Skip to content

Il sistema fiscale italiano, l’assurdità fatta tassa

26 marzo 2011

 

di Paolo Franceschetti*

La punta di diamante più assurda del nostro sistema giuridico è la parte fiscale. E’ notorio tra professionisti e commercianti che “se viene la finanza qualcosa di illegale ti trovano”.
Già perché le leggi fiscali sono talmente complicate che è impossibile rispettarle completamente. Tasse, sovrattasse, tasse locali, spese detraibili, spese deducibili, spese detraibili in parte, spese deducibili in parte, anticipi, acconti, ecc… un casino in cui è impossibile capirci qualcosa.

Ovvio che se sei soggetto ad una verifica fiscale da parte della finanza come minimo trovano che hai dedotto una spese non deducibile, che hai sbagliato un calcolo, un acconto, qualsiasi cosa.
Infatti ogni tanto a noi professionisti, o agli imprenditori, arrivano delle tasse arretrate. E quando la somma è piccola si paga senza fiatare; perché costa di più rifare tutti i calcoli che pagare senza protestare.
Un piccolo sopruso, ma costante, continuo, reiterato, e inflitto a migliaia di imprese e professionisti, con la volontà e complicità del sistema statale. 

Se poi aggiungiamo le leggi sulla sicurezza del lavoro, quelle sanitarie, ecc… ne risulta che la maggior parte degli imprenditori e dei professionisti viola sempre e senz’altro qualche regola.
Tempo fa ad esempio ho scoperto che in uno studio legale, in teoria, si devono avere solo mobili “ignifughi”; ma sfido qualsiasi studio legale a dimostrare che non ha nelle stanze almeno un soprammobile di legno o altro materiale infiammabile perché ritengo che nessuno, al momento in cui acquista un mobile o un altro oggetto, pensi alle norme della legge 626 (poi confluita nel TU).
In realtà questo stato di cose serve per far avere una specie di sudditanza del cittadino nei confronti del potere; il cittadino non deve mai essere tranquillo; deve sempre aver paura di un possibile controllo; e deve sapere che a fronte di un abuso dell’autorità non potrà difendersi.
Ma la cosa più assurda si verifica nei tribunali.

Tempo fa entrai in un aula di diritto del lavoro, e scopri che la sedia del giudice non era a norma di legge, e che non c’era l’estintore e nelle cancellerie non c’erano tutte le misure prescritte dalla legge sulla sicurezza del lavoro.
Cioè i magistrati che in teoria dovrebbero controllare che tutti sia a norma, sono i primi a lavorare in un ambiente non in regola. 

Qualche tempo fa ho messo la targa col mio nome, fuori dal portone del mio studio legale. Non sapevo che per farlo dovevo chiedere il permesso e pagare una tassa per le affissioni comunali. E’ passato un vigile mentre la affiggevo e mi ha chiesto se avevo il permesso.
Ho risposto di no e che non sapevo neanche ci volesse il permesso.

“Ma quant’è questa tassa?” Ho chiesto.
“Non lo so – risponde il vigile – ma comunque ti conviene non chiedere alcun permesso, e se viene un controllo paghi la multa. Costa meno ed è più pratico”.
Quindi se io metto il mio nome sul campanello è mio diritto. Ma mettere una targa accanto al campanello no. Il consiglio, del resto, viene dalla persona che in teoria dovrebbe controllare che io sia in regola con il permesso. 

Proseguendo nelle assurdità fiscali, che dire del fatto che i professionisti e le imprese debbano pagare il 90 per cento del reddito presunto dell’anno successivo?
In altre parole: per noi cittadini è normale pagare in anticipo le tasse che guadagneremo l’anno prossimo. Di chi sia questa geniale invenzione non lo so. Ma quello che so è che a tutti deve sembrare normale, se nessuno ha mai pensato a fare un ricorso alla corte costituzionale (che, a mio parere, avrebbe notevoli possibilità di vittoria).
Vero è che il cittadino non ha interesse a fare un ricorso del genere a causa, ancora una volta, dell’assurdità con cui è previsto il meccanismo dell’impugnazione:

Già. Perché se io, cittadino, sono incazzato contro questa legge assurda non posso mica andare dalla Corte Costituzionale e promuovere direttamente il giudizio. No.

Devo prima farmi fare una multa (quindi devo prima rifiutarmi di pagare, e commettere un illecito) e poi impugnare questa multa davanti alle Commissioni Tributarie; e una volta che sono davanti alle commissioni tributarie, devo sollevare il giudizio davanti alla Corte Costituzionale.
Ma il giudizio davanti alla Corte ancora una volta non è automatico. No. E’ a discrezione del giudice che può sollevare il problema davanti alla corte solo se lo ritiene “non manifestamente infondato”.
Quindi la maggior parte di cittadini è scoraggiata dal fare una cosa del genere, e finché a promuovere un azione del genere non ci penserà un’associazione di consumatori, la cosa è ovviamente improponibile.
Fare una legge che consenta di chiedere il sindacato di costituzionalità in via diretta non è venuto in mente a nessuno. Sarebbe troppo semplice poi.

Quindi, riassumendo, se un cittadino vuole fare causa contro questa norma del cazzo, per non pagare con un anno di anticipo quegli euro di tasse che dovrà comunque pagare l’anno successivo, deve dare parecchie migliaia di euro ad un avvocato; e aspettare qualche anno di causa.

Tempo medio previsto per la definizione del giudizio: se tutto va bene qualche anno. Spesa prevista: circa 10 – 20.000 euro, a seconda dei casi.
E’ ovvio allora che conviene di più pagare in anticipo.

Qualcuno mi dirà: ma tu sei avvocato, fattela da solo.

Ma a me non va di farmela.

Perché dovrei?

Sono centinaia le possibili cause che potrei fare contro le leggi ingiuste e vessatorie.
Ma non ho tempo per farmele, perché devo lavorare. E quando non lavoro, scrivo articoli come questo, oppure mi studio la cabala, che mi serve sempre per lavoro.

Insomma, pur essendo avvocato, non ho il tempo per difendermi legalmente e, ovviamente, non mi va neanche di farmi difendere da un collega, perchè mi costerebbe troppo e non mi converrebbe economicamente.

E tutto questo per i miei colleghi è… normale.

Altra cosa assurda, ma su cui nessuno ha qualcosa da reclamare sono le imposte di registro. Non so quanti sanno che se si acquista una casa, colui che acquista deve pagare l’otto per cento di imposta di registro; se si acquista un terreno l’imposta diventa addirittura il 17.

In altre parole se io compro un terreno da 100 mila euro, ne dovrò dare 17 allo stato. Più, tra imposte ipotecarie e catastali, si arriva al 18. A questo aggiungiamo la tariffa notarile e si arriva a 20.000 euro. 20.000 euro regalati allo stato ma non si sa perché.

E se io vado su un testo di diritto tributario per capire a cosa cazzo serve questa imposta, e perché io sono obbligato a pagare una cifra del genere, non lo trovo.

E’ un imposta. E’ dovuta. E basta.

Se chiedo a un collega tributarista a cosa serve questa imposta mi rispondono che non lo sanno. Loro sanno solo che si fa così.

 

*http://paolofranceschetti.blogspot.com

From → FISCO, ITALIA

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: