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Dalla Scuola Pubblica alla Libera Scelta della Scuola

27 aprile 2011

di Rivo Cortonesi

Care amiche, cari amici, salto a piè pari la dissertazione sulla legittimità di molti dei compiti che lo Stato ha avocato a sé, limitandomi ad un’affermazione perentoria: il finanziamento, la gestione e il controllo della scuola pubblica è uno dei compiti di cui lo Stato si è appropriato nella maniera più completa e invasiva possibile. …

Il motivo ufficiale di questa appropriazione lo conosciamo, ce lo ripetono instancabilmente i socialisti di tutti i partiti: lo Stato deve garantire a tutti l’istruzione di base. Peccato che da quello che a prima vista sembrerebbe essere un obiettivo condivisibile discenda poi un’attuazione pratica assolutamente inaccettabile: infatti una cosa è proporsi di garantire a tutti l’istruzione di base, un’altra adoperarsi nei fatti per garantire a tutti la stessa istruzione di base.

È uno di quei casi in cui il verbo garantire potrebbe essere sostituito con il verbo imporre, senza che gli effetti pratici della frase portino a risultati diversi.

Qualche anno fa, in Sicilia, mi imbattei in una società di sorveglianza, che garantiva la stessa protezione a tutti i proprietari delle villette ubicate lungo uno splendido tratto di costa, inclusa la casa dell’amico che mi ospitava. La mafia garantiva a tutti la stessa protezione perché imponeva a tutti la stessa protezione.

Come ha ben scritto decenni fa lo svizzero Denis de Rougemont nel saggio “I misfatti dell’istruzione pubblica”: «L’esistenza dei programmi e della democrazia implicano questa esigenza teorica: tutti i bambini devono essere in grado in qualunque momento di:

1. ingurgitare la stessa quantità di materia,

2. di renderne conto allo stesso modo, nello stesso tempo.

Accontentiamoci di evidenziare che questo principio è alla base del sistema; che riposa dunque su una tranquilla ignoranza della natura umana. La storia registra sì e no una o  due altre idiozie di questa grandezza, ma bisogna riconoscere che non si era mai pensato di dar loro un’estensione universale e un carattere obbligatorio».

Sembrerebbe che un’idiozia di questa portata (come la definisce il de Rougemont) abbia conseguenze nefaste solo su chi deve essere istruito, invece ne ha, di altrettanto gravi, anche su chi deve istruire.

Perciò, solo in apparenza il titolo del mio intervento: Dalla scuola pubblica alla libera scelta della scuola può sembrare riguardare soltanto gli studenti e le loro famiglie.

Nella proposta dei liberisti ticinesi, che mi accingo ad illustrare, in realtà anche i docenti dovrebbero poter scegliere liberamente la loro scuola, quella in cui credono e che pertanto intendono contribuire a realizzare, e per la quale sono disponibili a dare il meglio di sé stessi.

Essi dovrebbero essere messi in condizione di rispondere alla domanda di istruzione con una loro personalissima offerta di istruzione e non con quella imposta loro da un’elite di regolamentatori illuminati.

Questa riconquistata libertà di insegnamento aprirebbe però per i docenti uno scenario nuovo, nel quale dovrebbero necessariamente confrontarsi, uno scenario dove lo spartiacque tra i migliori e i peggiori sarebbe costituito dal verdetto del mercato.

Perché una scuola che pretende di sopravvivere senza confrontarsi con i bisogni individuali di istruzione, che emergono via via dalla società civile, è una scuola che marcia sul posto in virtù del monopolio che esercita, e che è destinata ad un’erosione costante della sua credibilità.

Di certo chi preferisce appiattirsi su di uno stipendio sicuro e un tran tran quotidiano senza infamia e senza lode, sarà un acerrimo nemico di questa proposta.

Non così chi, accettando la sfida, vedrà in essa l’opportunità di valorizzare la propria professionalità e dar libero sfogo al proprio entusiasmo e alla propria creatività didattica.

L’obiettivo di garantire a tutti l’istruzione di base tramite il finanziamento pubblico, non può tuttavia, molto pragmaticamente, essere sconfessato, perché, qui in Ticino, l’opinione pubblica non è pronta per la completa privatizzazione della scuola, neppure se accompagnata da forme di associazionismo volontario volte ad assicurare un’istruzione di base per i più bisognosi.

Si può però liberalizzare l’istruzione di base, intendo quella della scuola Media e della scuola Media superiore, continuando ad assicurarne la “gratuità” (tra virgolette beninteso perché sappiamo benissimo che lo Stato per dare a qualcuno deve necessariamente togliere ad un altro).

I Liberisti ticinesi si impegneranno perciò per una riforma della scuola che favorisca la concorrenza tra i diversi istituti e permetta ad ogni famiglia di scegliere liberamente quello che ritiene più adatto alla crescita culturale dei propri figli.

Vediamo più in dettaglio la nostra proposta:

1) i concetti di scuola pubblica e di scuola privata vengono aboliti: per far questo i Liberisti chiedono che il Gran Consiglio voti ogni anno un credito destinato alla scuola Media e uno destinato alla scuola Media superiore, e che questi due crediti vengano ripartiti tra tutti gli alunni iscritti all’una e all’altra scuola;

2) le famiglie avranno la libertà di iscrivere i propri figli nella scuola di loro gradimento, purché ubicata sul territorio cantonale;

3) ogni scuola riceverà un sussidio pubblico proporzionale al numero di allievi iscritti;

4) ogni scuola disporrà di ampia libertà direzionale, pedagogica e programmatica;

5) ogni singolo istituto potrà ampliare i propri mezzi finanziari a disposizione, accettando finanziamenti e donazioni private; sono esclusi contributi di strutture pubbliche o parapubbliche, nazionali od estere;

6) tutti gli istituti assumeranno lo stato giuridico di Fondazione e, a seconda della loro salute finanziaria, potranno, a loro discrezione, rinunciare in tutto o in parte per i propri alunni ai sussidi cantonali, che in nessun modo potranno però essere utilizzati per favorire altri istituti;

7) ogni nuovo progetto scolastico dovrà ottenere il preliminare avallo delle autorità cantonali, cui compete solo di vigilare che esso:

7.1) non metta in pericolo la salute e la sicurezza fisica degli allievi,

7.2) non fomenti odio, e

7.3) educhi al rispetto delle più elementari regole di convivenza civile

8) contro la decisione delle autorità pubbliche i promotori potranno ricorrere presso un tribunale.

Questa proposta può aprire le porte ad un reale pluralismo educativo e, favorendo l’ingresso di capitali privati nelle Fondazioni scolastiche, ridurre, nel medio-lungo periodo, anche il relativo onere finanziario per lo Stato, che tra l’altro fatica sempre più a reperire risorse per le scuole (attrezzature didattiche, manutenzione degli stabili, personale ausiliario, retribuzioni dei docenti e relativa scarsità di interessati all’insegnamento).

Non so quali forme di promovimento di questa idea (se piace) possano essere intraprese in tutti quei paesi caratterizzati, come qui in Ticino, da una forte presenza della scuola pubblica.

Noi stiamo lavorando trasversalmente ai diversi schieramenti politici per valutare la possibilità di intraprendere una via compatibile con le attuali leggi cantonali e federali in tema di iniziative parlamentari, popolari e di tipo referendario.

Speriamo che in questa battaglia di libertà anche amici di altri partiti possano darci una mano per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema e che la proposta dei liberisti ticinesi sulla scuola trovi un ampio consenso.

link: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=13746:interlibertarians-2011-dalla-scuola-pubblica-alla-libera-scelta-della-scuola&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA

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