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La Rivolta Egiziana

2 febbraio 2011

Non ho ancora letto nel giornalismo mainstream un’analisi sulla crisi egiziana che abbia senso compiuto. Non si può fare storia senza conoscere la scienza economica, diceva Mises, ed eccoci ancora una volta di fronte al problema di interpretare correttamente la realtà storica: centinaia di esperti e giornalisti che arrancano sugli specchi senza riuscire a capire le vere cause dell’esplosione del malcontento. Sembrano un esercito di scimmie che giocano con il pallottoliere cercando di trovare la somma di uno più uno. Non una di loro che ancora sia riuscita a dire due,facendo i giusti collegamenti tra politiche monetarie e realtà sociopolitiche.

 

Oggi ho postato un grafico in home page, il CCI index o indice delle materie prime. Come vado predicando da anni, alla luce delle politiche inflattive di Greenspan prima, e di Bernanke poi, l’aumento dei prezzi accompagnato da una diminuzione degli standard di vita è cosa inevitabile… su scala mondiale! Un aumento già esponenziale come mostra il grafico. Benchè per diverse ragioni ancora senza conseguenze devastanti nei paesi occidentali, i danni cominciano a farsi sentire per ovvie ragioni nei paesi periferici e marginali. Come il Nord Africa appunto. Siamo ancora nella prima fase del crackupboom e stiamo trasmigrando lentamente alla seconda. …
Come scrive Gary North in Cosa è il Denaro: “quando muore il denaro, muore la gente“. Il libro ha appena qualche mese e abbiamo già le prime vittime che per adesso presentano il passaporto tunisino ed egiziano. Tuttavia è solo l’inizio. Chi ha letto il libro ha già capito il perchè.

 

Nei paesi come la Tunisia o l’Egitto i tre quarti del reddito se ne va in spese energetiche e alimentari. Le conseguenze delle politiche inflattive, replicate in casa da banchieri centrali inermi e passivi, sono pertanto devastanti. Nonostante alcuni rincari di prezzo, invece, nei paesi occidentali la spesa costituita dai beni di primaria necessità è ancora limitata e quindi sopportabile. Il tenore di vita, benchè in continua e lenta discesa, continua a essere finanziato da un debito crescente e sempre più insostenibile. Un debito che viene sostenuto sui mercati finanziari solo grazie al contributo diretto delle banche centrali. Quantitative Easing. Avete indovinato.

 

Certamente i paesi nord africani presentano anche problematiche pesantissime legate alle limitazioni delle libertà civili, ma questo è solo il motivo per cui l’innesco rappresentato dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari, ovvero dalla pesante caduta dello standard di vita degli ultimi anni, è stato fatale. La rabbia degli egiziani ha le parole Quantitive Easing scritte su tutte le loro facce. Ed è solo l’inizio. Acrimonia sociale, rivolte sociali, e conflitti geopolitici. Nei paesi occidentali siamo ancora al primo step, i paesi del nordafrica sono già al secondo, i conflitti geopolitici saranno inevitabili quando la gran parte dei paesi si troverà nella seconda condizione. Immaginate un miliardo di cinesi incazzati alla stessa maniera degli egiziani. E aggiungeteci mezzo miliardo tra americani ed europei.

 

I paesi marginali dell’europa, i PIIGS, quelli delle valute deboli gestite una volta come fossero coriandoli di carnevale, possono ringraziare l’euro se non si trovano già in coda a tunisia ed egitto. Ma state sicuri che ciò che sta accadendo in Egitto succederà anche nei paesi occidentali. E’ solo questione di tempo. L’esperimento socio economico condotto da Greenspan prima ed amplificato da Bernanke dopo è qualcosa di esplosivo come non si vedeva dai tempi di John Law. Alle bolle di John Law fece seguito nel giro di cinquanta anni la rivoluzione francese. Oggi le dinamiche sociali ed economiche si sviluppano molto più in fretta e non credo che passeranno molti anni perchè la rivoluzione sociale del terzo millennio faccia seguito alle politiche dei banchieri centrali moderni che da anni devastano la struttura socio economica del pianeta.

 

E così, mentre in occidentente il cuscinetto degli asset finanziari continua a tenere accese le illusioni di prosperità e permette alle elite di continuare il gioco delle tre carte a scapito della popolazione, nel resto del mondo i fermenti sociali continuano a crescere. Tuttavia quando gli asset finanziari non saranno più in grado di tenere il passo dell’aumento dei prezzi dei beni reali, nonostante i tentativi disperati delle banche centrali di pompare i primi e frenare i secondi, il contagio sarà inevitabile. E le conseguenze durature. La struttura produttiva distorta che decenni di politiche monetarie dissennate hanno alimentato non può essere cambiata da mattina a sera per accomodare le reali esigenze primarie di una popolazione mondiale totalmente spiazzata. Il processo richiederà tempo, per ricostituire i risparmi distrutti dalle politiche monetarie saranno necessari anni.

 

Purtroppo, fintanto che i soliti imbecilli, tra cui si annoverano persino presidenti di nazioni, premi nobel e banchieri centrali, e i loro servi di corte continueranno a spargere fumo scaricando le colpe dell’aumento dei prezzi sulla speculazione, gli hedge fund, le siccità, le inondazioni, l’emissione di polveri inquinanti e quant’altro, le popolazioni continueranno a vagare smarrite su questo sentiero di totale ignoranza con riguardo alla connessione diretta tra economia e realtà sociopolitiche. Rischiando di passare, con le loro rivoluzioni sociali, dal pentolone alla padella, dalla brace al fuoco vivo.

 

di Francesco Carbone

link: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=630:la-rivolta-egiziana&catid=14:macroeconomia&Itemid=175

From → ECONOMIA, Mises

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