Skip to content

Come si manda in rovina un Paese

7 marzo 2011
Come già fatto dal quotidiano “Libero mercato” diretto da Oscar Giannino, ripubblichiamo qui alcuni brani da “Come si manda in rovina un Paese” (Rizzoli, 1996), il diario di Sergio Ricossa su “cinquant’anni di malaeconomia in Italia”…



Sono appunti, istantanee di una carriera – la storia italiana vista da un maestro liberista.

1945 * Le vere, indimenticabili lezioni di economia non le trovo nei grigi testi universitari. Sono nelle coloratissime riviste americane di varietà, che cominciano a giungere nelle edicole con pagine e pagine di réclame. Réclame di cosa? Ma dell’Abbondanza capitalistica, che a noi mezzi morti di fame, fa un effetto stupefacente.

1946 * L’inflazione è più rivoluzionaria di qualunque soviet, ma non fa vedere il sangue. C’è chi non vede nemmeno l’ingiustizia: non mi risulta che la Chiesa abbia mai condannato l’inflazione. …

1947 * Einaudi spegne l’inflazione. Bel colpo, tenendo conto che Einaudi è un vecchietto ultra-settuagenario e ha quasi tutti contro. I banchieri lo accusano di aver messo le mani sulle loro riserve, gli industriali, di aver ristretto il credo; i sindacalisti, di provocare disoccupazione; gli economisti, di non essere keynesiano.

1948 * I libri di testo per le elementari, “conformi ai programmi ministeriali”, continuano a raccontar la favola del contadino, che si sente un re a zappare la sua terra. A mio nonno, che zappò intere colline del Monferrato, non venne alcuna corona: gli vennero le mani di cuoio. La sua terra meritava niente più dell’amore che si concede a chi ci affama periodicamente, dopo averci chiesto molta fatica.

1949 * La Costituzione italiana ammette tutto, proclama che l’iniziativa privata è libera, ma aggiunge che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Poiché l’utilità sociale è ciò che vogliono i partiti al potere, l’iniziativa privata è costituzionalmente fottuta se al governo vanno i comunisti. Quesito: a che servono le Costituzioni?

Sintesi della morale capitalistica: chi ha, è. Chi non ha, ahi. Ma il bello del capitalismo è proprio quando consente libertà avventurose, picaresche, da gioco d’azzardo. Le libertà della Fortuna. Il barbone che diventa miliardario e il miliardario che diventa barbone. Il palazzo dorato, che alla fine crollerà, e la soffitta bohème. Il meglio del capitalismo sono i suoi vizi.

1950 * Ci è apparso il fantasma di Lombroso: “osservate il cranio Fiat di epoca vallettiana. Brachicefalo, la regione mascellare pesante, la fronte ostinata, tutta l’architettura massiccia, praticamente indistinguibile dal cranio medio piemontese, la testa dura per antonomasia. Difficile farci entrare qualcosa, sebbene quando entra non esca più”.

1953 * Lo studio dell’economia serve a difendere i propri pregiudizi pro o contro il capitalismo senza complessi di inferiorità, con l’assoluta garanzia che la scienza non dice il contrario di quel che pensiamo, qualunque cosa pensiamo. Potere liberatorio del sapere.

1955 * Nell’Iri ci sono le grandi banche, ma il ministero delle partecipazioni statali non si occuperà delle banche dell’Iri. L’ha voluto La Malfa, che separa sempre l’alta finanza dagli altri affari. L’alta finanza laica tocca a lui e alla sua banda di amici. Il motto “giustizia e libertà” andrebbe completato: giustizia, libertà e grosso capitale.

1957 * Il vero italiano vede con occhiali Salmoiraghi (Iri), si serve di elettricità della Finelettrica (Iri), ascolta programmi della Rai con dischi Cetra e pubblicità Sipra, fuma sigarette del Monopolio, telefona con l’Iri, mangia sale del Monopolio, banane del Monopolio, beve acque minerali delle terme statali, affida i risparmi alle banche dell’Iri, legge giornali sostenuti dalla pubblicità Iri, Eni, Monopolio, Totocalcio e sostenuti dalle sovvenzioni dell’Ente cellulosa, viaggia con le ferrovie statali, vola con l’Alitalia, si laurea in università statali, muore in cliniche universitarie, è sotterrato in cimiteri pubblici.

1960 * La tesi dominante è che il “miracolo economico” sia fondato sui bassi salari italiani, che facilitano l’esportazione. Però restano da spiegare due cose: come mai i nostri consumi privati di massa sono cresciuti tanto, senza sacrificare i risparmi; e perché, secondo le statistiche, distribuiamo al lavoro, in molti settori d’industria, quasi il 70% del valore del prodotto.

1961 * Le tombe degli Einaudi a Dogliani sono di una estrema semplicità, niente a che fare con “tombe del boom” che si vedono nei cimiteri monumentali.

1962 * Memorandum per i posteri. Riccardo Lombardi, a nome dei socialisti: “la nazionalizzazione dell’elettricità è un bastone tra le ruote dello sviluppo capitalistico”. Sanno quel che fanno, questi rossi.

