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USA, Europa e Italia. Tre modi diversi di guardare agli OGM, alla scienza e ai soldi dei contribuenti

9 gennaio 2011

Ci sono tre notizie sulle quali possiamo riflettere, a proposito di OGM, durante le prossime festività natalizie. La prima proviene dagli Stati Uniti, la seconda dall’Europa, l’ultima dall’Italia, e non è casuale l’ordine nel quale le presento.
Dunque, quella che proviene dagli Stati uniti riguarda un articolo apparso su Science di ottobre e di cui oggi ci parla Carlo Cattaneo, direttore dell’edizione italiana di Scientific American:

“Uno studio condotto all’Università del Minnesota ha dimostrato che da quando nel Midwest è iniziata la piantagione di mais Bt, che produce da solo la tossina di Bacillus thuringiensis capace di uccidere le larve della piralide (Ostrinia nubilalis), salvando il mais dalla contaminazione da parte dell’insetto – e salvaguardandone le rese – le popolazioni di piralide in tutta la vastissima regione agricola degli Stati Uniti si sono drasticamente ridotte. Nel Minnesota, per esempio, l’infestazione media è passata da 59 a 16 larve per pianta”

Questo significa, in soldoni, che anche le colture convenzionali hanno beneficiato della diffusione di mais OGM, e ne hanno tratto un significativo vantaggio tutti gli agricoltori, anche quelli che il mais OGM non lo coltivano.

Dall’Europa, in particolare dalla Commissione Europea, arriva invece un voluminoso testo che raccoglie tutti gli studi scientifici che l’UE ha finanziato con fondi pubblici (particolare non insignificante) a proposito della sicurezza degli Organismi Geneticamente Modificati. 50 progetti di ricerca, dieci anni di lavoro che si concludono così: …

attualmente non esistono prove scientifiche secondo cui gli OGM provocano dei rischi più elevati per l’ambiente, o per la sicurezza dei prodotti alimentari e animali, rispetto alle colture e agli organismi tradizionali.”

Il tutto per un costo complessivo di 200 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 70 milioni già spesi tra il 1985 e il 2000 per dare esattamente la stessa risposta alle stesse domande.
E veniamo a noi: mentre l’Europa comincia faticosamente a prendere atto che non c’è nulla che possa far presumere pericoli per la salute e per l’ambiente nell’uso degli OGM oggi in commercio, e in America già si valutano con attenzione le esternalità positive che derivano dal loro impiego, in Italia arriva nientemeno che il “Biosafety Scanner”, prodotto dalla Fondazione Diritti Genetici presieduta da Mario Capanna (sì, proprioquello lì) e finanziato (anche questo particolare è tutt’altro che insignificante) con i fondi del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Secondo la nota di presentazione

il software “Biosafety Scanner” ha l’obiettivo di supportare gli operatori nella programmazione e realizzazione delle attività di vigilanza e controllo degli OGM sul territorio italiano

e a leggere la scheda che ne spiega il funzionamento sembra davvero un lavoretto ben fatto.
In pratica il software fornirebbe una mappa della diffusione delle colture OGM nel mondo, soffermandosi sulla legislazione di ogni singolo paese, e fornendo utili dati statistici per comprendere il livello di penetrazione delle colture transgeniche in ogni regione del pianeta. Ancora più utili sembrano essere le schede di ogni varietà geneticamente modificata nelle quali, oltre alla tecniche usate per la selezione e la produzione vengono chiaramente indicate le caratteristiche e le potenzialità. Mancano ovviamente riferimenti ai rischi per la salute o per l’ambiente, ma siamo fiduciosi che in qualche prossimo aggiornamento, qualora fossero stati capaci di trovare qualche dato, la lacuna sarà colmata.
A una prima occhiata sembra un utile strumento per comprendere quanto gli OGM siano diffusi, quali possono essere i vantaggi che derivano dal loro eventuale utilizzo e quanto le legislazioni di molti paesi siano meno paradossali della nostra. Consiglierei vivamente gli agricoltori di provarla.
Certo, il suo nome, “Biosafety Scanner”, indica che gli sviluppatori avrebbero voluto fornire uno strumento per combattere gli OGM, ma basta leggere al contrario la classifica che elenca i paesi del mondo secondo il cosiddetto  “indice di biosicurezza” per non fare troppo caso alla contraddizione.

Contraddizione che invece c’è, e indica chiaramente il livello di condizionamento ideologico del nostro paese, dove si considera a tal punto un dato acquisito che gli OGM facciano male e che sia meglio tenerli lontani dalle nostre tavole e dai nostri campi che non ci si pone neanche più il problema di dimostrare ciò che si afferma. Ha ragione Jovanotti, il cantante, che nell’intervista rilasciata ieri al Sole24Ore dichiara: “Nulla mi fa essere meno ecologista di un ecologista”. E se è arrivato a dirlo lui…
A proposito, non sarebbe male se il ministro Prestigiacomo, tra una lamentazione e l’altra per i soldi (nostri) sottratti alle politiche ambientali del suo dicastero, ci facesse sapere quanto ha speso.

di Giordano Masini, da Libertiamo.it

link: http://www.libertiamo.it/2010/12/20/usa-europa-e-italia-tre-modi-diversi-di-guardare-agli-ogm-alla-scienza-e-ai-soldi-dei-contribuenti/

From → ECONOMIA

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