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Hic sunt cojones

23 febbraio 2011
L’Italia è piena di leggi cretine, ma il rispetto delle leggi è piuttosto basso e questo riduce l’impatto della bulimia legislativa del Palramento. L’Italia è piena di tasse esose e assurde, ma l’evasione fiscale è elevata, e questo riduce l’impatto della bulimia fiscale del Governo. Gli italiani sono considerati troppo individualisti, ma lo Stato Italiano controlla direttamente metà del PIL, e influenza indirettamente l’altra metà limitando la concorrenza ed elargendo privilegi. Vabbé che il mondo è complesso, ma più che complessa l’Italia parrebbe assurda. Da dove vengono fuori queste assurdità? …

 

Siccome le leggi non vengono rispettate, si ritiene sempre di poter convivere con un ordinamento giuridico risibile, che tanto chiuderà un occhio di fronte ad ogni cosa, sia tendenzialmente legittima (come ad esempio aggiungere una veranda alla propria abitazione senza ottenere i necessari permessi) sia palesemente ingiusta (come far lavorare qualcuno e poi non pagarlo). Lo stesso vale per le tasse: saranno pure esose, ma alla fine si vivacchia anche pagandole, e soprattutto cercando di non pagarle.

 

Nel frattempo, non esiste alcuna forma di governance trasparente, di rendicontazione dell’attività politica, di valutazione delle policies e dell’amministrazione, e di responsabilità politica, perché si è così impegnati a sperare di poter evadere il fisco o le regole che non ci si può impegnare a creare una società politica più civile.

 

Gli italiani si difendono dallo Stato non chiedendogli di essere rispettati, ma provando a fare i furbi, reagendo individualmente all’oppressivo carico fiscale e all’ingiustificabile carico legislativo nell’unico modo che chi non è in grado di organizzarsi politicamente conosce, cioè giocando a nascondino.

 

Questo scambio tra governanti e governati ha benefici per entrambe le parti: i governanti si fanno gli affari loro, chiedendo un tributo enorme alla società, e accumulando un potere politico sterminato. Dei vantaggi dei governati si è detto: la tranquillità di non avere responsabilità, neanche sulla propria vita. La “bestiale noncuranza” di cui parlava Montaigne, forse.

 

In più, gratuitamente, per chi non apprezza il calcio o comunque cerca qualche altra forma di emozione, c’è la possibilità di sfogare la propria partigianeria partecipando alla politica dei partiti, tifando pro o contro Berlusconi, parlando di mignotte o di case a Monte Carlo, etc.

 

Mi chiedo se sia giusto cercare di spezzare un equilibrio così sublime tra una popolazione che fa finta di essere anarchica ma è in fin dei conti docile e servile, e dei governanti che fingono di essere degli statisti ma in realtà non sono all’altezza di affrontare alcun problema reale.

 

Eppure basterebbe avere coscienza che la politica funziona solo se le regole del gioco politico sono buone, e se non sono tali bisogna imporre regole migliori, e verificare che vengano rispettate. Se si desse alle regole del gioco politico un decimo dell’importanza che gli italiani danno alle regole del gioco del calcio, saremmo una democrazia modello, forse saremmo addirittura un paese liberale.

 

E invece gli italiani sono così abituati alla politichetta di basso cabotaggio che hanno perso la capacità di indignarsi, se non a comando come fanno coloro che si interessano di politica da attivisti.

 

Il problema è che vincolare lo Stato a principi liberali richiede uno sforzo condiviso, e gli italiani non sono abbastanza in grado di vedere oltre il loro “particulare” per poter concertare un’azione del genere. Il che per i governanti è un vantaggio: divide, et impera.

 

da Ventinove Settembre

link: http://2909.splinder.com/post/23967848/hic-sunt-cojones

From → ITALIA

3 commenti
  1. Leggo: “vincolare lo Stato a principi liberali”; insomma è come vincolare i nazisti a principi umanitari o vincolare gli stalinisti a principi libertari.
    Mi è sempre più chiaro perché in Italia è molto dificile che succeda qualcosa di nuovo e di interessante.

  2. Io leggo: “Il problema è che vincolare lo Stato a principi liberali richiede uno sforzo condiviso, e gli italiani non sono abbastanza in grado di vedere oltre il loro “particulare” per poter concertare un’azione del genere. ”

    E’ per questo che in Italia è difficile che succeda qualcosa di nuovo e interessante.

  3. Il mito dell’interesse generale è per l’appunto un mito. L’unico interesse generale è perseguire i propri interessi particolari (individuali o di gruppo) senza danneggiare/opprimere alcuno. In tutto questo non vedo alcun ruolo per lo stato e una assoluta perdita di tempo il cercare di vincolare a principi liberali una entità totalmente illiberale. Detto questo, la mia posizione è che ognuno si tenga il proprio stato, se lo finanzi con i propri soldi e non cerchi di imporlo a nessuno. E questo è il nocciolo della vera cultura liberale espressa in maniera esemplare da Gustave de Molinari. http://www.panarchy.org/molinari/securite.html

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