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La triste realtà della sferzata

13 febbraio 2011

di Oscar Giannino

Sul fronte economico la notizia positiva di ieri è che la produzione industriale italiana nel 2010 è salita del 5,5%, dopo il crollo del 2009. Ma è inutile illudersi. Di questo passo, per molti comparti dell’economia nazionale per tornare ai livelli precrisi bisogna aspettare un periodo che va dal 2013, per i settori più agganciati alla ripresa del commercio mondiale rispetto alle specializzazioni italiane, come le macchine e l’automazione industriale, al 2015 e oltre, per i settori più appesantiti dal persistente ritardo della domanda interna. E’ questo, il quadro realistico dell’economia italiana. Un quadro di persistente fragilità rispetto al nostro diretto concorrente che dovrebbe costituire il nostro costante punto di paragone e riferimento, la Germania che è prima potenza industriale ed esportatrice d’Europa, con l’Italia a seguirla in seconda posizione. E’ un quadro di fragilità confermato in pieno anche dall’ultima rilevazione della Fondazione Nordest, che solo poche settimane fa tra oltre 250 imprese venete rilevava come i saldi d’opinione positivi nel primo trimestre 2011 quanto a produzione, ordini export e utilizzo degli impianti restavano arretrati, rispetto a quelli rilevati a giugno 2010. Proprio laddove si concentra in Italia la maggior densità di piccole e medie imprese industriali esportatrici, in Veneto dove il prodotto industriale procapite supera quello della media nazionale tedesca, si legge meglio che altrove in Italia la vera emergenza che andrebbe posta in cima a tutti gli altri temi dell’agenda politica. Solo mettendo mano a interventi rapidi e immediatamente operativi, si può infatti pensare di dare una mano alla componente dell’economia nazionale che è responsabile del 70% della crescita a breve dell’intero nostro paese, visto che è questo il peso attuale sulla crescita del Pil delle esportazioni manifatturiere. E invece? E’ questa forse davvero, la priorità della politica? Sappiamo tutti quale sia l’amara risposta. …La risposta è no. L’agenda di governo italiana da metà dell’anno scorso si è prima progressivamente incartata per la secessione di un pezzo di centrodestra dalla maggioranza. Poi è arrivata in questi ultimi mesi la paralisi piena, per effetto delle nuove indagini della procura di Milano sulle notti di Arcore. Ora, con ogni probabilità da quel che si vede, siamo ormai prossimi a un’esplosione di tensioni senza precedenti. Perché Berlusconi non ci pensa nemmeno a farsi da parte sotto i colpi di quella che considera pura diffamazione sediziosa. La magistratura non arretrerà di un millimetro neanch’essa. Tra poco il premier si troverà esposto alla riapertura e all’avio di ben cinque processi, senza più scudi. E nel frattempo la maggioranza non controlla più alcune decisive commissioni alla Camera, senza le quali può resistere anche bene ai voti di fiducia sin qui susseguitisi, ma di fatto non può legiferare. E’ in questo quadro oggettivo, che è difficile se non impossibile nutrire ottimismo sulla famosa “sferzata all’economia” che Berlusconi aveva preannunciato dieci giorni fa sul Corriere della sera. I media e le imprese non hanno potuto che esprimere un giudizio impietoso, sul Consiglio dei ministri che ha annunciato la revisione di tre articoli della Costituzione per porvi la libertà d’impresa e il merito nella Pubblica amministrazione, e non ha potuto andare oltre un disegno di legge di riorganizzazione e semplificazione delle oltre 100 diverse misure d’incentivo all’impresa a livello nazionale, che a loro volta coesistono con circa 1400 norme regionali. Una misura meritoria – la delega parlamentare al governo risaliva a 20 mesi fa – ma che avrà effetto dal 2012, e che per il momento non vede alcun ripristino ai fondi venuti meno.

