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Un voucher contro i monopoli del sapere

18 aprile 2011

Le famiglie devono essere libere di scegliere l’istruzione migliore per i loro figli

La libertà d’insegnamento è tornata a essere tema di discussione non per ragioni di principio, ma per l’insoddisfazione di molte famiglie per la qualità del servizio fornito dallo Stato. Una possibile soluzione al problema sono i buoni-scuola, ideati da Milton Friedman come strumento per mantenere pubblico il finanziamento dell’istruzione restituendo però libertà di scelta alle famíglie. Per Friedman, se non è illegittimo “redistribuíre” denaro dei contribuenti a vantaggio delle famiglie meno abbienti, per garantire a tutti l’accesso alla scuola, è inefficiente tenere in vita un monopolio della trasmissione del sapere. Come sempre, in assenza di concorrenza, la qualità del servizio diminuisce. …

Di voucher, in Italia si è parlato molto a metà degli anni Novanta, ma senza veri sbocchi politici. Questo non significa che si tratti di una discussione inattuale. Al contrario, a smuovere le acque ci pensa La punta di diamante. Scenari di scolarizzazione e formazione in Europa, di Giacomo Zagardo (Isfol/Ediguida), ricercatore dell’Isfol di Roma. In un’ampia ricerca esamina lo stato dell’istruzione e della formazione professionale in tre realtà diversissime quali Finlandia, Regno Unito e Francia, per trarre dai dati la convinzione che modelli più flessibili e meno burocratici “funzionano” anche meglio.

Il trend punta verso il superamento della “gabbia” del monopolio, che «toglie opportunità e impedisce una sana competitività del sistema». E una questione – per usare un lessico alla moda – di sussidiarietà orizzontale e verticale: verticale, per lasciare le funzioni a disposizione sempre del livello di governo più vicino alla famiglia. Orizzontale, per consentire che siano proprio le famiglie (o, nel caso della formazione professionale, i singoli) a decidere direttamente per quale “fornitore” del servizio optare.

A quell’obiettivo, si può arrivare per vie diverse. La Svezia, con governi di destra e di sinistra, ha deciso per il superamento del “modello statalista di finanziamento”: con voucher e quota capitaria, le risorse governative seguono lo studente. In Finlandia (per questioni culturali e anche di dimensione del Paese), lo Stato finanzia invece tutte le istituzioni educative, dopo un processo di accreditamento rigoroso e trasparente. Nel suo esame del sistema finlandese, Zagardo sfata un luogo comune che ciclicamente ritorna nel dibattito, e spesso finisce brandito come uno slogan nelle manifestazioni studentesche. L’idea cioè che un più ampio ricorso al privato finisca in qualche modo per “commercializzare” l’educazione.

link: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10168

From → ECONOMIA

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