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Le Cause della Crisi sono Esogene al Mercato

28 aprile 2011

di Matteo Corsini

“La scarsa incisività dei poteri riconosciuti alle autorità europee e la segmentazione del loro campo di intervento per mercati spesso solo apparentemente distinti rischiano di pregiudicarne l’effettiva capacità d’intervento… Senza un’adeguata ripresa dell’iniziativa multilaterale per rafforzare la regolazione globale e rendere più stringente la cooperazione tra autorità di vigilanza, il mercato continuerà ciclicamente a generare i germi della sua autodistruzione.” (G. Napilotano, A. Zoppini)

Anche Giulio Napolitano e Andrea Zoppini, come tanti altri, invocano un rafforzamento della regolazione globale perché ritengono che, altrimenti, “il mercato continuerà ciclicamente a generare i germi della sua autodistruzione”. …

E’ evidente che Napolitano e Zoppini sposano la tesi – in economia cara soprattutto ai keynesiani – secondo la quale le cause delle crisi sono endogene al mercato. Quando leggo cose del genere ho la sensazione che esista una grande confusione sul significato stesso del termine “mercato”.

Molti autori sembrano considerare il mercato una sorta di entità collettiva a sé stante. Al contrario, come sosteneva Ludwig von Mises, il mercato è un processo posto in essere dall’interazione di diversi individui che cooperano mediante la divisione del lavoro. In sostanza, il processo di mercato è una risultante di azioni umane. Per dirla con il grande economista austriaco, “Solo l’individuo pensa. Solo l’individuo ragiona.

Solo l’individuo agisce”. Non a caso, l’opera principale di Mises, “Human Action”, è un trattato di prasseologia (scienza dell’azione umana, appunto), di cui lo studio dell’ordine di mercato (o catallassi, secondo il termine greco usato anche da Hayek) è solo un sottoinsieme.

Ogni individuo pone in essere azioni volte a rimuovere uno stato di insoddisfazione. Questa circostanza è indipendente dal fatto che le azioni raggiungano effettivamente il risultato per il quale sono poste in essere dall’individuo agente. Ogni azione, a sua volta, è basata sulle informazioni di cui l’individuo dispone.

Ne deriva che una errata valutazione del set informativo può indurre uno o più individui a compiere scelte errate. Se l’errore riguarda un numero limitato di soggetti, il fatto è del tutto fisiologico. Se, viceversa, l’errore è generalizzato, è molto probabile che il problema risieda nel set informativo, ossia che lo stesso sia stato in qualche modo “sporcato”. La regolamentazione e l’operato delle autorità di vigilanza, lungi dal salvare il mercato dall’autodistruzione, sono responsabili di manipolare il set informativo, causando una serie di errori generalizzati che comportano la formazione di bolle e le crisi che seguono al loro (presto o tardi) inevitabile scoppio.

Se gli operatori assumono rischi eccessivi, è per via degli incentivi distorti introdotti da un contesto regolamentare che fornisce loro garanzie esplicite o implicite di socializzazione delle perdite. Il caso delle banche è il più eclatante: sono le regole e le autorità di vigilanza a stabilire i livelli di mezzi propri necessari per operare (ad esempio, chi compra titoli di stato dell’area euro può farlo senza impiegare un solo centesimo di mezzi propri), o a imporre schemi di assicurazione sui depositi che inducono i risparmiatori a non ragionare sulla solidità delle banche presso cui depositano il loro denaro. E l’elenco potrebbe proseguire.

Mi pare, allora, che il problema non sia endogeno al mercato, ma esogeno. Ne consegue che non è l’aumento dei poteri delle autorità di vigilanza la soluzione del problema. Semmai il contrario.

link: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=13684%3Ale-cause-della-crisi-sono-esogene-al-mercato&catid=1%3Alatest-news

From → ECONOMIA

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