Skip to content

Tremonti e la Crisi: qualche numero e un nostro consiglio!

10 gennaio 2011

“La crisi non è finita”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti alla Conferenza ‘Nuovo mondo, nuovo capitalismo’ riferendosi complessivamente alla situazione internazionale. “E’ come vivere in un videogame, compare un mostro, lo combatti, lo vinci, ti rilassi e subito spunta un altro mostro più forte del primo”. Insomma: “si dice che va tutto bene, ma ne siamo proprio sicuri?”, si è chiesto il ministro.

Finalmente l’ha capito? Del resto, se anziché blaterare per un anno intero – come ha fatto il suo sodale Silvio Berlusconi – avesse letto quanto scritto da noi un anno fa l’articolo 2010 L’ANNO IN CUI TOCCHEREMO CON MANO LA CRISI (pubblicato su questo sito), forse avrebbe capito prima che da questa crisi ne usciremo quantomeno malconci.

Della crisi economica che da ormai più di due anni, pur se con diversa intensità, affligge buona parte del mondo si è detto e scritto di tutto. In particolare, per quanto riguarda l’Italia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è passato dal definirla «psicologica» alla «peggiore mai vista», sottolineando ripetutamente, nel mezzo, come il nostro paese vi avesse reagito meglio degli altri. All’alba del 2011, tuttavia, si avverte la necessità di fare chiarezza, riassumendo i più significativi dati elaborati dai centri di ricerca nazionali e internazionali. Lettera43.it ne offre una panoramica, così che siano i numeri a raccontare come sta la crisi.

1.867.398.000.000 – È il debito pubblico italiano a ottobre 2010 secondo il supplemento al Bollettino di Finanza Pubblica della Banca d’Italia diffuso il 14 dicembre 2010. È il valore più alto di sempre, di oltre 23 miliardi superiore rispetto a quello del mese precedente.

1% – È la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) italiano nel 2010. A settembre il governo aveva previsto una crescita di due decimali più elevata. A ogni modo, anche se le previsioni si fossero realizzate la crescita sarebbe stata inferiore rispetto alla media dell’eurozona, attestatasi all’1,7%. Per il 2011 le previsioni attualmente non differiscono dal dato dell’anno appena concluso.

176.000 – Gli occupati in meno nel terzo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In percentuale il calo è dello 0,8%. Il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è pari al 56,7%. …continua

8,7% – È il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat a ottobre 2010, il più alto da quando, nel gennaio 2004, sono iniziate le serie storiche mensili. Tuttavia nel terzo trimestre del 2010 il dato, dopo sette trimestri di crescita, ha fatto registrare una diminuzione, seppure solamente di un decimale, rispetto al trimestre precedente.

2.167.000 – Sono i disoccupati in Italia a ottobre 2010, più del doppio rispetto ad aprile 2007. Secondo il Centro studi di Confindustria, il biennio di crisi economica è costato all’Italia 540 mila posti di lavoro e la contrazione proseguirà per tutto il 2011, per invertire la rotta soltanto nel 2012.

2.000.000 – Sono i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che per l’Istat rientrano nella categoria “Neet” (No education, employment, training). E cioè che non lavorano e non studiano. Un dato confermato dagli esperti dell’Ocse, che vedono l’Italia al terzo posto tra i paesi industrializzati, dopo Messico e Turchia, per numero di giovani “lasciati indietro”.

24,7% – Il valore del tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni, una cifra che sale al 36% per le donne nel Mezzogiorno. L’aumento, dall’inizio della crisi, è di otto punti percentuali. Peggio dell’Italia fa la sola Ungheria, in Europa. Quanto all’occupazione, nel 2009 ha riguardato il 21,7% dei giovani, contro una media tra i paesi dell’Unione europea del 35,8% e tra quelli Ocse del 40,2%.

13,2% – La perdita dell’indice Ftse Mib, che raggruppa i 40 principali titoli quotati alla Borsa di Milano, nel corso del 2010. Peggio della Borsa milanese, tra le grandi economie europee, ha fatto solo Madrid (-17,2%). Molto meglio le due principali piazze europee, con Londra in crescita del 10,3% e Francoforte addirittura del 16%. La Borsa di Parigi, invece, ha chiuso in negativo ma appena del 2,1%.

