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La guerra delle valute

14 febbraio 2011
Analizziamo ora un altro aspetto del denaro fiat: le svalutazioni. Nel mercato ovviamente ci sono scambi ed inevitabilmente si va incontro verso la forbice vatntaggi/svantaggi. Ma quando invece lo scambio è frodato già in partenza qualcosa non torna e non è più la natura delle cose ad agire bensì “qualcun altro” che manovra la direzione degli eventi con subdole macchinazioni. Cosa sarebbe stato altrimenti il cosidetto “quantitative easing”? Cosa sarebbe, ad esempio, altrimenti la “rivalutazione” dello yen?



di Robert P. Murphy

Quando il mio libro sulla Grande Depressione uscì — poco dopo l’inaugurazione di Obama — in un’intervista alla radio dissi che la nostra crisi economica era l’inizio della Seconda Depressione. La Federal Reserve ed il governo hanno messo in pratica gli stessi tipi di politica dopo il crash immobiliare come fecero negli anni trenta dopo il crollo della borsa.

Un altro parallelo con la Grande Depressione è la possibilità di una gigantesca belligeranza commerciale. A quei tempi il governo degli Stati Uniti fece passare l’infame Smoot-Hawley Tariff, che fece strada a barriere doganali reciproche da parte degli altri governi.

Ai giorni d’oggi i funzionari degli Stati Uniti hanno messo pressione sui Cinesi per consentire alla loro valuta di rivalutarsi contro il dollaro. Più di recente gli Europei si sono lamentati dei piani della Federal Reserve per un secondo giro di “quantitative easing” a causa del vantaggio che un dollaro più debole dà alle esportazioni Statunitensi. I prossimi anni potrebbero avere in serbo delle guerre di valute, in cui le nazioni stampano denaro in continuazione in modo da guadagnare un vantaggio comemrciale temporaneo. Il risultato finale, ovviamente, sarà l’accelerazione del prezzo dell’inflazione ed una produzione distorta in tutto il mondo. …

Valute Deboli ed Esportazioni Forti

Ad un novizio, la dicitura “valuta forte” suona come una cosa non ambigua. Ma un’azienda che esporta i suoi prodotti potrebbe beneficiare, almeno nel breve periodo, di una valuta che diviene più debole contro le altre valute.

Per esempio, supponiamo che siamo in un equilibrio iniziale dove 1€ (per esempio, un’euro) equivale ad 1$ ed il prezzo di un moggio di grano è di 5$ ed anche 5€. Allora la Federal Reserve annuncia che intende raddoppiare la quantità di dollari Statunitensi in un mese.

L’annuncio porterebbe ad un’immediato calo del dollaro nei mercati di cambio estero. In altre parole gli speculatori sulle valute che commerciavano dollari contro gli euro anticiperebbero la nuova ondata di nuovi dollari e di conseguenza offrirebbero al ribasso il loro prezzo. Supponiamo che il “prezzo in dollari” di un’euro sale da 1$ a 2$ a causa dell’annuncio bomba della FED.

Questa nuova situazione aiuterebbe i contadini Americani ma danneggerebbe i contadini Europei, almeno temporaneamente. Al vecchio prezzo del grano — dove un moggio costava 5$ se acquistato da un contadino Americano o 5€ se acquistato da uno Europeo — l’improvvisa debolezza del dollaro garantirebbe un tremendo vantaggio ai contadini Americani. Visto che 1€ equivarrebbe ora a 2$, i contadini Americani venderebbero effettivamente un moggio di grano a metà del prezzo delle loro controparti Europee. La caduta nel tasso di cambio del dollaro contro l’euro renderebbe istantaneamente le esportazioni Americane più economiche e (il che è la stessa cosa) renderebbe le esportazioni Europee più costose.

Considerate le cose dalla prospettiva di un mugnaio degli Stati Uniti. Potrebbe continuare a comprare grano coltivato dai suoi colleghi contadini Americani a 5$ per moggio, proprio come prima. Ma se volesse importare grano coltivato in Europa — dove è ancora venduto a 5€ al moggio — avrebbe bisogno ora di sborsare 10$ per moggio. Ciò perchè i suoi 10$ sarebbero convertiti sul mercato del cambio estero in 5€, che potrebbero essere poi usati per comprare un moggio di grano da un contadino Europeo. I mugnai negli Stati Uniti dirigerebbero i loro affari verso i contadini Americani e non importerebbero grano dall’Europa.

La situazione sarebbe invertita per i mugnai in Europa. Dopo l’annuncio della FED, l’euro diventerebbe velocemente due volte più forte del dollaro. Comprare 5$ di grano dai contadini Americani costerebbe solo 2,50€ per moggio, opposti ai 5€ per moggio da contadini Europei. Ovviamente i mugnai in Europa avrebbero un’incentivo per cambiare i loro affari dai contadini Europei a quelli Americani.

In realtà ciò non significa che improvvisamente i contadini Americani possano rifornire di grano l’intero mondo, e tutti gli altri vanno in bancarotta. Invece ciò che succede è che il prezzo del grano — quotato in altre valute — si aggiusta molto velocemente quando il dollaro cade contro le altre valute. Nel nostro esempio quando gli speculatori sulle valute spingono l’euro da 1$ a 2$ (a causa dell’annuncio della FED), gli speculatori nei mercati agricoli spingono in su il grano a (diciamo) 8$ per moggio e giù a 4€ per moggio. In modo da eliminare opportunità arbitrarie un nuovo equilibrio verrà velocemente raggiunto in cui il grano ha lo stesso prezzo, sia se è quotato in dollari sia se è quotato in euro, al nuovo tasso di cambio di 2$ per 1€.

Le Svalutazioni Hanno Effetti Reali

A questo punto è allettante pensare che l’annuncio della FED non avrebbe alcun effetto sullo schema della produzione globale e del commercio, e che sarebbe solamente un ritocco ai cartellini dei prezzi nominali. Ma questo non è il caso. Visto che i prezzi interni hanno vari gradi di flessibilità, la svalutazione del dollaro nel nostro esempio darebbe di più che un breve vantaggio alle esportazioni Americane.

Considerate i coltivatori di grano: dopo che gli speculatori rispondono velocemente all’annuncio della FED, il prezzo del grano aumenta da 5$ a 8$ per moggio. Sicuramente ciò non significa che i salari degli impiegati che lavorano nella fattoria, o i pagamenti dei mutui contratti con la banca, salteranno ad una percentuale paragonabile in pochi momenti. Al contrario molte delle spese dei contadini Americani rimarranno fisse, anche se il prezzo della vendita di grano è aumentato del 60%. I contadini Americani considereranno così la svalutazione del dollaro molto lucrativa. Dalla loro prospettiva sembrerà come se i mugnai (sia interni che esteri) per qualche ragione hanno una gran voglia di grano Americano, ed i contadini Americani aumenteranno la loro produzione per soddisfare la nuova domanda.

Le cose sono all’opposto per i contadini Europei. La domanda per il loro prodotto collasserà, cosicché il nuovo equilibrio del prezzo cade a 4€ dal suo originale livello di 5€. Questo calo del 20% nel prezzo non può essere semplicemente “fatto passare” sui lavoratori, che hanno contratti di lavoro specificanti a quanti euro l’ora devono essere pagati. Di conseguenza i contadini Europei diminuiranno progressivamente la loro produzione di grano.

Nel grande schema delle cose l’annuncio della FED del suo piano di stampare più dollari permetterà ai contadini Americani che coltivano grano (e ad altri esportatori di merci fungibili) di guadagnare quote di mercato a spese dei contadini di altri paesi, le cui valute si rivalutano contro il dollaro. Questo è perchè gli economisti Keynesiani insistono sulla (presunta) virtù dell’indebolire una valuta in modo da “stimolare le esportazioni” e di conseguenza spingere la produzione nazionale — le esportazioni al netto sono una componente del PIL secondo la formula standard.

Le Conseguenze non Viste

Come Bastiat insegnava il buon economista deve guardare alle conseguenze non visibili di una linea politica di governo (o di una banca centrale). Solo perchè i coltivatori di grano Americani guadagnano un vantaggio dalla svalutazione della valuta non significa che sia una buona idea.

Nel nostro esempio i consumatori Americani sono danneggiati dalla svalutazione. Il grano è ora più costoso rispetto a prima. Se i consumatori lo comprano internamente, devono pagare 8$ invece che 5$. Tuttavia anche se lo comprassero dai contadini Europei, dovrebbero comunque pagarlo di più a causa del tasso di cambio (nello specifico ci vorrebero 8$ per comprare 4€ con cui potrebbero acquistare un moggio di grano). La stessa cosa è vera per altri beni fungibili che si commerciano sul mercato mondiale: i loro prezzi in dollari salgono ed i loro prezzi denominati in euro non diminuiscono abbastanza, cosicché i beni finiscono per essere più costosi.

Un altro gruppo danneggiato dall’annuncio sono quei produttori Americani che vendono internamente ma importano i materiali. Per esempio, le linee aeree Statunitensi sarebbero danneggiate perchè il prezzo del petrolio greggio salirebbe con l’annuncio della FED.

E’ vero che, infine, la FED creerebbe nuovi dollari e questi guizzerebbero infine nelle tasche dei consumatori Americani e degli azionisti delle linee aeree. Ma a questo punto il danno è fatto. La decisione della FED di raddoppiare la quantità di dollari avrà costituito un trasferimento di ricchezza dai consumatori Americani e dalle aziende importatrici nelle tasche degli esportatori Americani. La svalutazione non farebbe diventare i guadagni degli Americani più ricchi; semplicemente riassesterebbe la ricchezza e distorcerebbe le decisioni di produzione.

La Guerra delle Valute

C’è un altro pericolo con la nostra ipotetica decisione da parte della FED: le altre banche centrali potrebbero fare la stessa cosa. Nel nostro esempio di sopra la Banca Centrale Europe (BCE), ascoltando l’annuncio della FED potrebbe fare una cosa simile e svalutare l’euro. Se i funzionari della BCE giocano i loro numeri in modo giusto, gli speculatori entrerebbero quindi nei mercati delle valute e spingerebbero l’euro giù a 1$.

Tuttavia ciò non farebbe tornare le cose come prima. Al contrario ora ci sarebbero il doppio dei dollari e il doppio degli euro rispetto a prima — anche se la stessa quantità fisica di grano sarebbe stata mietuta.[1] Di conseguenza il prezzo nominale del grano sarebbe permanentemente più alto, quotato in entrambe le valute. Usando i nostri numeri, dopo l’annuncio della BCE gli speculatori spingerebbero il grano giù da 8$ a (diciamo) 6$ per moggio e su da 4€ a 6€. Rifacendoci ai prezzi di prima, questi nuovi sono più alti dei prezzi originari di 5$ e 5€ per moggio di grano.

Conclusione

Quando i governi provano a conferire un vantaggio alle loro esportazioni attraverso il deprezzamento della valuta, rischiano una guerra di svalutazioni. In questa corsa verso il fondo, nessuno dei partecipanti può guadagnare un margine duraturo di competitività. Il risultato finale sarà semplicemente un indebolimento duraturo delle valute contro tutti i beni e servizi — ovvero prezzi sempre più alti. Le politiche inflazionistiche non conferiscono vantaggi duraturi, invece rendono più difficoltoso pianificare il futuro. Politiche inflazionistiche alternanti riducono in realtà i benefici di usare il denaro in primo luogo.

[*] traduzione di Johnny Cloaca

link: http://johnnycloaca.blogspot.com/2011/01/la-guerra-delle-valute.html

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Note

  1. Nel testo ci riferiamo al breve periodo tra il dopo proposta della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea di raddoppiare la quantità di dollari ed euro, rispettivamente, ed il prima che tutti i salari e prezzi abbiano avuto tempo di aggiustarsi. In senso stretto la produzione fisica di grano sarebbe probabilmente più alta in questo periodo, relativo all’equilibrio iniziale, a causa del vantaggio dato sia ai coltivatori di grano Americani ed Europei. Anche così, visto che l’inflazione di entrambe le banche centrali guiderebbe l’espansione, perfino in questo breve nuovo equilibrio, ci si aspetterebbe che i prezzi del grano — quotati sia in dollari che euro — si assestino ad un livello più alto rispetto al’equilibrio iniziale. Quindi, mentrei salari ed altri “sgradevoli” prezzi si aggiustano alle nuove quantità di denaro, la produzione fisica di grano ritornerebbe al suo livello originale ed il prezzo del grano salirebbe a 10$ o 10€ (stiamo trascurando i cambiamenti nella produzione causati dalla redistribuzione della ricchezza).
  2. Fonte articolo originale: LINK

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From → ECONOMIA

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