1964 * Ora che i politici e i moralisti ci vorrebbero più austeri e meno consumatori, gli intellettuali demonizzano la pubblicità commerciale. Il letterato Comisso: “Odieremo per sempre le belle donne sorridenti, sicarie dell’industria e della chimica”. Ma no, è da Eva in poi che le adoriamo purché ci conducano alla perdizione.

1965 * Moro è al governo dalla fine del 1963 e minaccia di restarci ancora. Il suo modo di fare è lumacoso, cioè molle, bavoso, lento.

1967 * Io passo per l’economista della Fiat (che invece è Gasparini). Recentemente, per la prima volta nella mia vita, ho chiesto alla Fiat centomila lire di finanziamento di una ricerca universitaria. Risposta: no.

1969 * Mi chiedo se è la stessa umanità, quella che va sulla Luna e quella che resta qui sulla Terra a fare le “assemblee” demenziali, o, peggio, a preparare le bombe per una “strategia della tensione”.

1971 * La Gepi (Gestione esercizio partecipazioni industriali) dovrebbe fare per le industrie private ciò che l’Iri fa per le industrie pubbliche: aiutarle a conservare i posti di lavoro. Questa la chiamano “politica industriale”, ma è la politica dell’imbalsamare.

1972 * Se i sindacalisti rispettassero davvero gli operai, gli farebbero dei contratti di lavoro comprensibili.

1973 * Il lato più seccante del catastrofismo del Club di Roma è che nel 2100 non sarò più vivo per ridere del fallimento delle sue profezie. Ma molte falliranno anche prima.

1975 * Reviglio sostiene che bisogna aumentare le imposte, Spaventa sostiene che bisogna aumentare il debito pubblico (o viceversa, non ricordo bene). A nessuno dei due passa per la testa che possa convenire la riduzione di imposte e debito.

1977 * Sui muri della facoltà sta scritto: “Al professor Ricossa, noi scaverem la fossa”. Invece spaccano il naso a uno dei miei figli. Non ci si può fidare delle promesse, neanche di quelle dei rossi.

1979 * Chissà perché mi combinano un appuntamento con Almirante. Lo invito a fare il liberista, che è come chiedere a un musulmano di tagliare la barba al Profeta. Mi risponde che nella burocrazia statale raccoglie molti voti, dunque deve fare lo statalista. Il ragionamento fila.

1982 * Sylos non è in corsa per la presidenza Iri. Lo sarebbe il democristiano Prodi, che però pretenderebbe uno stipendio “vicino” a quello di Romiti: si dice un milione al giorno, festività complete. Politica dei redditi anche questa?

1985 * La Rai, perché monopolio, non sfruttava l’intero mercato potenziale. Quando, come consulente della Sipra, preparai le prime tariffe pubblicitarie televisive, la Rai le giudicò “eccessivamente alte”, e preferì mettere in coda i clienti. Oggi sappiamo che questo equivaleva a dire ai clienti in coda: aspettate Berlusconi.

1986 * Torino 23 novembre. Più di 30.000 contribuenti sfilano per protesta contro il fisco. Il ministro delle Finanze, Visentini, telefona a Romiti per avere informazioni sul “marciatore” Ricossa. Che io sappia, Visentini non ordina alcuna ispezione fiscale su di me.

1988 * Mi chiedo: se l’utopia europeistica si realizzasse, la professione dell’imprenditore sarebbe più facile o difficile? Non so rispondere. Dipenderà dai suoi agganci a Bruxelles.

1991 * Con l’enciclica Centesimus annus la Chiesa sembra accettare apertamente il sistema dell’economia di mercato, e riesce perfino a scorgere i difetti del Welfare State. Peccato non condanni i cattocomunisti, che formano una seconda Chiesa.

1992 * Le libertà stanno cadendo in Italia come le teste durante la rivoluzione francese. All’inizio Marat chiese 600 teste, poi 20.000, poi 270.000. I nostri Marat ci lasciano le teste e gli occhi per piangere, ma ci asserviscono in crescendo e ci prendono in giro: “Se protestate siete degli evasori o dei mafiosi”.

1993 * Democrazia. Un referendum popolare abolisce il ministero dell’Agricoltura. Ciampi crea il ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali.

1994 * Mi hanno chiamato “liberista ferino”. Avrei preferito liberista felino, ma non è questo il punto. Il punto è che, con stupore di molti, non prendo il volo per raggiungere lo stormo dei “liberisti” di Berlusconi e fare il rapace fra i rapaci. Ma come, predico il liberismo da un vita, e mi fermo prima della terra promessa, che ormai è in vista? Da una vita non riesco a diffondere l’abbicì del liberismo: ogni terra promessa è un miraggio.

Su “Capital” divento “liberista selvaggio”. Dal Dizionario dei sinonimi, di B.M. Quartu: “Selvaggio, belluino, bestiale, disumano, inumano; atroce, brutale, crudele, efferato, sanguinario, spietato; barbaro, incivile, rozzo, aggressivo, violento”. Mi faccio paura.

link: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5170

From → ITALIA

One Comment
  1. cocombr permalink

    Non c’è problema c’è il grande Silvio che sta pensando a rovinare l’Italia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: