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Il Presunto Evasore non è un Evasore

2 maggio 2011

Il presunto evasore è, o rischia di diventare, a tutti gli effetti un evasore, visto che lo Stato, causa necessità impellente di far cassa, etichetta come tale il contribuente italiano, stritolandolo nella morsa della riscossione accelerata. …

Crisi o non crisi, tra pochi mesi sarà sufficiente un semplice sospetto, una semplice ed unilaterale presunzione debitoria, per considerarti un evasore e ipotecarti la casa.

Andiamo per ordine, l’art 29 D.L. 78/2010 sancisce che gli avvisi di accertamento con intimazione al pagamento in materia di Iva e imposte dirette, notificati a partire dal 1 luglio 2011, e relativi a periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2007 e successivi, diventano esecutivi decorsi 60 giorni dalla notifica.

In sostanza, per potenziare l’attività di riscossione è stata eliminata tutta la fase relativa alla notifica della cartella di pagamento. (“casuale” la circostanza che lo snellimento burocratico sia sempre unidirezionale, e si risolva in uno svantaggio delle garanzie del contribuente).

A seguito delle modifiche legislative intervenute con la manovra estiva, gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate divengono esecutivi decorsi 60 giorni dalla notifica e devono recare l’avvertimento che, decorsi 30 gironi dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione delle somme richieste è affidata in carico agli agenti della riscossione che senza alcun preavviso potranno attivare le procedure esecutive.

E’ utile ricordare che i margini di manovra di Equitalia sono decisamente ampi e particolarmente invasi della sfera patrimoniale privata, potendo avvalersi dell’espropriazione forzata, ovvero di azioni cautelari e conservative nonché di ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore; a titolo puramente esemplificativo, possiamo citare le ipoteche immobiliari per importi a ruolo superiori agli 8.000 euro (anche se non di rado accade che i contribuenti si trovino iscritte ipoteche per importi inferiori), il fermo amministrativo, il pignoramento presso terzi.

Qualora poi si sia in presenza di un fondato pericolo per il positivo esito della riscossione, la normativa prevede che, decorso il termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto di accertamento, l’esazione delle somme dovute potrà essere affidata all’Agente della riscossione, anche prima del termine previsto di trenta giorni.

Peculiarità di tale normativa è la soppressione di tutta la fase concernente la formazione del ruolo e la notifica della cartella di pagamento, con la conseguenza che, decorsi i termini previsti dalla legge, l’atto di accertamento assume valenza di titolo esecutivo.

In caso di ricorso alla Commissione provinciale tributaria, il contribuente dovrà comunque procedere al pagamento a titolo provvisorio del 50% delle maggiori imposte accertate e dei relativi interessi entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento.

Ovviamente, l’eventuale soccombenza in giudizio dell’amministrazione finanziaria (statistiche alla mano, si tratta di caso altamente probabile) comporta il rimborso delle somme indebitamente pagate in pendenza di giudizio.

Queste novità, apparentemente positive, rappresentano una rivoluzione destinata a condizionare negativamente la vita di molti cittadini.

Siamo, infatti, in presenza di un’azione aggressiva da parte del fisco basata sulla semplice presunzione di colpevolezza derivante da una posizione debitoria ancora da accertare, tuttavia nonostante il “non ancora accertato” lo Stato richiede il pagamento al contribuente invertendo l’onere della prova a carico dello stesso.

Lo scopo di rendere più efficiente e snella la burocrazia si scontra, inevitabilmente, con il diritto di proprietà del cittadino che deve difendersi da un debito non ancora accertato ma semplicemente ritenuto esistente per valutazione unilaterale del fisco.

Infatti, a differenza del passato, la nuova normativa elimina il passaggio dell’iscrizione a ruolo che consente attualmente al cittadino di contestare l’accertamento esibito dall’amministrazione, prima che questo diventi titolo esecutivo con l’iscrizione.

Oggi, infatti, l’iter prevede l’avviso di accertamento, la possibilità di ricorrere contro l’avviso, l’eventuale iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella di pagamento con valore di titolo esecutivo.

Con le modifiche normative, invece, scaduto il termine previsto nell’avviso di accertamento, l’agente riscossore potrà esperire l’espropriazione forzata senza che il debito sia stato ancora accertato.

Quindi sulla presunzione di colpevolezza può legittimamente fondarsi, secondo il nostro Legislatore, un’ipoteca immobiliare, un pignoramento presso terzi, un sequestro; la necessità di fare cassa “subito e a prescindere” prevale su ogni altra esigenza pubblica o privata e giustifica l’utilizzo, probabilmente leggero, di queste procedure.

Ovviamente, nessuno intende discutere il principio di rendere più efficace il recupero degli importi dovuti, o tutelare i furbetti dell’evasione, ma è doveroso fissare anche delle adeguate tutele per tutti quei contribuenti onesti, nei casi numerosi in cui l’ Amministrazione sia incorsa in errori di valutazione.

A tal proposito, basterebbe un’analisi seria di alcuni dati numerici per comprendere i potenziali rischi derivanti dalla nuova normativa; nel 2010 le contestazioni dei contribuenti nei confronti del fisco sono un milione, di questi un terzo ottengono ragione in primo grado e dei restanti la metà vince in secondo grado. Ciò significa che in quasi il 70% dei casi il fisco ha torto.

Per essere più precisi, secondo la relazione del Dipartimento ministeriale delle Finanze in primo grado nel 35.6% dei casi il giudice dà del tutto ragione al contribuente, a questo si aggiunge un ulteriore 25% di procedimenti in cui il giudice propende per una soluzione di compromesso.

Nel secondo grado di giudizio, la percentuale di sentenze favorevoli al contribuente  sale al 44.21%.

Questi dati dimostrano quante volte il fisco abbia accollato tasse che non dovevano essere pagate e quante volte, in futuro, si correrà il rischio di un aumento esponenziale di procedure esecutive illegittime da parte di Equitalia.

Difficile davvero non pensare che questa rivoluzione con annessa accelerazione non abbia come unico obiettivo quello di fare cassa a spese dei cittadini, a prescindere dalla reale colpevolezza del debitore.

Non esiste logica, né remora da parte dell’amministrazione finanziaria nel mettere le mani nelle tasche dei contribuenti; lo stato ci dice prima paghi poi nell’eventuale ricorso stabiliremo se e quanto avresti dovuto pagare.

Ad aggiungere dubbi sulla bontà del nuovo sistema di riscossione non va dimenticato che spesso accade che l’atto di accertamento non venga notificato correttamente.

Con il nuovo regime il contribuente potrebbe correre il rischio di scoprire l’esistenza dell’accertamento a suo carico quando è troppo tardi, cioè quando si sia già dato il via, in sede di procedura esecutiva, ad un’ipoteca sugli immobili, ad un fermo amministrativo o ad un pignoramento presso terzi.

E, ad aggravare tale evenienza, il D.P.R. n.602/1973 stabilisce che nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi dell’Agente di riscossione, non sono ammesse eccezioni riguardanti la notifica del titolo esecutivo.

Infine, altro aspetto strettamente giuridico, ma che di fatto incide sempre sulle tasche dei contribuenti è quello relativo agli interessi di mora che con la nuova normativa diventano addirittura retroattivi.

Infatti, dal giorno successivo al termine ultimo per la presentazione del ricorso, le somme richieste sono maggiorate con gli interessi di mora calcolati dal giorno successivo alla notifica degli atti contenenti la pretesa erariale; ciò significa che per il calcolo degli interessi fa fede la data della notifica dell’atto e non quella che ne sancisce l’esecutività.

Senza entrare in tecnicismi esasperati, ci troviamo in presenza di un ulteriore balzello a carico del contribuente, cui si aggiunge l’aggio per l’agente della riscossione (interamente a carico del debitore) e le somme per il rimborso delle spese relative alle procedure esecutive.

In conclusione, non ci pare di scorgere in questa nuova normativa un giusto equilibrio tra l’interesse fiscale al recupero delle somme “ritenute dovute” e l’interesse del cittadino alla tutela dei propri beni, non si intravede una ratio giustificatrice dell’accorciamento dei tempi procedurali se ciò incide negativamente, e con minori garanzie, sulle nostre libertà individuali, non è definibile come liberale uno Stato che entra a gamba tesa sui nostri patrimoni senza averne titolo o presumendo di averne e, nell’attesa che arrivi il primo luglio, si comincia già a sentire la mancanza della vecchia e criticata cartella di pagamento.

Attendevamo ed attendiamo riforme liberali, questa scelta ci sembra vada nella direzione opposta; il Governo è stato eletto per fare altro, ha tutti i mezzi e le potenzialità per farlo pertanto confidiamo in un’inversione di marcia “decisa e convinta”.

“Altrimenti ci arrabbiamo” è il titolo di un vecchio film cult con Bud Spencer e Terence Hill, tra qualche mese l’altrimenti rischia seriamente di andare a farsi benedire.

http://www.finanze.gov.it/export/download/novita2010/dl_20100531.pdf

http://www.fisac.it/documenti/Riscossioni/Articoli%20di%20stampa/tematiche%20esattoriali/11.01.31italiaoggiriscossione.pdf

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/pdf/2011011317619115.pdf

http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_164_Sileoni.pdf

a cura di Mario Poti

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