Skip to content

Del Sindaco e dell’onestà tributaria

11 febbraio 2011
In un momento storico in cui il federalismo sembra godere dei favori di molta parte dell’Italia, è giusto affrontare i temi fiscali dell’amministrazione locale, cui si vorrebbe delegare una buona fetta delle responsabilità gestionali della cosa pubblica.

 

Per quanto riguarda il mero ambito dei compiti istituzionali, sta facendo il suo corso la cosiddetta devolution, necessaria – nei suoi intenti – a evitare lungaggini proprie di un sistema centralistico elefantiaco. Che poi la devolution possa ungere gli ingranaggi del sistema Italia, dipende principalmente dagli amministratori locali: ne saranno avvantaggiati gli abitanti delle località efficienti per cultura; i cittadini inoltre potranno avere un più chiaro riscontro sulle colpe delle strutture poco produttive e perciò parassitarie. Esiste, è vero, la necessità che certi compiti e certe responsabilità ricadano sulle amministrazioni comunali, perché se venissero ancora attribuite alle regioni, rimarrebbe sempre una cortina di nebbia attraverso cui il cittadino avrebbe poco chiaro come verrebbero impiegati i suoi soldi. Ma anche nel caso in cui molti poteri venissero delegati a un sindaco, laddove questi non potesse gestire le risorse economiche in piena autonomia (dallo Stato dalle Regioni e dalle Provincie), le strade che percorrerà il denaro prima di arrivare a fruttare il dovuto, saranno sempre piuttosto tortuose, favorendo lo sperpero, il parassitismo, il clientelismo e l’occultazione. …

 

Il contribuente, invece, deve poter controllare da vicino la resa dei propri soldi e, contrariamente alla sbandierata autonomia che rivendicano le amministrazioni locali, esse hanno l’obbligo etico di rendere pubbliche le spese in modo chiaro e leggibile anche ai cittadini, visto che sono proprio i cittadini i loro datori di lavoro. Il controllo del denaro pubblico da parte dei contribuenti è, perciò, un pilastro fondamentale per tutti i sistemi che aspirano ad essere realmente democratici.
Tutto quanto detto, dalla necessità della vigilanza sulla spesa e sulle efficienze strutturali, si evince in modo naturale che il prelievo fiscale deve essere fatto necessariamente da un soggetto quanto più vicino alle persone, proprio perché queste possano conoscere i flussi di cassa dell’amministrazione pubblica.
Come ulteriore considerazione a supporto del sistema localistico delle entrate, è chiaro che se i compiti del sistema tributario venissero a ricadere sui comuni, questi potrebbero controllare in modo più capillare e tempestivo i tentativi di frode, evasione o elusione fiscale.

 

In quest’ottica, al cospetto dei cittadini, la figura del sindaco passerebbe da un mero compito di super-vigile-urbano (vessatore, o elargitore di appalti pubblici con soldi che piovono dall’alto attraverso strane vie e nebulosi meccanismi), a gestore cui i residenti affidano parte delle proprie risorse sulle quali potranno vigilare in modo attento, continuato e chiaro, dato che potranno conoscere nel dettaglio i flussi economici. Esso diverrebbe un vero e proprio Amministratore Delegato con potere esattoriale e gestionale degli introiti in modo veramente costruttivo per il comune. I cittadini potranno così verificare sul campo la destinazione dei propri soldi, e quindi decidere in modo opportuno e più obiettivo intorno ai propri amministratori.

 

L’esazione fiscale sarebbe pertanto discrezionale per ogni sindaco: egli dovrà corrispondere allo Stato Italiano una quota percentuale, uguale per tutto il territorio nazionale, del PIL locale. Ogni regione poi deciderà delle proprie imposte, in relazione alla propria realtà soggettiva, imposte che chiederà ai comuni regionali; e infine poi ogni comune, in completa autonomia, deciderà della pressione fiscale da attuare.

 

I vantaggi di tale sistema fiscale decentrato sono molteplici: prima di tutto la competizione fra i vari comuni – e regioni – vedrà attività produttive attratte dai territori più virtuosi che attueranno delle politiche fiscali e burocratiche meno gravose, che sapranno dare fiducia sulle potenzialità di sviluppo di servizi e infrastrutture, con grande vantaggio sia della dinamicità del mercato, sia della ricchezza del territorio. In secondo luogo consideriamo i comuni più depressi: questi hanno bisogno di meno risorse economiche per sopravvivere, pertanto potranno avvalersi della possibilità di tenere una tassazione meno pressante e quindi saranno oggetto di maggiore attenzione da parte di investitori e del relativo indotto, compresi i servizi e le infrastrutture appena citati. Potranno conoscere, così, in modo naturale, un periodo di forte sviluppo non solo senza nessun onere per la spesa pubblica da parte dei cittadini, ma godendo perfino di maggiori introiti dovuti ad una rapida crescita dell’attività economica e produttiva del proprio territorio.

 

Infine, è una triste realtà quella che vede chiudere molte imprese a causa dei ritardati pagamenti del Pubblico. Questa non è solo una vergogna per chi lavora e produce benessere per il Paese, ma è un cancro che frena l’economia e lo sviluppo, è una pratica criminale perché genera disoccupazione e disagio sociale per avvantaggiare pubblici amministratori di pochi scrupoli, veri parassiti del sistema, favoriti dal centralismo, dalla burocrazia e da una legislazione che non tutela per nulla le realtà produttive contro i soprusi di una pubblica amministrazione clientelare.
Una realtà competitiva fra comuni risolverebbe, in modo naturale e senza interventi legislativi, la reattività economica delle istituzioni pubbliche: laddove un comune mancasse di efficienza, onestà e trasparenza, laddove venissero meno attenzione e rispetto degli accordi economici sottoscritti, le aziende si potranno rivolgere a un interlocutore più corretto, anche a breve distanza in un comune limitrofo. In questo contesto i comuni sarebbero incentivati a una dinamicità economica più solerte, rendendo un servigio anche e soprattutto alle famiglie che vivono di quelle realtà produttive più piccole che oggi lo Stato trascura e, per molta parte, penalizza a vantaggio di gruppi che, invece, sono stati una grande voragine dove ha trovato terreno fertile il nostro debito pubblico e il malaffare di una vergognosa classe politica.

 

 

link: http://www.rischiocalcolato.it/2011/02/del-sindaco-e-dellonesta-tributaria.html

From → FEDERALISMO

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: