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L’arte sussidiata non è libera

20 aprile 2011

Lo stato dell’Arte

“Pensiamo che lo Stato non debba sovvenzionare gli artisti? Siamo barbari che giudicano le arti come inutili. I nostri avversari credono che un’attività che non è ne prezzolata né regolamentata, sia un’attività distrutta. Noi crediamo l’opposto. La loro fede è nella legge, non nell’umanità. La nostra è nell’umanità, non nella legge”. Così scriveva nel 1850 l’economista liberale francese Frederic Bastiat, in polemica contro il poeta-politico Lamartine che sollecitava al Parlamento fondi per il teatro. …

Il nocciolo della questione non è cambiato di molto: da una parte c’è una robusta lobby di artisti, attori, politici, intellettuali, giornalisti, imprenditori che lamentano lo stato disdicevole in cui il governo abbandona la “cultura” lesinandole i giusti aiuti per far fiorire l’Arte italiana. Dall’altra una minoranza eccentrica, fermamente contraria all’ingerenza e alle sovvenzioni pubbliche alle arti, in quanto generatrici di inefficienza, sprechi e corruzione..

Concentriamoci per il momento sui sussidi statali alle attività culturali (mostre, teatri, cinema, festival, musica, libri), in quanto il patrimonio culturale merita un discorso a parte. Nel nostro paese la riduzione dei fondi per il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) ha assunto i toni di uno psicodramma e il governo prima ha pensato di finanziarlo con la tassa sul biglietto del cinema e poi con la più invisibile accisa da 1-2 cent sulla benzina che, secondo il sottosegretario Letta “gli italiani saranno lieti di pagare”. Grazie a questo ulteriore lieto prelievo dalle tasche dei contribuenti il Fondo è stato ripristinato, ma esso presidia un’ideologia sbagliata: ecco perchè.

1)      L’arte è libertà: nel momento in cui uno Stato, attraverso la sua burocrazia e la classe politica la finanzia, ne influenza i contenuti ed invariabilmente il governo tenderà a favorire i suoi artisti preferiti.

2)      Le lobby funzionano: se bisogna accaparrarsi dei soldi, questi andranno a favore non di chi se li “merita” di più, ma di chi appartiene al gruppo di pressione meglio organizzato o più vocifero. D’altronde perché i dischi e i concerti non sono sovvenzionati e la musica lirica sì? Perché i libri no e i giornali sì? Gli attori sì e i pittori no? Con il sistema di premiare chi incassa di più, poi, la maggior parte dei finanziamenti va ai film di cassetta dei vari Checco Zalone, De Sica e Boldi: che senso ha?

3)      Il sussidio crea inefficienza: in primis perché funziona da droga e quindi ritarda la messa in atto di provvedimenti necessari a rendere produttivo il settore. E non è vero che tutti i gatti sono bigi: tra le fondazioni liriche, ad esempio, c’è chi si autosostenta per il 60% e chi per il 10%. Perché mantenere gli spreconi? Nel settore arte, cultura e spettacolo l’offerta è superiore alla domanda e non è logico che i figuranti alla Scala abbiano guarentigie sindacali che più nessuno si sogna di avere.

Inoltre, ad esempio nel cinema, non v’è correlazione tra quantità di denaro erogato dallo Stato e produzione cinematografica: negli anni successivi alle vacche grasse meno spettatori vanno a vedere film italiani e dopo le vacche magre invece affollano le sale.

Distribuire soldi da parte dello Stato crea infine costi di intermediazione (gli impiegati pubblici distributori) ed alloca risorse in modo inefficiente: esse vanno non dove le avrebbe indirizzate il mercato ma il burocrate di turno.

4)      I poveri finanziano i divertimenti dei ricchi: parliamoci chiaro, in media chi va a teatro, all’opera, al cinema è più benestante del resto della popolazione (in media, è inutile l’obiezione di chi cita i loggionisti e gli studenti melomani), perché mai il suo divertimento dovrebbe essere pagato dall’IRPEF degli operai? I libri, semmai, servono ad elevare la cultura di tutti: peccato che il Parlamento, favorendo la lobby di editori e librai, abbia appena proibito gli sconti superiori al 15% sul prezzo di copertina…

Basta così. Per concludere mi farò aiutare non da Milton Friedman ma da Karl Marx il quale saggiamente notò che quando si dipende dallo Stato per avere dei privilegi si diventa mendicanti della classe politica dominante.

di Alessandro De Nicola

http://www.facebook.com/notes/alessandro-de-nicola/lespresso-8-aprile-2011-larte-sussidiata-non-%C3%A8-libera-premiere-su-un-giornale-co/10150149736361687

From → LIBERALIZZAZIONI

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