Skip to content

Amato, la patrimoniale moralmente indegna

9 gennaio 2011

Ho già proposto giorni fa uno schema di soluzione semplice, anche se certo non indolore. Se il nostro debito vale oggi 30.000 euro a italiano, facendo pagare esattamente questa somma al terzo degli italiani più abbienti si può cancellare un terzo del nostro debito e portarlo all’80% del Pil. La soluzione può essere variamente articolata, con rateazione del pagamento in due o tre anni e con possibili cartolarizzazioni. Essa comunque chiede all’oggi di non scaricare i suoi guai sul domani, chiede alle generazioni presenti, in quanto abbiano risorse patrimoniali sufficienti, di sacrificarne un po’ a beneficio delle generazioni future. Come prevedevo saputelli e saputoni di varia estrazione hanno definito la mia una proposta indecente, con argomenti in genere non molto diversi da quelli del mio vecchio professore che si dichiarava disposto a pagare le tasse, quando l’evasione fosse finalmente finita. Mi rifiuto di credere che la nostra possa essere a tal punto una società dell’egoismo presente da non vedere neppure questo suo dovere morale. E mi auguro una politica dotata del coraggio e della fermezza che servono per riportarci a guardare al futuro.” (G. Amato)

Quando, poche settimane fa, Giuliano Amato se ne uscì con questa proposta di tosare per ben 30.000 euro a testa gli italiani più abbienti per portare il debito pubblico in un colpo solo da circa il 120 all’80% del Pil, mi limitai a leggere i commenti altrui, peraltro per lo più in linea con il mio punto di vista, anche se non tutti provenienti da libertari. Una tale convergenza di idee mi sembrava dovesse rendere evidente allo stesso Amato che l’idea era davvero balzana. …

Speravo che la cosa fosse finita lì, ma Amato, non senza una certa supponenza, ha reiterato la proposta, rispondendo a una domanda in merito da parte del Sole 24 Ore. Vorrei allora esporre il mio punto di vista, spero in modo sufficientemente sintetico.

In primo luogo, una premessa che già altre volte ho fatto commentando qualche “perla” di Amato. Quando questo signore parla delle faccende relative alla politica italiana, usa un tono che lascerebbe supporre, all’osservatore che non conoscesse la sua storia personale, di trovarsi al cospetto di una persona del tutto estranea ai fatti. E invece Amato è protagonista della politica italiana da almeno 30 anni. Per la sua ascesa dovrebbe avere ancora oggi riconoscenza nei confronti di Bettino Craxi, che, al contrario, si affrettò a rinnegare nel momento in cui l’allora leader socialista cadde in disgrazia. Nel corso di questo lungo periodo di tempo, Amato è stato ministro del Tesoro, presidente del Consiglio, presidente dell’Antitrust, oltre a ricoprire incarichi anche a livello di Unione europea.

Ecco, allora, una prima considerazione: quando il debito pubblico prese a lievitare sempre più rapidamente, Amato non era un libertario contrario alla spesa pubblica e alle tasse, ma era in prima fila tra gli adoratori di Craxi e dei governi di pentapartito.

Quanto alla passione per la tosatura degli italiani, non si può dire che sia una novità: tra i suoi “trofei” svettano il prelievo del 6 per mille sui conti correnti disposto con efficacia retroattiva nel luglio del 1992 e la finanziaria “lacrime e sangue” dell’anno successivo.

Venendo più specificamente alla proposta di imporre una patrimoniale di 30.000 euro “al terzo degli italiani più abbienti”, basta fare un paio di conti approssimativi per rendersi conto che si andrebbe ben al di là di quel terzo. Per ridurre il debito pubblico di 40 punti di Pil, servirebbero infatti circa 600 miliardi di euro. A 30.000 euro a testa servirebbero 20 milioni di persone, che sono sì un terzo degli italiani, ma comprendendo anche i neonati. I cosiddetti contribuenti, al contrario, sono poco più di 40 milioni.

Questo significa che o si tosa la metà dei contribuenti, oppure bisogna ampliare la base imponibile, comprendendo tutto ciò che è già oggi soggetto in qualche misura a tassazione. Suppongo che per Amato sia un dettaglio, ma non lo è.

Ma i problemi non sono solo di ordine tecnico. Sono, a mio parere, prioritariamente di ordine etico. Se una persona ha anche solo minimamente a cuore la libertà individuale, non può non considerare la proposta di Amato come l’equivalente della definitiva riduzione in schiavitù di larga parte degli italiani. Una proposta del genere sarebbe già inaccettabile se fatta da chiunque, ma lo è ancor di più se avanzata da uno con la storia personale di Amato, riassunta per sommi capi poco sopra.

Con quale coraggio costui sostiene che la sua proposta “chiede all’oggi di non scaricare i suoi guai sul domani, chiede alle generazioni presenti, in quanto abbiano risorse patrimoniali sufficienti, di sacrificarne un po’ a beneficio delle generazioni future”?

Con quale coraggio irride coloro (e sono tanti) che ritengono “indecente” una proposta del genere?

Con quale coraggio parla di “egoismo” e “dovere morale”, dopo essere stato mantenuto per decenni da coloro che oggi vorrebbe ancor più spennare, non provando alcun senso del pudore (e, perché no, della vergogna) per essere stato protagonista del peggiore statalismo, da cui deriva l’enorme debito pubblico italiano?

Credo che lo faccia con il coraggio che può avere solo chi non ha alcuna idea di cosa sia il “dovere morale” di riconoscere la responsabilità delle proprie azioni e di chi, evidentemente, ritiene che i suoi interlocutori, oltre a non preoccuparsi della libertà individuale, abbiano davvero la memoria troppo corta.

Beh, per qualcuno la libertà individuale non è un capriccio e la memoria non è così corta.

di Matteo Corsini, da Movimento Libertario

link: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11486:amato-la-patrimoniale-moralmente-indegna&catid=1:latest-news

From → DEBITO, ECONOMIA, ITALIA

4 commenti
  1. Angelo permalink

    Concordo pienamente, anche sulla storia personale e politica di Amato.
    Resta il fatto che chi ha un debito debba pagare di persona e non lasciarlo a figli e nipoti. Questo penso sia in assoluto più indegno.
    Come può chiamarsi libertà individuale lasciare nell’olio bollente la propria e l’altrui discendenza? _Angelo_

  2. Questo sono affermazioni che turbano l’italiano medio, spero che il p. della repubblica e le gerarchie cattoliche spendano una parolina anche su questo …:)

  3. forzagnocca permalink

    che paghi il 30% degli italiani piú abbienti mi sembra doveroso (o dovrebbero continuare a pagare il 70 % piú povero che ha sempre pagato) anche perché sono quelli che finora non hanno pagato.
    É talmente ovvio che lo capirebbe anche un bambino.
    Solo chi ha scritto questo articolo non lo capisce e questo si commenta da solo.
    Saluti e baci
    e smettetela di dire fregnacce e cominciate a pagare le tasse

  4. 1.
    Due amici A e B si spaccano la schiena per 30 anni, e riescono a mettere da parte un gruzzoletto identico.
    A decide di andare per 18 mesi a trombarsi le mulatte su una spiaggia tropocale bevendo coctails con l’ombrellino colorato dentro.
    B decide di comprare e restaurare un rustico con terreno da lasciare ai suoi figli.

    Indovini lo studente per esercizio quale dei due sarà tassato con la patrimoniale.

    2.
    Due amici A e B finiscono il liceo.
    A trova un lavoro come operaio, poi fa carriera com caporeparto, capofabbrica, infine mette via due lire prova il grande balzo, mette su una piccola impresa, gli va bene ci sa fare e si arricchisce. Ora nella fabbrica di A lavorano 40 persone. Egli versa direttamento o indirettamente circa 200.000 Euro l’anno in tasse. Poi qualcosa va storto, ed egli perde tutto, TRANNE LA CASA, che resta di sua proprietà

    B se ne va su una spiaggia tropicale, mette su un bar per turisti, paga una aliquota al 10% quando va bene, incassa in Euro o Dollari e spende in moneta locale, vende tutto e sperpera quello che ha in bagordi e mignotte. Poi rientra in Italia ed è nullatenente.

    Indovini lo studente come esercizio quale dei due usufruirà dello stato sociale e dei suoi aiuti.

    3.
    Due amici A e B acquistano due case. Le case, essendo precedenti come costruzione alle normative antisismiche, non sono antisismiche.

    A spende 100 mila euro per far diventare la sua casa antisismica.
    B spende 66 mila mila Euro per una mercedes SLK V6 e 34 mila Euro in puttanoni d’alto bordo per arredarla.

    Giunge un terremoto del 6° grado. La casa di B crolla sopra alla sua mercedes (il puttanone d’alto bordo fortunatamente si salva).
    La casa di A è illesa, insieme alla sua fiat grande punto a metano.

    Illustri lo studente chi dei due, fra A e B, otterrà:
    – Esenzione totale delle imposte per un periodo minimo di un anno
    – Contributo a fondo perduto
    – Diritto di manifestare indignandosi ottenenedo la solidarietà della intera popolazione nazionale se lo Stato non gli ricostruisce la casa, ANTISISMICA STAVOLTA, entro un periodo che egli ritiene congruo
    – Ospitalità presso strutture pagate dalla collettività nelle more della predetta ricostruzione

    e quale dei due soggetti invece subirà un aumento delle imposte dirette e del bollo auto per finanziare le operazioni di cui sopra.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: