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L’investimento sbagliato, non l’eccesso di investimento, crea i boom

23 gennaio 2011

Questo articolo è un’estratto del capitolo 20 de Human Action: The Scholar’s Edition ed è letto da Jeff Riggenbach. Il seguente passaggio si focalizza sull’errata allocazione di risorse e capitale innescante il ciclo economico, secondo cui avviene un boom (una crescita economica fasulla) seguita da un’inevitabile crisi (un processo purificatore che elimina e rialloca, secondo il mercato, risorse e finanze). E’ esattamente la storia che abbiamo visto negli ultimi 30 anni nell’economia mondiale. Vogliamo continuare ancora così o vogliamo imparare dagli errori?



di Ludwig von Mises


L’erronea credenza che la caratteristica essenziale del boom sia l’eccesso di investimento e non l’investimento sbagliato è colpa dell’abitudine di giudicare le condizioni solamente secondo cosa è percettibile e tangibile. L’osservatore nota solo gli investimenti sbagliati che sono visibili e fallisce nel riconoscere che questi stabilimenti sono investimenti sbagliati solo a causa del fatto che altre fabbriche — quelle necessarie per la produzione dei fattori complementari e quelle necessarie per la produzione di beni di consumo maggiormente richiesti dalle persone — ne sono sprovviste.
Le condizioni tecnologiche sono necessarie per iniziare un’espansione della produzione atraverso l’espansione in prima istanza della grandezza delle fabbriche che producono i beni di quegli ordini che sono più velocemente rimossi dai beni di consumo finiti. In modo da espandere la produzione di scarpe, vestiti, autovetture, mobili e case, si deve iniziare con l’aumento della produzione di ferro, acciaio, rame ed altri beni simili. […]