Tremonti, con la sua plateale visita al Sud accompagnato da Bonanni e Angeletti, ha reso visibile a tutti quel che esplicitamente non può che negare: e cioè la titolarità non solo di un potere di veto a più spesa in deficit – veto sacrosanto, ma che ha significato anche puro conservatorismo di ciò che è sbagliato, cioè impossibilità di tagliare spesa laddove servirebbe e molto, per riallocarla in minor misura laddovecomunque  servirebbe e molto  – ma anche ormai di una vera e propria distinzione chiara se non alternativa secca, rispetto a ciò a cui assistiamo. La sua, è unì’altra agenda. La riforma fiscale da tutti attesa, per alleviare tasse a imposta e lavoro dipendente, nella sua intenzione è stata sempre riferita a non prima di fine 2012, quando sarà chiaro quale formula prenderà il nuovo patto europeo antidebito che i tedeschi chiedono a tutti di sottoscrivere nei prossimi mesi.

In tutto questo, una via da battere comunque ci sarebbe. Quella di adottare con straordinaria emergenza una batteria di semplificazioni a costo zero, semplificazioni procedurali e amministrative relative all’apertura dei cantieri, ai vincoli ambientali e di sicurezza, all’individuazione dei siti infrastrutturali, all’adozione di una clausola di supremazia che manca nel nostro Titolo V, e impedisce allo Stato l’ultima parola su grandi impianti energetici, stradali, autostradali, portuali, ferroviari e di telecomunicazione. E’ ciò che ci si attende dal disegno di legge Calderoli-Brunetta, che ancora ieri i due ministri hanno promesso presto in via di delibera ai prossimi Consigli dei ministri. In effetti, se ben congegnate – cioè a prova di impugnativa delle Autonomie e della magistratura ordinaria e amministrativa, come scommettere sull’impriobabile nell’Italia sdi oggi – tali norme potrebbero benissimo valere un punto in più di crescita del Pil. Questa non è propaganda, almeno non dal mio punto di vista. Mi deriva dall stima degli effetti di ciò che ho letto nella bozza di quel ddl. Non conosco0 invece nel dettaglio il ddl sulla concorrenza che è in ritardo di otto mesi, cioè dalla dipartuita di Scajola, e che il Cdm ha deciso di accorpare al ddl Calderoli. Possiamo auspicare che contenga liberalizzazioni su tariffe minime professionali e via continuando, ma ne dubito viste le posiziooni sostenute per esempio sulla vergognosa controriforma della professione forense. Di sicuro c’è in arrivo una norma che modifica e rilancia la legge R0nchi e dovrebbe impedire i demagogicie e mistificatori referendum sull’acqua, che paventano una privatizzazione che non c’è e sono contrari invece alle gare di evidenza pubblica per l’affidamento del servizio che portano efficienza e trasparenza. Se la norma sarà varata e approvata, sarà positivo

Del ddl semplificazione, perchè avesse effetti concreti,  ne occorrerebbe un’approvazione come l’ho letto e non depurato. E un’approvazione rapida. Esattamente ciò che nel Parlamento attuale non pare proprio alla portata della maggioranza. E’ questo il quadro realistico, che spiega perché la fiducia nel futuro degli imprenditori (non solo veneti) è meno ottimistica di qualche mese fa. Ci si può tirare su le maniche e far da soli contro i danni dell’alluvione, e sostenere il presidente Zaia che ieri ha ribadito che i 300 milioni di primi aiuti sono venuti dal governo presto e sono già distribuiti, ma sono meno di un terzo rispetto al miliardo di danni alle imprese venete. Si può far ricorso alla tradizionale caparbietà e serietà di chi è abituato a contare innazitutto su di sé. Ma la politica nazionale non è oggi in grado, di offrire fiducia aggiuntiva. Per come si stanno mettendo le cose, andrà sin troppo bene se non sfocerà in una crisi istituzionale muro contro muro davvero senza precedenti, nella storia italiana. Roba che persino il terremoto del 1994 potrebbe sembrare una perturbazione leggera in confronto.

link: http://www.chicago-blog.it/2011/02/11/8287/

From → ECONOMIA, ITALIA

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