla schiavitù o alla morte. Poichè il tempo ha cancellato la storia del loro inizio, i loro successori assunsero nuove apparenze, per eliminare il lascito del loro disonore, ma i loro principi ed obiettivi sono rimasti gli stessi. Ciò che inizialmente era saccheggio prese il più morbido nome di reddito; e il potere che originalmente usurparono, l’attribuirono all’eredità.

Da tale inizio dei governi, che cosa ci si poteva attendere, se non un sistema continuo di guerra ed estorsione? Si è stabilito in un commercio. Il vizio non è di uno in particolare più di un altro, ma è il principio comune di tutti. Non esiste all’interno di tali governi una forza su cui innestare una riforma; ed il rimedio più veloce e più efficace è di ricominciare da zero.

Che scene dell’orrore, che perfezione di iniquità, si presentano contemplando il carattere e riesaminando la storia di tali governi! Se volessimo tratteggiare la natura umana con una meschinità di spirito e un’ipocrisia di facciata, a cui la riflessione rabbrividirebbe e che l’umanità ripudierebbe, sono i re, le corti ed i gabinetti che dovrebbero sedersi per il ritratto. L’uomo, così com’è naturalmente, con tutti i suoi difetti, non risponde alla descrizione.

Possiamo possibilmente supporre che se il governo avesse avuto origine da un principio giusto e non avesse un interesse nel perseguirne uno errato, che il mondo potrebbe essere nello stato miserabile e litigioso che osserviamo? Che incentivo ha il coltivatore, mentre segue l’aratro, per mettere da parte i suoi scopi pacifici e per andare a fare la guerra con il coltivatore di un altro paese? O che incentivo ha l’industriale? Cos’è il dominio per loro o per qualsiasi classe di uomini in una nazione? Aggiunge un acro alla proprietà di un uomo, ne aumenta il valore? Non è la conquista una conseguenza? Benché questo ragionamento possa essere buono per una nazione, non è così per un governo. La guerra è la scacchiera dei governi, e le nazioni le pedine del gioco.

Se c’è qualcosa da meravigliarsi in questa miserabile scena dei governi, più di quanto ci si potrebbe aspettare, è il progresso che le arti pacifiche dell’agricoltura, industria e del commercio hanno fatto, sotto un carico così a lungo accumulatosi di scoramento ed oppressione. Serve a mostrare che l’istinto negli animali non si esprime con un impulso più forte di quanto i principi della società e della civiltà operano nell’uomo. Nonostante tutti gli impedimenti, egli persegue il suo obiettivo e non si arrende che all’impossibilità.

La società in ogni condizione è una benedizione, ma il governo, anche nella sua condizione migliore, non è che un male necessario; nella sua condizione peggiore, è intollerabile.

Il commercio del governo è stato sempre monopolizzato dagli individui più ignoranti e più mascalzoni dell’umanità.

 

Da Movimentolibertario.it (Link)

From → ECONOMIA

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