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La stagnazione della Svezia socialista

8 aprile 2011

Sull’onda dell’articolo sul Giappone considero necessario questo sulla Svezia, un metro di paragone nelle politche monetarie dove la sconsideratezza ha un limite ed una volta superato quel limite non si può dire di poter andare avanti in barba ai debiti che si accumulano (come, ad esempio, sta accadendo in Italia per cui anche la BCE si sta “preoccupando”). La Svezia ci insegna questa realtà, dove la completa bancarotta può essere evitata per tempo se si volesse guidare assennatamente un paese. Fantasia?


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di Per Bylund

La Svezia è florida. Almeno paragonata agli altri paesi, la Svezia si è comportata bene durante la crisi finanziaria. Alcune persone, come Paul Krugman, sembrano pensare che ciò sia dovuto agli estesi salvataggi ed alla nazionalizzazione di corporazioni private all’inizio del 1990 che apparentemente hanno “salvato” la Svezia dal disastro imposto dal mercato. Mentre è vero che una banca è stata nazionalizzata e miliardi di dollari sono stati pompati nel “salvataggio” della corona svedese sopravvalutata nel 1992, questi tentativi fallirono con un’enorme costo per i contribuenti svedesi. …

Ciò che ne seguì fu un lungo periodo di completo caos mentre la banca centrale spingeva i tassi d’interesse al 500% (si, 500%) con una valuta in caduta libera. Ovviamente il suo alto valore di superficie non poteva essere “difeso” contro la valutazione molto più corretta del mercato, nonostante i vari tentativi del governo di fare ciò. Ne fece seguito il panico politico, presto inseguito dalla necessità, finalmente compresa, di tenere le finanze pubbliche sotto controllo.

Sin da quel momento, come discuto in modo più dettagliato in Back on the Road to Serfdom (ed. Tom Woods), il governo svedese — nonostante i partiti al governo — ha costantemente avuto budget bilanciati e ripagava il debito nazionale. Infatti sin dal 1992 il debito nazionale era andato da circa l’80% a meno del 40% del PIL secondo una relazione recente dallo Swedish National Debt. E ciò include misure anti-recessione prese per tutto il 2009.

Ciò difficilmente è quello che Krugman ed altri intendono quando invocano che gli Stati Uniti imbocchino la via vittoriosa presa dagli svedesi. Piuttosto rifiutano ostinatamente di vedere nient’altro che le misure palesemente fallimentari prese proprio prima che la Svezia fosse forzata sulla strada della ripresa.

Krugman non è solo, tuttavia, nel credere al grande mito della Svezia come un’esperimento socialista di successo. Gli svedesi credono in generale a questo mito ed anche molti altri nel mondo ci credono. Le persone di solito mi cercano solo per dirmi quanto meraviglioso sia il mio paese e mi raccontano storie di come tutto sia apparentemente “libero”. Mi chiedo sempre di cosa stiano parlando e chi ha dato loro quelle folli idee che secondo loro rappresentano la verità. Krugman lo dovrebbe saperlo meglio, invece no.

Ma forse la Svezia in questa crisi recente è esattamente il tipo di “mito dei sogni” che i Keynesiani hanno sempre cercato. Dopo tutto la ricchezza svedese costruita durante il ventesimo secolo assomiglia molto ad un creazione Keynesiana: un boom artificiale continuamente nutrito e continuamente alimentato, inoltre il paese fu salvato molte volte dalle circostanze che si susseguirono al fine tirarlo fuori da un pozzo senza fondo.

In seguito ad un periodo di “estremo” libero mercato nella seconda metà del diciannovesimo secolo, fu creato il welfare state (lo stato assistenziale) ed ampiamente espanso. Il non prendere parte in nessuna delle guerre mondiali ha sicuramente aiutato e sostenere il welfare state fu facile negli anni sessanta — c’era ricchezza in abbondanza in giro da essere espropriata ed “investita” nei grandi sistemi dell’ingegneria sociale.

La storia, tuttavia, finì negli anni settanta — ma non, a quanto pare, il mito. La crisi internazionale del petrolio spinse il governo svedese nel puro Keynesianismo e la valuta, di conseguenza, fu svalutata frequentemente ed ampiamente per oltre un decennio. I successivi “felici anni ottanta” non offrirono alcuna soluzione per la bancarotta dello Stato nazionale, che implose finanziariamente agli inizi degli anni novanta non appena i mercati internazionali smaltirono la sbornia dopo il boom immobiliare. Questo fu quando il governo fu forzato, in termini economici, a tagliare la spesa ed imporre limiti nei benefici offerti attraverso la moltitudine di sistemi di welfare.

Ma c’è un’altra verità sull’economia svedese che solo di recente è stata scoperta. C’è ora prova che la Svezia, anche in termini di statistiche ufficiali, non è quel bel paradiso che si pensa e non ha praticametne sperimentato alcuna crescita economica (almeno in termini di lavoro reale, che dovrebbe essere di ovvio interesse per i Keynesiani) per più di mezzo secolo.

in un articolo del 2009 (sfortunatamente disponibile solo in svedese [file pdf]) pubblicato dalla Swedish Economics Association nella rivista Ekonomisk Debatt, gli economisti del Ratio Institute Bjuggren e Johansson mostrano la triste realtà. Basandosi su dati pubblici dall’agenzia del governo Statistics Sweden (“SCB” in svedese, un’acronimo che sta per Central Bureau of Statistics) ed usando un nuovo sistema di classificazione per indicare le proprietà, hanno scoperto che non c’è stata alcuna creazione del lavoro nel settore privato dal 1950 al 2005.

Si, avete letto correttamente: non c’è stato alcun incremento nel numero di lavori nel settore privato in Svezia per 55 anni. In altre parole partendo cinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’economia svedese è stata in completo stallo.

Coloro che credono nel mito svedese potrebbero desiderare di attaccare il sistema di classificazione usato da Bjuggren e Johansson, ma è basato su uno standard internazionale che fornisce semplicemente una visione migliore del settore pubblico e privato attraverso l’identificazione del possesore della proprietà piuttosto che il tipo di gestione o status ufficiale.

In altre parole la classificazione usata da questi economisti mostra gli effetti del governo corporativo identificando quali corporazioni sono possedute dal governo e di conseguenza considerate parte del settore pubblico, cioè corporazioni possedute dal governo. I dati prendono in cosiderazione i lavoratori autonomi come anche le proprietà estere, entrambe sono categorizzate come “privato” (sia se possedute da governi esteri o no).

Mentre il settore privato ha fornito al netto zero creazione del lavoro, il settore pubblico ha visto una mostruosa crescita durante questo periodo (vedi il grafico fornito in questo articolo, con i lavori del settore privato in blu, il settore pubblico in marrone e la popolazione in rosso). E la popolazione è aumentata anche di più, il che spiega gli alti tassi di disoccupazione come anche la grande fetta di persone in età lavorativa spinta nelle università pubbliche per essere ulteriormente “istruite”.

Ciò spiega come il governo svedese è stato in ultima istanza incapace a sostenere in continuazione il welfare state dagli anni settanta ai primi del novanta. Visto che non ci sono state guerre internazionali per cui giustificare l’incremento — comunque temporaneo — delle esportazioni e non c’è stata alcuna vera crescita internazionale su cui andare a rimorchio, il bluff è stato scoperto e ciò ha richiesto un ritorno alla realtà.

La sopravvivenza della Svezia, relativamente vittoriosa, durante la recente crisi finanziaria non ha nulla a che fare con il sostenimento del governo, i benefici del welfare in aumento o la nazionalizzazione del settore privato. E’ un diretto risultato di un risoluto e politicamente doloroso programma, che dura da più di 15 anni, di pulizia del casino perpetrato per più di un secolo dalle politiche che sostiene Krugman le quali hanno quasi portato alla bancarotta la millenaria nazione.

Krugman potrebbe aver ragione che gli Stati Uniti possano imparare dall’esempio svedese — ma solo dal periodo dopo la crisi del 1992.

 

 

[*] traduzione di Johnny Cloaca

link: http://johnnycloaca.blogspot.com/2011/01/la-stagnazione-della-svezia-socialista.html

[**] fonte originale: LINK

From → ECONOMIA

3 commenti
  1. Bello il tuo articolo, ma non so se vorrei mai vivere in un paese in cui per uno scappellotto ad un figlio ti mettano le manette ai polsi e ti considerino alla stregua di un criminale qualsiasi. Voi che ne dite?

  2. Ciao Carmine.

    Ho sentito di quella notizia. Sinceramente non sono informato bene su come siano andate esattamente le cose. Forse il passaparola ha enfatizzato la situazione. Ciò non toglie che la mentalità sia quella.

    Purtroppo questo post non l’ho trasferito, ma ormai il blog è qui: http://www.riecho-economiaeliberta.blogspot.com

    Vienimi a trovare li!

  3. Almeno in svezia hanno il death metal svedese, andrei a viverci subito.

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