1.200.000.000 – Le ore di cassa integrazione chieste dalle imprese italiane secondo l’Inps, l’Istituto nazionale per la previdenza sociale, il 31,7% in più rispetto al 2009, quando erano state 914 milioni. Tuttavia a dicembre 2010 le ore autorizzate sono diminuite del 16,4% rispetto allo stesso mese del 2009.

6.185 – Le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria nel 2010 secondo la Cgil. Nel corso dell’anno l’utilizzo della cassa in deroga è aumentato del 250%. I due istituti insieme hanno riguardato 400 mila lavoratori.

1,5% – Il tasso d’inflazione medio registrato in Italia, secondo l’Istat, nel 2010. Rispetto al 2009, il dato è quasi raddoppiato (nei dodici mesi precedenti si era attestato allo 0,8%). A dicembre 2010 l’indice dei prezzi ha raggiunto l’1,9%, in crescita dei due decimali rispetto al mese precedente. È il dato più elevato dal dicembre 2008 e tuttavia inferiore alla media dell’Unione europea, attestatasi al 2,2%.

43,5% – La pressione fiscale in Italia nel 2009 rispetto al Pil secondo le stime preliminari Ocse di dicembre 2010, in lieve aumento (+0,2%) rispetto all’anno precedente. L’Italia scalza così il Belgio dal poco ambito podio, diventando il terzo paese dal fisco più esoso, dopo Danimarca (48,2%) e Svezia (46,4%). Realmente, la pressione fiscale si aggira fra il 68,4% e il 69,7%!!!

0,2% – Il calo della produzione industriale nel quarto trimestre del 2010 secondo l’Istituto di analisi e studi economici (Isae) rispetto al trimestre precedente. Tuttavia, rispetto ai primi dieci mesi del 2009, il dato tendenziale segna un aumento del 5,4%.

9.000 – Superiore spesa media dei mutui per gli italiani rispetto alla media Ue. In sostanza, afferma un rapporto dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) pubblicato il 3 gennaio 2011, «è come se le famiglie italiane pagassero per dodici mesi in più rispetto a quelle europee il credito nel settore delle costruzioni». L’Italia, dice ancora l’Ance, è il paese più caro d’Europa per contrarre un mutuo, con un differenziale dei tassi medi di interesse dello 0,36% (4,1% in Italia contro 3,74% a livello europeo).

1.016 – Gli euro che le famiglie italiane dovranno pagare in più nel corso del 2011 per acquistare gli stessi prodotti e servizi acquistati nel 2010. Secondo Federconsumatori e Adusbef, 267 euro in più dovranno essere spesi per i generi alimentari, 131 per i carburanti, 120 per il trasporto ferroviario. I rincari saranno del 7-8% per il gas, del 4-5% per la luce, del 7% per i rifiuti.

33,3% – Percentuale di famiglie che non sono stati in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro nel 2009 secondo i dati comunicati dall’Istat il 29 dicembre 2010. Nel 2008 era il 32%. Il 15,2% delle famiglie, poi, ha presentato tre o più sintomi di disagio economico tra quelli dell’indicatore sintetico previsto dall’Eurostat.

Questi sono quei numeri che tanto piacciono a voi “statisti”.

Ora, signor commercialista Giulio Tremonti, se vuole torniamo a darle un vecchio consiglio (datato fine 2008), che proponemmo come ordine del giorno a vari amministratori locali.

Vista la crisi finanziaria ed economica che ha investito anche l’Italia, il Movimento Libertario, su iniziativa del Consiglio di Amministrazione, ha pensato di inviare, agli inizi di gennaio, una proposta di ordine del giorno a tutti i parlamentari ed ai consiglieri comunali, provinciali e regionali di importanti Regioni padane.

PREMESSA

Le posizioni del Movimento Libertario in campo economico si rifanno alla cosiddetta “Scuola Austriaca” di Economia. Nata a Vienna alla fine del XIX secolo dagli studi di Carl Menger ed Eugen von Böhm-Bawerk, la teoria austriaca ricevette una sistemazione definitiva da filosofi ed economisti quali Ludwig von MisesFriedrich von Hayek (premio Nobel per l’economia nel 1974),Murray N. Rothbard ed altri importanti studiosi nel corso del XX secolo. Uno dei principali risultati di questa corrente di pensiero è la spiegazione del ciclo economico e, quindi, delle crisi periodiche.

Nel corso degli ultimi 100 anni, in corrispondenza a una espansione senza precedenti dell’ingerenza dei governi negli affari economici e all’affermazione dello Stato assistenziale, gli individui hanno dovuto sopportare le conseguenze di ricorrenti crisi depressive legate ai cicli economici, fra i quali la grande depressione del 1929 e l’attuale crisi finanziaria spiccano per gravità.

Nel dare una risposta del perché si verifica un repentino cumularsi di errori economici di portata generale che poi conducono ad una fase di depressione, la Scuola Austriaca ha individuato la causa in una situazione di mercato non libero e soggetto ad interferenze ed interventi esterni. In particolare il ciclo di “espansione e crisi economica” è causato dalla manipolazione della quantità di moneta sul mercato, in particolare dall’espansione innaturale del credito bancario alle imprese. Alterando artificialmente il tasso d’interesse, le banche centrali e le autorità monetarie governative spingono gli imprenditori a fare previsioni economiche errate, che provocano una serie di cattivi investimenti a catena che, a loro volta causano la crisi ed infine la  depressione.

Le depressioni economiche quindi non rappresentano l’incapacità del capitalismo del “laissez-faire” di garantire uno sviluppo continuo e regolare. Al contrario, esse rappresentano il fallimento dell’interventismo statale nell’economia.

Individuate le cause, per superare rapidamente la depressione e far ritornare l’economia ad un normale livello di prosperità, è necessario che i governi non interferiscano con il processo di aggiustamento del mercato in atto e quindi non vengano presi alcuni provvedimenti che prolungheranno artificialmente lo stato depressivo.

Per questo motivo il Movimento Libertaio Le chiede di farsi carico di presentare al consesso di cui in cui lei è stato eletto l’allegato Ordine del Giorno, affinché la stessa Assemblea lo addotti e lo invii al Presidente del Consiglio perché ne tenga conto per le opportune e conseguenti decisioni politiche.

ORDINE DEL GIORNO

– considerato che il mondo intero e l’Italia stanno attraversando un periodo di grave crisi finanziaria-economica, con chiari segni di depressione che provocherà gravi ripercussioni nella vita di tutti gli individui del nostro territorio;

– considerato che per capire i motivi che hanno portato a questa situazione, è vano fissare l’attenzione su un insieme di statistiche e di dati economici, senza disporre preventivamente di una “teoria” che dia una spiegazione del ciclo economico che a sua volta si integri con la teoria generale dell’economia;

– considerato che in un mercato libero e privo di interferenze non ci sarà un’esplosione di errori, poiché non vi è ragione di credere che gli imprenditori commettano errori tutti nello stesso momento;

– considerato che, come hanno ben individuato gli economisti che si rifanno alle teoria della Scuola Austriaca, le cause della crisi sono ascrivibili alle conseguenze dell’intervento nell’economia degli Stati attraverso le proprie organizzazioni governative, in particolare attraverso le proprie banche centrali;

– considerato che il ciclo di “espansione e crisi economica” è causato dalla manipolazione della quantità di moneta sul mercato, attuato dalle banche centrali, sotto la regia dei governi (potere politico), ed in particolare dall’espansione del credito bancario alle imprese attraverso il meccanismo della riserva frazionaria e dell’abbassamento del tasso di interesse oltre il valore naturale determinato dalla quantità di risparmio-investimento;

– considerato che tale innaturale espansione creditizia falsa la realtà economica, spingendo gli imprenditori verso un aumento degli investimenti in beni capitali, che non essendo supportati da un reale contesto economico, finiscono presto per rilevarsi dei cattivi investimenti che inevitabilmente portano alla crisi e di conseguenza alla depressione;

– considerato che tale situazione di crisi e depressione economica provoca enormi problemi alla vita degli individui del nostro territorio e deve essere, per questo motivo, superata nel più breve tempo possibile;

– considerato che, per il superamento più veloce possibile della depressione e per un ritorno dell’economia ad un normale livello di prosperità, qualsiasi programma economico non dovrebbe interferire con il processo di aggiustamento del mercato;

SI CHIEDE

al Presidente del Consiglio di non intralciare il processo di aggiustamento e quindi di non prendere i seguenti provvedimenti:

– Prevenire o ritardare la liquidazione dei cattivi investimenti, cioè prestare moneta ad aziende in crisi, o fare appello alle banche perché aumentino l’offerta di credito;

