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Lasciamo ai privati la gestione dei beni artistici

1 aprile 2011

 

Lo slogan “Meno tasse per tutti” era una frase di campagna elettorale, poi Silvio non ha realizzato nulla di quanto promesso, ed è rimasta tale. Adesso la riduzione delle tasse e il ruolo dei privati sono una necessità per la sopravvivenza del Bel Paese… Giovedì 18 Novembre, Michele Santoro e Philippe Daverio si sono scandalizzati per le parole del coordinatore del Tea Party Italia – “Facciamo gestire i siti archeologici (e museali) ai privati” – pronunciate durante i pochi minuti che gli sono stati concessi all’interno della trasmissione Anno Zero. Questo era solo l’incipit di un discorso che doveva essere spiegato, più che a Santoro, notoriamente restio a concedere spazio ai pareri diversi dal suo, ai cittadini italiani che continuano ad essere oppressi dalle elevate tasse e vedono crollare il proprio patrimonio culturale e la qualità dei servizi pubblici. L’Italia, infatti, nel tentativo di abbattere il debito pubblico, si trova costretta a ridurre la spesa e i servizi. Queste necessarie azioni di taglio non sono solo una scelta della Destra odierna, ma saranno infatti applicate da tutti i governi dei prossimi decenni.

“Con la cultura non si mangia”? E allora gli impiegati delle imprese che producono e stampano libri, che gestiscono i servizi accessori dei musei, che organizzano festival, concerti, e operano nel settore del turismo di cosa si nutrono, se non dei proventi derivanti più o meno direttamente dalla cultura? Per non parlare dell’importanza della cultura nella formazione di una classe dirigente futura che sia finalmente degna di tale appellativo. Il valore creato dalle istituzioni museali e culturali, inoltre, non può essere valutato unicamente dai loro bilanci (è risaputo che questi sono fisiologicamente in perdita) ma occorre includere nelle considerazioni di merito i benefici sociali e l’impatto economico indiretto che queste istituzioni creano per l’intera nazione. Abu Dhabi, ad esempio, non disponeva storicamente di un patrimonio artistico e culturale di rilievo e oggi, consapevole del grande indotto economico che le istituzioni culturali generano nel proprio territorio, sta investendo grandi somme per crearne uno ex novo, l’Isola della Felicità, che ospiterà le nuove sedi del Louvre e del Guggenheim (non degli Uffizi, che anche volessero non potrebbero dare in concessione il proprio brand, visto che di fatto nessuno ne possiede i diritti).

Due sono i concetti su cui riflettere. Primo, lo Stato, per ridurre il debito pubblico, non dispone di fondi da investire e non li avrà per i prossimi decenni, di conseguenza l’arte continuerà a non ricevere il sostegno che necessiterebbe e che sarebbe auspicabile. Secondo, investendo in arte e cultura si crea un indotto economico capace di contribuire significativamente all’intera economia, creando quella crescita che tanto invochiamo. La conseguenza di quanto affermato è che l’Italia deve finanziare e non mortificare l’arte e la cultura; per farlo, non deve ostinarsi a esigere inesistenti risorse pubbliche, deve invece favorire il sostegno dell’arte da parte dei privati, o meglio di quei privati illuminati che sono capaci di cogliere l’immenso potenziale di sviluppo economico e sociale derivante da una gestione manageriale delle risorse artistiche del nostro Paese.

Secondo Philippe Daverio gli investitori privati sono solo in grado “di mangiarsi tutto” a discapito della collettività. Le sue parole, purtroppo, confermano il permanere di una diffidenza latente che certi italiani continuano ad avere sia verso il settore dell’arte che verso il ruolo dei privati, questo è un limite inabilitante che impedisce di vedere e cogliere importanti opportunità. Lo Stato e il MiBAC dovrebbero limitarsi a promuovere una collaborazione tra pubblico e privato, attraendo finanziamenti privati a sostegno delle istituzioni culturali attraverso la concessioni di sgravi fiscali e la creazione di un sistema di appalti trasparente e non più clientelare. Per ottenere una miglior gestione del nostro patrimonio è, infine, necessario introdurre figure professionali in grado di unire a una forte sensibilità artistica spiccate capacità manageriali. Il risultato sarebbe quello ottenuto in altri paesi europei e nord americani: la nascita di un circolo virtuoso capace di attrarre maggiori investimenti, creare nuovi posti di lavoro, e migliorare il livello culturale ed economico medio degli italiani. Per trovare un esempio di successo di quanto detto non serve andare oltreoceano: come ha evidenziato anche il New York Times pochi giorni fa, a Firenze la Fondazione Palazzo Strozzi dimostra come la collaborazione degli enti pubblici con i privati sia la chiave di un nuovo modo di fare cultura, con soddisfazione da parte di tutti, dei cittadini in primis.

di Giacomo Ficari

da Tea Party Italia

link: http://www.teapartyitalia.it/index.php/articolo/lasciamo-ai-privati-la-gestione-dei-beni-artistici

From → LIBERALIZZAZIONI

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