Skip to content

Allo Stato le tasse. Ai comuni la spesa. Non chiamatelo federalismo

9 febbraio 2011

di Piercamillo Falasca

Su Libertiamo abbiamo scritto spesso di federalismo fiscale e continueremo a farlo. Noi ci consideriamo autenticamente federalisti e proviamo un certo fastidio nel vedere il concetto di federalismo distorto da logiche che con esso hanno poco a che fare. Lo ripeteremo fino alla noia: un vero federalismo fiscale attribuisce ad ogni livello di governo la responsabilità di tassare i cittadini e di usare quelle risorse per l’esercizio delle funzioni assegnate, lasciando eventualmente allo Stato centrale il compito fondamentale di ridurre le disparità territoriali e personali. Questo è il modo di coniugare competizione tra territori e disciplina amministrativa. La riforma in atto è invece mossa da un principio diverso, antitetico al federalismo: si chiede sostanzialmente allo Stato di fare il lavoro sporco (imporre la gran parte delle tasse) lasciando che siano le regioni e gli enti locali a spendere.

Il risultato di questa azzardata operazione di alchimia istituzionale rischia di essere l’aumento della spesa pubblica al Nord e l’aumento dell’imposizione fiscale al Sud (o comunque per il Sud, quindi anche a carico dei contribuenti settentrionali). Sul piano patrimoniale, le cose rischiano di andare anche peggio, con il federalismo demaniale: lo Stato ridotto – sul modello Alitalia – a “bad company”, con l’ingente debito pubblico sul groppone, mentre Regioni ed enti territoriali, beneficiando della devoluzione della porzione del patrimonio pubblico più interessante, saranno la “good company”.

In attesa dei fondamentali decreti sulla finanza regionale, l’esito del testo riguardante il fisco dei comuni testimonia quanto molti lamentavano da tempo: la strumentalizzazione politico-elettorale del processo di federalizzazione della finanza pubblica è un gioco pericoloso, rischiosissimo per la tenuta del Paese ed costoso per le tasche dei contribuenti. I “vincoli politici” di questa riforma – il divieto berlusconiano alla reintroduzione di una tassazione sull’abitazione principale, la poca disponibilità a concedere autentica autonomia impositiva agli enti locali, insieme alla fretta leghista di giungere a un risultato purché sia – stanno producendo un esito sbilenco e irrazionale.

Manca al momento un quadro chiaro sui costi standard dei Comuni (il decreto legislativo in materia, violando nei fatti la delega, ha demandato la loro definizione ad una società pubblica) e ciò determina un evidente squilibrio: oggi si rischia di sapere di cosa vivranno i comuni, ma senza poter stabilire se tali risorse saranno sufficienti per le funzioni loro assegnate. Visto che persino il paesello più piccolo sarà considerato too big to fail, nei fatti questo comporterà un frequente ricorso ai salvataggi statali.

In più, anziché disegnare un modello di finanza che possa aggredire il dualismo Nord-Sud, il decreto sul federalismo municipale introduce nuove disparità. Pratica una massiccia redistribuzione “regressiva” tra Comuni, avvantaggia le grandi città e le località turistiche rispetto alla provincia, dove l’apporto della cedolare secca alle casse comunali sarà ridotto (stante una popolazione tendenzialmente abitante in case di proprietà, con bassa mobilità) e dove la tassa di soggiorno non sarà applicabile o produrrà pochi spiccioli. Anche l’introduzione di una compartecipazione IVA, che pure è una formula di finanziamento dei comuni abbastanza tipica dei modelli federali, da sola finisce per esasperare il problema: le realtà di provincia, con una minore presenza di visitatori e di grandi centri commerciali, ricaveranno meno.

L’idiosincrasia per la tassazione della prima casa (quella più naturalmente legata al territorio e ai servizi comunali) e per la concessione ai comuni di un’addizionale Irpef con una forchetta ampia (affinché siano le amministrazioni responsabili di una parte della tassazione del reddito e non solo beneficiarie, come avveniva con la compartecipazione Irpef, per fortuna eliminata dal testo) sono, in questo quadro, poco comprensibili. O, forse, comprensibilissime: a chi sta realizzando una riforma tanto importante per il Paese, interessano banalmente le prossime elezioni. Del federalismo – quello vero – se ne infischiano.

 

link: http://www.libertiamo.it/2011/02/04/allo-stato-le-tasse-ai-comuni-la-spesa-non-chiamatelo-federalismo/

From → FEDERALISMO

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: