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Aiuto, aiuto, sono sfruttato!

16 gennaio 2011

di Glenn Jacobs

A causa del mio status legale come contraente indipendente, l’opposto di un’impiegato in una compagnia, spesso mi viene chiesto se è giusto che io non riceva i benefici forniti dai datori di lavoro come l’assicurazione sanitaria ed un programma di pensionamento. Perchè dovrei essere io ad assicurare quei servizi a me stesso e non il mio datore di lavoro? Gasp, non mi sento come se fossi sfruttato?

 

Non è ironico che Karl Marx ancora influenzi molto il pensiero economico contemporaneo, nonostante la storia abbia dimostrato che le sue teorie sono sbagliate, pericolose e potenzialmente suicide? …
L’idea che l’uomo d’affari sfrutti i suoi impiegati è direttamente una teoria economica di Marx. Secondo Marx la connessione tra l’impresa ed il lavoro è in conflitto ed è sfruttamento da parte dei capitalisti. Per essere giusti, Marx stava reagendo al compagno capitalismo del suo tempo. Molti uomini d’affari dovevano il loro posto a favori da parte dello Stato e, sfortunatamente, questo sistema è vivo ed in forma ancora oggi. Tuttavia dove Marx identificò i proprietari di imprese come ingiusti sfruttatori e strutturò la sua analisi di classe come un conflitto tra i lavoratori ed i proprietari dei mezzi di produzione, i libertari riconoscono che è lo Stato il colpevole. La nostra analisi di classe investiga non sul conflitto tra classi economiche ma tra classi politiche, per esempio, quelli che possiedono potere politico e coloro che sono soggetti a questo potere. In realtà non esiste nessun conflitto tra le classi economiche. Infatti la connessione tra impresa e lavoro è, o almeno in un vero libero mercato sarebbe, armoniosa.

 

Primo, mettiamo da parte l’idea che i padroni siano solo coloro che posseggono i mezzi di produzione. Ogni individuo possiede il suo lavoro che è l’ultima fonte di tutta la produzione. Quindi tutti noi siamo proprietari di un mezzo di produzione, in questo modo. Ovviamente la differenza tra un capitalista ed un lavoratore comune è che il capitalista ha accumulato risorse e ricchezza — il capitale — in modo da migliorare ampiamente la sua abilità di produzione. In molti casi ciò include l’abilità di comprare la produttività di altri individui. In altre parole, comprare il loro lavoro.

 

La teoria dello sfruttamento Marxista posiziona i lavoratori alla totale mercee dell’azienda, ma come le aziende devono competere l’una con l’altra per attirare i consumatori di dollari devono anche competere l’una contro l’altra per attirare i lavoratori. Perciò l’idea che i lavoratori debbano accettare qualsiasi termine venga offerto loro è una fallacia. Ridotta ad una conclusione logica, questa fallacia vuol dire che l’impresa sarebbe in grado di portare il saggio salariale a zero. La teoria di Marx ignora il meccanismo di mercato che effettivamente determina l’andamento del saggio salariale: i lavoratori che competono per un lavoro fanno abbassare i saggi salariali (e la retribuzione complessiva); le aziende che competono per il lavoro fanno alzare i saggi salariali. Il mercato del saggio salariale è il punto in cui queste due forze opponenti si intersecano.

 

Dal momento che tutti noi possediamo il nostro lavoro — il nostro personale mezzo di produzione — dobbiamo concordare a venderlo. Forzarci a vendere il nostro lavoro contro i nostri desideri è un’atto di aggressione e perciò sia un crimine sia una servitù forzata o schiavitù. Se la decisione di vendere il nostro lavoro, d’altra parte, è volontaria e consensuale, e se non c’è nessuna frode coinvolta, come può questo accordo essere chiamato “sfruttamento”?

 

Come può una parte trarre vantaggio dall’altra quando entrambe le parti entrano in accordo credendo che ciò migliorerà le loro condizioni? Questa azione, e simili azioni sul libero mercato, sono una somma positiva; entrambe le parti si aspettano dei benefici.

 

A volte le alternative tra cui scegliere non sono molto attraenti ed a volte le nostre circostanze potrebbero spingerci a fare qualcosa che non faremmo se le cose fossero diverse. Per esempio, se un’utente eBay ha bisogno di denaro e decide di vendere il suo laptop per 1000$, ma accetta la mia offerta di 800$, ho sfruttato il venditore? Ovviamente no. Mentre il venditore avrebbe potuto volere i 200$ extra, ha considerato gli 800$ più del suo laptop, quandi ha concluso una trattativa. Se questo non fosse stato il caso, avrebbe potuto rifiutare la mia offerta ed aspettarne una migliore. Dovrebbe il governo entrare in gioco e decretare un prezzo minimo per i laptop su eBay? Bè se ciò dovesse accadere ed il prezzo fosse posizionato al di sopra gli 800$, né io né il venditore saremmo felici poichè la trattativa su cui ci saremmo accordati sarebbe proibita.

 

Dal momento che le nostre decisioni sono basate su un’informazione incompleta ed imperfetta, a volte le nostre possibilità sono espresse malamente; a volte i nostri desideri a breve termine e ciò che è bene a lungo termine vanno in conflitto; ed a volte una parte ha benefici maggiori dell’altra. Ma è questo “sfruttamento”? Oppure è il risultato dell’azione umana in un mondo di incertezza?

 

Il problema sorge quando proviamo ad applicare il concetto di “correttezza” per decisioni ex post, per esempio, dopo che la decisione è stata presa e l’azione compiuta. A meno che la forza o la frode siano coinvolte, quando due parti entrano in accordo entrambe accettano i termini di quell’accordo inclusi i risultati che sono qualcosa che non può essere conosciuto ex ante. Come ciò, quindi, può essere ingiusto?

 

Bè a meno che qualcuno è interessato ad usare il potere dello Stato per imporre un miglior risultato nella trattativa a favore di una parte, il che sarà necessariamente a spese dell’altra parte o di una terza parte, generalmente i contribuenti.

 

Le aziende useranno lo Stato per limitare la competizione attraverso la regolazione e l’autorizzazione, risultante in una ristretta cerchia di datori di lavoro con cui il lavoratore può negoziare la vendita del suo lavoro. Questo processo erige anche ostacoli proibitivi per il lavoratore se decide di competere con la sua compagnia aprendo un’azienda tutta sua poichè le regolamentazioni aumentano il costo del creare un’azienda, mentre le autorizzazioni gli impediscono del tutto di entrare nel campo. Le aziende si appelleranno allo Stato per finanziamenti pagati con i fondi dei contribuenti. Mentre ciò potrebbe favorire il lavoratore per il suo ruolo come impiegato della compagnia dal momento che potrebbe ricevere parte del finanziamento, lo penalizza come consumatore perchè i finanziamenti sono usati da compagnie inefficienti per competere contro compagnie più efficienti, facendo così aumentare il prezzo dei prodotti più di quanto accadrebbe in un libero mercato.

 

Allo stesso modo lo Staro forza le compagnie a fornire certi benefici ai lavoratori. Alla compagnia potrebbe essere richiesto di fornire un certo livello di retribuzione, assistenza sanitaria e permessi familiari o medici; la compagnia deve anche pagare le tasse per conto dei lavoratori per programmi del governo come i programmi per la disoccupazione, la previdenza sociale e l’assicurazione di inabilità. In un libero mercato alcune compagnie potrebbero fornire alcuni o tutti questi programmi come una lusinga per attirare e mantenere i migliori lavoratori (un processo che ancora accade per una certa intensità). Altre no. Le forze di mercato deciderebbero quali pacchetti di benefici siano i più desiderabili ed efficienti per ogni singola compagnia e lavoratore. Invece sono le forze politiche che decidono queste cose e di nuovo il consumatore ne perde perchè i prezzi sono più alti di quanto potrebbero probabilmente essere.

 

E che dire dei lavoratori che vorrebbero piuttosto ricevere una retribuzione monetaria più alta invece che benefici? Come tutte le politiche del governo, gli standard universali danno beneficio ad alcuni mentre danneggiano altri. Nessuno è libero di compiere scelte per se stesso basate sulla sua situazione. Nel mercato, d’altra parte, ognuno è libero di cercare ciò che sia il meglio per sé.

 

Quando lo Stato è coinvolto nel decidere cosa sia “corretto”, il risultato è che ognuno tenta di prendere ingiustamente vantaggio da tutti gli altri, per sfruttarli. Tutti noi proviamo a controllare lo Stato cosicché possiamo imporre la nostra visione di correttezza su chiunque è in disaccordo con noi. Mentre lo Stato garantisce il conflitto, il mercato promuove l’armonia.

 

Quindi la prossima volta che sentite qualcuno gridare allo “sfruttamento”, chiedetevi se quello è realmente il caso oppure è giusto un grido affinchè lo Stato imponga l’idea di una parte su ciò che è giusto su di un’altra?

 

E tenete a mente che la teroria economica Marxista è ancora viva ed in forma, nonostante sia stato provato che sia un’assoluto fallimento.

 

[*] traduzione di Johnny Cloaca

link: http://johnnycloaca.blogspot.com/2010/12/aiuto-aiuto-sono-sfruttato.html

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