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“Manifesto per le privatizzazioni”

6 maggio 2011

(Scarica il PDF del Manifesto)  


Municipalizzate di tutto il mondo, unitevi!

Uno spettro s’aggira per l’Italia – lo spettro del socialismo municipale. Tutte le potenze della vecchia Politica si sono alleate in una santa battuta di caccia contro le privatizzazioni. Se oggi Marx ed Engels dovessero riscrivere il Manifesto del Partito Comunista non perderebbero lo slancio evocativo che contraddistingueva l’incipit, ma i bersagli non sarebbero più “papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi” ma , magari, “sindaci e ministri, leghisti lombardi e progressisti pugliesi”. …

Dopo la breve stagione delle privatizzazioni degli anni 90, infatti, in Italia niente è rimasto più stabile della proprietà pubblica delle aziende cittadine le quali oggi rappresentano una fetta importante di PIL, danno lavoro a centinaia di migliaia di persone e hanno un enorme forza politica.

Orbene, tra poche settimane si tengono le elezioni per il rinnovo di importanti amministrazioni cittadine, tra cui Milano, Napoli, Torino e Bologna e allora l’Adam Smith Society, associazione che propugna i valori dell’economia di mercato, della concorrenza e dell’iniziativa privata, ha pensato di lanciare un Manifesto, questa volta non per liberare i proletari di tutto il mondo dalle loro catene ma, più prosaicamente, per sciogliere quelle del comune di Milano (e, chissà, pure di altri) sulle proprie società.

Con Franco Debenedetti ed Edoardo Croci abbiamo provato quindi a riassumere le ragioni per le quali la proprietà pubblica delle imprese è uno svantaggio per la competitività, l’efficienza e la trasparenza dell’economia, proponendo un percorso di privatizzazioni e liberalizzazioni per le società del comune di Milano, percorso che, mutatis mutandis, può essere intrapreso da ciascuna città italiana e per il quale abbiamo già ricevuto numerose e molto qualificate adesioni.

Perché è necessario privatizzare e contemporaneamente, laddove sussiste una situazione di monopolio od oligopolio protetto da barriere all’entrata, liberalizzare?

1) Il bilancio pubblico: L’Italia è oberata da un pesante debito pubblico ed ha un livello di spesa pubblica elevatissimo (2009: 52%; 2010: 50,8%) e un peso fiscale ormai insopportabile (non dimentichiamo che le entrate dello Stato, se calcolate sul PIL “emerso”, sono prossime al 60% del suo valore). Grazie al federalismo fiscale, certamente si passerà ad uno spostamento dell’onere di finanziamento dei servizi pubblici verso la periferia. E’ perciò ingiustificabile che i comuni, in perenne lamentela per la mancanza di fondi, continuino ad essere proprietari di società di diritto privato a scopo di lucro. Con i ricavati della vendita si potranno finanziare opere infrastrutturali, evitare di tassare i cittadini (o meglio, ridurre il loro peso fiscale), diminuire il proprio debito.

2) Efficienza: le nomine ai vertici delle società pubbliche sono ispirate anche da criteri di appartenenza politica a scapito della professionalità (il che non esclude in alcuni casi la presenza di eccellenti manager alla loro guida). Le scelte aziendali e gli investimenti possono essere influenzati da considerazioni di stampo elettorale che poco hanno a che fare con la sana gestione dell’impresa. I sindacati interni esercitano un potere molto superiore al settore privato. In altre parole si dà luogo ad un’inefficiente allocazione delle risorse e ad una perdita di ricchezza che influenza negativamente l’intera economia. Le esperienze empiriche ci confermano che, soprattutto quando la privatizzazione è accompagnata da provvedimenti di liberalizzazione dei settori interessati, la vendita delle aziende pubbliche genera efficienza e creazione di ricchezza e competenze. Liberalizzazione e privatizzazione sono le condizioni per far emergere la meritocrazia e la cultura delle regole anche nel nostro paese.

3) Trasparenza: malauguratamente la proprietà esclusivamente pubblica può generare fenomeni corruttivi in quanto i gestori delle aziende rispondono ad azionisti molto distanti (l’elettorato) e sono sottratti alle logiche di mercato. Inoltre si crea una commistione di interessi tra lo Stato (o l’ente pubblico) regolatore e lo Stato imprenditore. Controllati e controllori rispondono in ultima istanza allo stesso potere politico che li ha nominati.

4) Concorrenza: le imprese pubbliche, grazie alla garanzia implicita della proprietà statale, hanno un accesso al credito, bancario e commerciale, facilitato rispetto a quelle private, alterando così i principi della libera concorrenza.

Ebbene, negli ultimi anni a Milano è mancata una politica di privatizzazioni. Tant’è vero che il Comune ambrosiano è in Italia quello che detiene più partecipazioni in imprese (93) e di maggior valore (2,5 miliardi di euro) .

E’ dunque opportuno privilegiare la gestione dei servizi pubblici da parte dei privati, cedendo, secondo modalità diverse a seconda del settore, l’intera quota in mano al comune. Si dovrà procedere secondo criteri competitivi e trasparenti ed evitando che le società cedute ricadano in mano ad altre imprese pubbliche, italiane o straniere che siano.

Abbiamo perciò individuato alcune società che operando in un contesto ove sono già presenti privati ed un mercato sufficientemente concorrenziale, possono essere subito completamente privatizzate. Esse sono Milano Ristorazione s.p.a., Sogemi s.p.a., SEA s.p.a., Milano Sport, Autostrade Serravalle s.p.a. (quota comunale). Per A2A s.p.a. sarà necessario coinvolgere il comune di Brescia nell’iniziativa privatizzatrice e mantenere il rapporto esistente con il territorio. Proponiamo inoltre la vendita delle società minori di carattere commerciale e l’alienazione del patrimonio immobiliare (escludendo quello storico od artistico). Per MM si potrà scorporare, ristrutturare e vendere l’attività di engineering, mentre per acqua e trasporti bisognerà prima intraprendere un intervento liberalizzatore e regolamentare per poi procedere al passaggio di mano.

Nel manifesto, che è consultabile sul sito www.adamsmith.it, siamo più specifici ed è possibile aderire scrivendo ad info@adamsmith.it. Noi speriamo che lo facciano soprattutto i candidati alle comunali di Milano, ma anche delle altre municipalità. Anche ora, come nel 1848, è il momento di dire: liberalizzatori di tutto il mondo, unitevi!

Alessandro De Nicola

Link

adenicola@adamsmith.it

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