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La grande finzione

28 gennaio 2011

“Lo Stato è la grande finzione attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri”: tutti conoscono la frase di Bastiat, non tutti ne capiscono la straordinaria importanza come intuizione teorica. Grazie a questo articolo di Claudia Biancotti mi è tornata in mente una delle conseguenze nefaste della politicizzazione della vita sociale.

L’interazione politica, intesa come il meccanismo decisionale in cui si impone una decisione unica su un intero gruppo, è una sorta di “tragedy of the commons”: tutti possono chiedere un privilegio, ma tutti pagano solo una piccola parte del costo totale. Il risultato è che si trae vantaggio dal proprio privilegio ma si perde per via dei numerosi privilegi altrui, e complessivamente si perde più di quanto si guadagna, visto che alla fine ci si dimentica che la ricchezza va prima prodotta, e poi al massimo redistribuita. L’unico vincitore netto del processo di “churning”, come dimostrato da de Jasay nel suo capolavoro “Lo Stato”, è appunto la politica. …

Un corollario di questa visione è che la politica svuota la società: fa “crowding out” della capacità degli individui di cooperare, perché il chiedere privilegi e il difendersi dalla concorrenza altrui tramite questi diventano strategie dominanti rispetto ad impegnarsi per soddisfare il prossimo e coordinarsi con lui. L’atrofia sociale provoca un’ulteriore concentrazione di potere, e il meccanismo si autorafforza fino ad arrivare allo Stato onnipotente. I gruppi sociali diventano lobbies, gli individui diventano accattoni, e la politica diventa l’intermediatrice di tutto l’agire sociale.

Il risultato è che lo Stato crea uno svuotamento morale della società, la distruzione del capitale sociale che permette la convivenza e la collaborazione, e la sostituzione della cooperazione sociale con la coercizione politica. In questo voto, lo Stato regna incontrastato. Solo chi è in grado di vivere assieme agli altri senza un padrone può essere libero, e la politica toglie ai suo cittadini la possibilità di imparare questi skills: “partecipazione”, in politica, significa soprattutto allearsi per danneggiare terzi a vantaggio del proprio gruppo. Se fosse altro, la politica non sarebbe necessaria.

Recuperare la libertà significa quindi non solo difendere la società dall’ipertrofia statale, ma recuperare la moralità della cooperazione che solo permette agli uomini di coordinarsi per il reciproco vantaggio. In quest’ottica il pensiero di innumerevoli liberali è univoco: da Tocqueville alla Scuola austriaca, da Jefferson a Hoffer, la capacità di autoorganizzarsi in società è ciò che distingue l’individuo libero dal servo incapace di cooperare con gli altri tanto quanto di badare a sé stesso.

Il problema è quindi anche salvare i corpi sociali intermedi dallo snaturamento che è la naturale conseguenza dell’ipertrofia dello Stato.

di Pietro Monsurrò

link: http://www.chicago-blog.it/2011/01/25/la-grande-finzione/

From → POLITICA

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