L’intera classe imrpenditoriale è, come lo era, nella posizione di un capomastro il cui compito è di erigere un’edificio da una fornitura limitata di materiali da costruzione. Se questo uomo sovrastima la quantità del materiale disponibile, disegna un piano per la costruzione in cui i mezzi a disposizione non sono sufficienti. Abbonda nei lavori di preparazione e nelle fondamenta, solo per scoprire in seguito durante lo sviluppo della costruzione che manca il materiale necessario per il completamento della struttura. E’ ovvio che la colpa del nostro capomastro non era per un’eccesso di investimento, ma per un’inappropriato impiego dei mezzi a sua disposizione.
Non è meno erroneo credere che gli eventi che sono scaturiti nella crisi sono ammontati ad una sproporzionata conversione di capitale “circolante” in capitale “fisso”. Il singolo imprenditore, quando affronta il rigore del credito nella crisi, è giusto che rimpianga di aver espanso eccessivamente la sua fabbrica e di aver acquistato strumentazione durevole; sarebbe stato in una situazione migliore se i fondi usati per questi fini fossero ancora a disposizione per l’attuale conduzione dell’azienda.
Tuttavia i materiali grezzi, le merci primarie, i manufatti terminati a metà e le vettovaglie non mancano nel momento critico in cui la ripresa si trasforma in depressione. Al contrario la crisi è precisamente caratterizata dal fatto che questi beni sono offerti in tali quantità da far cadere il loro prezzi bruscamente.
Le frasi precedenti spiegano perchè un’espansione nella produzione delle fabbriche, nella produzione delle industrie pesanti e nella produzione di beni durevoli sia il più notevole segno del boom. Gli editori di cronache finanziarie e commerciali erano nel giusto quando — per più di cento anni — hanno guardato alle cifre di queste industrie, come anche ai mercati edilizi, per un’indice delle fluttuazioni nelle aziende. Stavano solo sbagliando riferendosi ad un presunto eccesso d’investimento.
Ovviamente il boom influenza anche le industrie dei beni di consumo. Anche queste investono di più ed espandono la propria capacità di produzione. Tuttavia le nuove fabbriche ed i nuovi annessi aggiunti alle già esistenti fabbriche non sono sempre quelli per i prodotti per cui la domanda delle persone è la più intensa. […]
Un brusco aumento nei prezzi delle merci non è sempre un fenomeno che accompagna il boom. L’incremento della quantità dei mezzi fiduciari ha sicuramente sempre l’effetto potenziale di far salire i prezzi. Ma potrebbe accadere che allo stesso tempo le forze che operano nella direzione opposta siano abbastanza forti da mantenere l’aumento nei prezzi entro limiti vicini o perfino rimuoverlo interamente. Il periodo storico in cui il regolare funzionamento del mercato economico era ancora ed ancora interrotto attraverso le iniziative imprenditoriali espansionistiche, era un’epoca di continuo progresso economico.
Il progressivo avanzamento nell’accumulo di nuovo capitale rendeva possibile il miglioramento tecnologico. La produzione per unità di fattore produttivo era aumentata e le aziende riempivano i mercati con quantità incrementanti di beni a basso costo. Se il contemporaneo aumento nella massa monetaria (nel senso più largo) fosse stato meno abbondante, una tendenza verso una caduta nei prezzi di tutte le merci avrebbe avuto luogo.
Come un’evento storico attuale l’espansione del credito era sempre stata inserita in un’ambiente in cui potenti fattori avrebbero neutralizzato la sua tendenza ad alzare i prezzi. Come una regola, la risultante dello scontro di forze opposte era una prevalenza di queste che produceva un’aumento nei prezzi. Ma c’erano anche alcuni esempi eccezionali in cui il movimento verso l’alto dei prezzi era solo lieve. L’esempio più significativo fu fornito dal boom Americano del 1926-1929.
Le caratteristiche essenziali dell’espansione del credito non sono influenzate da una simile costellazione i dati di mercato. Ciò che induce un’imprenditore ad imbarcarsi in determinati progetti non sono né i prezzi alti né i prezzi bassi, ma una discrepanza tra i costi di produzione, compreso l’interesse sul capitale richiesto, ed i prezzi attesi dei prodotti.
Un’abbassamento del mercato lordo del tasso d’interesse, come causato da un’espansione del credito, ha sempre l’effetto di rendere alcuni progetti apparentemente proficui, rispetto a quanto non apparissero prima. […] Ciò causa necessariamente una struttura di investimento e di attività di produzione che è in divergenza con la reale offerta di beni capitali e deve infine collassare. Qualche volta i cambiamenti dei prezzi coinvolti sono disposti contro un background di tendenza generale verso un’aumento nel potere d’acquisto e non convertono questa tendenza nel suo manifesto opposto, ma solo in qualcosa che potrebbe essere in generale chiamato stabilità dei prezzi; si modificano solamente alcuni accessori del processo.
Qualunque possano essere le condizioni, è sicuro che nessuna manipolazione delle banche può fornire al sistema economico beni capitali. Ciò di cui si ha bisogno per un’espansione sensata della produzione è un’aggiunta di beni capitali, ma non denaro o mezzi fiduciari. Il boom è costruito sulla sabbia delle banconote e dei depositi. Deve collassare.
La spaccatura avviene non appena le banche sono terrorizzate dal ritmo accelerato del boom ed iniziano ad astenersi dall’ulteriore espansione del credito. Il boom potrebbe continuare solo finchè le banche fossero pronte a garantire liberamente tutto quel credito di cui l’azienda ha bisogno per eseguire i suoi progetti eccessivi, in completo disaccordo con il reale stato dell’offerta dei fattori di produzione e le valutazioni dei consumatori.
Questi piani illusori, suggeriti dalla falsificazione del calcolo aziendale causato dalla politica del denaro facile, possono essere spinti solo se nuovo credito può essere ottenuto nel mercato dei tassi lordi che sono artificialmente abbassati al di sotto dell’altezza che dovrebbero raggiungere in un mercato del prestito libero da interventi. E’ questo margine che dà loro l’ingannevole apparenza di redditività. Il cambiamento nella condotta delle banche non crea la crisi. Rende solamente visibile la devastazione causata dai guasti che l’azienda ha commesso nel periodo del boom.
Il boom non potrebbe nemmeno durare all’infinito se le banche dovessero aggrapparsi testardamente alle loro politiche espansionistiche. Ogni tentativo di sostituire i mezzi fiduciari addizionali con beni capitali non esistenti è destinato a fallire. Se l’espansione del credito non è fermata in tempo, il boom si trasforma nel crack-up boom; inizia la ricerca di valori reali e l’intero sistema monetario affonda. Tuttiva, di regola, le banche nel passato non hanno spinto le cose all’estremo. Si sono spaventate quando la catastrofe finale era ancora molto lontana.[1]
Non appena l’afflusso dei mezzi fiduciari finisce, il castello in aria costruito dal boom collassa. Gli imprenditori devono restringere le loro attività perchè sprovvisti dei fondi necessari per la loro continuazione su una scala esagerata. I prezzi cadono improvvisamente perchè queste imprese depresso provano ad ottenere denaro mettendo le scorte a prezzo stracciato sul mercato. Le fabbriche sono chiuse, la continuazione dei progetti di costruzione ancora in cantiere viene fermata, i lavoratori sono disoccupati. Mentre da una parte molte imprese hanno un disperato bisogno di denaro in modo da evitare la bancarotta e dall’altra nessuna impresa gode di fiducia, la componente imprenditoriale nel mercato lordo dei tassi d’interesse và alle stelle.
Circostanze fortuite, istituzionali e psicologiche in generale trasformano lo scoppio della crisi in panico. La descrizione di questi tristi eventi può essere lasciata agli storici. Non è compito della teoria catallattica raffigurare nel dettaglio le calamità dei giorni di panico e soffermarsi sui loro aspetti a volte grotteschi.
L’economia non è interessata a cosa è fortuito e condizionato da singole circostanze storiche di ogni caso. Il suo obiettivo è, al contrario, distinguere cosa è essenziale ed apoditticamente necessario da cosa è solamente casuale. Non è interessata agli aspetti psicologici del panico, ma solo nel fatto che un boom dovuto ad una espansione del credito deve inevitabilmente portare ad un processo che il linguaggio giornaliero chiama depressione. Deve riconoscere che la depressione è difatti un processo di riaggiustamento, di collocamento delle attività di produzione in un nuovo accordo con i dati dello stato di mercato: l’offerta di fattori di produzione disponibili, le valutazioni dei consumatori ed in particolare anche lo stato originale dell’interesse come manifestato nelle valutazioni della gente.
Questi dati, tuttavia, non sono più identici con quelli che prevalevano alla vigilia del processo espansionistico. Un bel pò di cose sono cambiate. Risparmio forzato e, in maggiore intensità, il risparmio volontario hanno fornito nuovi beni capitali che non erano stati totalmente sperperati tramite l’investimento sbagliato ed il sovraconsumo indotto dal boom. I cambiamenti nella ricchezza e nelle entrate dei vari individui e gruppi di individui sono stati causati dall’inerente variabilità in ogni movimento inflazionistico.
A parte ogni relazione casuale all’espansione del credito, la popolazione potrebbe essere cambiata in base alle cifre ed alle caratteristiche degli individui che ne fanno parte; la conoscenza tecnologica potrebbe essere avanzata, la domanda per certi beni potrebbe essere stata alterata. Lo stato finale all’instaurazione del quale il mercato tende, non è più lo stesso verso cui tendeva prima dei disturbi creati dall’espansione del credito.
Alcuni degli investimenti fatti nel periodo del boom appaiono, quando giudicati con il sobrio giudizio del periodo del riaggiustamento non più annebbiato dall’illusione della crescita, come dei fallimenti senza speranza. Devono essere semplicemente abbandonati perchè gli attuali mezzi richiesti per il loro futuro sfruttamento non possono essere recuperati una volta venduti; questo capitale “in circolazione” è più urgentemente necessario in altre branche per il soddisfacimento di bisogni; la dimostrazione è che può essere impiegato in modo più proficuo in altri campi.
Altri investimenti sbagliati offrono qualche possibilità favorevole in più. E’, ovviamente, vero che non ci si dovrebbe imbarcare nel collocamento di beni capitali in questi se si sono fatti correttamente i calcoli. Gli investimenti inconvertibili fatti a loro favore sono sicuramente sprecati. Ma visto che sono inconvertibili, un fatto compiuto, presentano un’ulteriore azione con un nuovo problema. Se i profitti, che la vendita dei loro prodotti promette, attesi superano i costi delle attuali operazioni, è redditizio andare avanti. Sebbene i prezzi che la gente è preparata a permettersi per i loro prodotti non sono abbastanza alti per rendere l’intero investimento inconvertibile proficuo, sono sufficienti a creare una frazione, seppur piccola, di investimento redditizio. Il resto dell’investimento deve essere consierato una spesa senza alcun compenso, ovvero capitale sperperato e perso.
Se si guarda a questa produzione dal punto di vista dei consumatori, il risulatato è, ovviamente, lo stesso. I consumatori starebbero meglio se le illusioni create dalla politica del denaro facile non avessero sedotto gli imprenditori a sprecare beni capitali scarsi investendoli per la soddisfazione di bisogni meno urgenti e negandoli alle linee di produzione in cui avrebbero soddisfatto bisogni più urgenti. Ma così come sono ora le cose, non possono far altro che sopportare ciò che è irrevocabile. Per il momento devono rinunciare a certe amenità di cui avrebbero potuto godere se il boom non avesse generato l’investimento sbagliato.
Ma dall’altro lato possono trovare parziale risarcimento nel fatto che alcuni piaceri sono ora disponibili, i quali sarebbero stati oltre il loro raggiungimento se il regolare corso delle attività economiche non fosse stato disturbato dalle orgie del boom. E’ solo un piccolo risarcimento visto che la loro domanda per quelle altre cose che non acquisiscono a causa dell’impiego inappropriato dei beni capitali è più intensa, rispetto alla loro domanda per questi “sostituti”. Ma è la sola possibilità rimasta loro, per come le condizioni ed i dati sono ora.
La produzione finale dell’espansione del credito è l’impoverimento generale. Alcune persone potrebbero aver aumentato la propria ricchezza; non hanno lasciato che il loro criterio fosse offuscato dall’isteria di massa e si sono avvantaggiati nel tempo dalle opportunità offerte dalla mobilità del singolo investitore. Altri individui e gruppi di individui potrebbero essere stati favoriti, senza nessuna iniziativa da parte loro, dal solo scarto temporale tra l’aumento nei prezzi dei beni che vendono e quelli che comprano. Ma la stragrande maggioranza deve pagare il conto per gli investimenti sbagliati ed il sovraconsumo nell’episodio di boom.
Ci si deve guardare dal fraintendimento di questo termine, “impoverimento”. Quando si parla di impoverimento non ci si riferisce alle condizioni che predominavano alla vigilia dell’espansione del credito. Se o no un’impoverimento in questo senso ha luogo dipende da particolari dati in ogni caso; non può essere predetto apoditticamente dalla catallattica. Ciò che la catallattica ha in mente quando afferma che l’impoverimento è un’inevitabile effetto dell’espansione del credito, è un’impoverimento paragonato con lo stato degli affari che si sarebbero sviluppati in assenza di espansione del credito e di boom.
Il segno caratteristico della storia economica sotto il capitalismo è un progresso economico incessante, un progressivo aumento nella quantità dei beni capitali disponibili ed una continua tendenza verso un miglioramento nello standard di vita generale. Il ritmo di questo progresso è così rapido che, nel corso di un periodo di boom, potrebbe ben resistere alle perdite causate dagli investimenti sbagliati e dal sovraconsumo. Poi il sistema economico nella sua interezza è più florido alla fine del boom rispetto a quanto lo fosse all’inizio; appare impoverito solo quando paragonato alle potenzialità che esistevano per un migliore stato di soddisfazione.

 

Note

  1. Non si dovrebbe cadere preda dell’illusione che questi cambiamenti nelle politiche del credito delle banche siano causate dai banchieri e dalle idee delle autorità monetarie nell’inevitabile conseguenza di una espansione del credito continuata. Ciò che induce il cambiamento di condotta delle banche sono certe condizioni istituzionali che saranno discusse poco più sotto, pp. 790-791. Tra i campioni dell’economia alcuni banchieri privati erano di spicco; in particolare l’elaborazione delle prima forma della teoria delle fluttuazioni finanziarie, la Teoria Valutaria, era per la maggior parte un risultato dei banchieri Britannici. Ma la gestione delle banche centrali e la condotta delle varie politiche monetarie dei governi era come una regola affidata ad uomini che non vedevano niente di male in un’espansione del credito sconfinata e si offesero ad ogni critica delle loro iniziative espansionistiche.

 

traduzione di Johnny Cloaca

link: http://johnnycloaca.blogspot.com/2010/12/linvestimento-sbagliato-non-leccesso.html

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