– Aumentare ulteriormente l’inflazione. Infatti una maggiore inflazione arresta la necessaria caduta dei prezzi, ritardando quindi l’aggiustamento dei mercati e prolungando la depressione. L’ulteriore espansione del credito crea altri investimenti erronei, che a loro volta devono essere liquidati in una successiva depressione. La politica governativa del “denaro facile” ostacola il ritorno del mercato a tassi d’interesse necessariamente più alti;

– Mantenere alti tassi salariali. Il mantenimento artificioso degli elevati tassi salariali durante la depressione produce una disoccupazione di massa permanente. Inoltre, durante una deflazione, quando i prezzi cadono, mantenere il tasso salariale nominale significa aumentare i tassi salariali reali. Con la domanda delle imprese in diminuzione, ciò aggrava notevolmente il problema della disoccupazione;

– Mantenere elevati prezzi. Mantenendo i prezzi al di sopra del loro livello naturale, si generano giacenze invendibili e si pregiudica il ritorno alla prosperità;

– Stimolare il consumo e disincentivare il risparmio. Il risparmio genera il capitale per far ripartire l’economia. Quindi un maggior risparmio e un minor consumo renderanno più rapida la ripresa. Al contrario un maggior  consumo e un minor risparmio aggraveranno ancor di più la carenza di capitale. Quindi sono da evitare stimoli al consumo con “programmi di buoni alimentari” ed esenzioni di pagamento. Sono da evitare anche il minor risparmio derivante da un aumento delle imposte, in particolare sui patrimoni, sulle imprese e sugli immobili poiché la spesa pubblica è tutta consumo;

– Dare sussidi di disoccupazione. Ogni sussidio di disoccupazione (nella forma di “indennità” di disoccupazione, esenzioni, ecc..) prolunga indefinitamente la disoccupazione e ritarderà lo spostamento dei lavoratori verso quei settori in cui sono disponibili posti di lavoro;

– Non incoraggiare la deflazione. Poiché la deflazione rende più rapida la ripresa, il governo dovrebbe incoraggiare, piuttosto che impedire, la contrazione del credito. La deflazione infatti aumenta le riserve del sistema bancario e genera maggiore fiducia interna ed esterna;

– Impedire la corsa agli sportelli bancari. Anche la corsa agli sportelli ha dei vantaggi che non andrebbero trascurati. Infatti, le banche non dovrebbero essere esentate dal rispettare i loro obblighi più di quanto non si consenta in ogni altra attività economica. Ogni interferenza nella punizione inflitta dalla corsa allo sportello trasformerà le banche in un particolare gruppo privilegiato, non obbligato a rimborsare i propri debiti. Inoltre la corsa agli sportelli renderebbe palese lo stato di bancarotta delle banche stesse ed indurrebbe finalmente una riforma del sistema bancario con l’eliminazione, una volta per tutte, della riserva frazionaria. Tale riforma convincerebbe il pubblico della pericolosità della banca che addotta tale riserva e, più delle teorizzazioni accademiche, assicurerebbe il futuro contro i mali di siffatto sistema.

La presente assemblea, al contrario, auspica allora che il Governo prenda i seguenti provvedimenti:

– Riduzione drastica del proprio ruolo nell’economia. Tale riduzione va perseguita tramite un drastico taglio di spese e di imposte, in particolare quelle che ostacolano il risparmio e l’investimento. La diminuzione dell’imposizione fiscale e della spesa pubblica condurrà automaticamente a uno spostamento del rapporto sociale tra risparmi-investimenti e consumo a favore dei primi, riducendo quindi di gran lunga il tempo per ritornare ad un’economia prospera. Inoltre, la depressione è un periodo faticoso per tutta l’economia. Ogni riduzione delle imposte o di qualunque interferenza che ostacola il libero mercato stimolerà una sana attività economica; viceversa, ogni incremento delle imposte  o di altri interventi deprimerà ulteriormente l’economia.

Siamo convinti e certi che se verranno prese misure difformi da quanto più sopra indicato, la situazione di crisi e di difficoltà per i propri residenti si protrarrà indefinitamente. Pertanto quanto proposto deve essere tenuto in debita considerazione da chi ha il potere di agire. In caso contrario ricadano su di esso tutte le responsabilità derivanti dalla mancata adozione delle azioni indicate nel presente Ordine del Giorno.

di Redazione del Movimento Libertario

link: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11565:tremonti-e-la-crisi-qualche-numero-ed-un-nostro-consiglio&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA, ITALIA

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: