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Riforma Università: perché la Gelmini non è Clegg

21 dicembre 2010

La riforma del finanziamento dell’Università britannica arriva oggi ai Commons. Il concept è: alziamo le rette, di brutto, ma aumentiamo contemporaneamente le borse per gli studenti più poveri e alziamo sensibilmente la soglia di reddito (da 15 a 21.000 sterline l’anno) a partire dalla quale il laureato dovrà cominciare a restituire il prestito (ad un tasso del 9% sul reddito eccedente la soglia minima). Un laureato che raggiunge un reddito di 30.000 sterline – assai al di sopra della media, quindi – pagherà 68 sterline al mese. 68 sterline su 30.000 di reddito annuo. Uno che guadagna il minimo – 21.000 sterline – al mese ne pagherà 7, dico 7, sterline.

Ecco cosa significa prestito d’onore: finanziare l’accesso all’Università degli studenti meno economicamente avvantaggiati a condizioni che nessuna banca concederebbe mai. Perché nessuna banca ti abbona il debito se, come prevede invece la riforma Lib-Con, dopo 30 anni dalla laurea non avrai ancora raggiunto almeno 21.000 sterline di income annuo.
Non solo, il nuovo meccanismo favorisce più dell’attuale – in cui il tetto ai fee è di poco superiore alle 3000 sterline – gli studenti provenienti da famiglie con un reddito inferiore alla media. Per costoro sono previste borse di 3250 sterline, a fondo perduto. E questo esclude dall’accesso alle risorse pubbliche le fasce di reddito più elevate. In termini socialdemocratici, si direbbe il meccanismo più equamente redistributivo. …

La graduate tax è l’alternativa proposta da Labour e sindacato degli studenti. La tassa, che ha carattere proporzionale, favorirebbe – a detta loro – la mobilità sociale. Ma le cose non stanno così. Il laureato di cui sopra con un reddito di 21.000 sterline, che con la proposta del governo Cameron-Clegg paga rate sul prestito di 7 sterline al mese, con la graduate tax ne pagherebbe 36. Rette basse e tasse alte favoriscono la middle class ed i redditi superiori, ma non cambiano di una virgola le opportunità dei poor background.
fee sono stati introdotti per questo, da Blair, alla fine degli Anni 90. E in quindici anni il numero degli studenti provenienti dalla working class è aumentato del 50% mentre i rampolli di estrazione medio-alta solo del 15%.

La questione ha dilaniato i Libdem, da sempre militanti del ‘no’ ai fee. Da sempre vuol dire fino alla campagna elettorale di sei mesi fa. Poi però c’è stato il governo di coalizione, la crisi, i conti da sanare eClegg ha cambiato idea. Il suo partito però no. E così oggi il Vicepremier e i ministri libdem della coalizione voteranno a favore, alcuni Mp dello stesso partito si asterranno mentre i backbenchers voteranno secondo coscienza, cioè maggioritariamente contro.
Il governo liberal-conservatore britannico si è dato l’obiettivo di portare all’Università più studenti bravi, quindi anche più studenti poveri. Ci ha messo tre mesi a capire che la chiave erano i tuition fee e meno di sei per sviluppare il nuovo sistema – in un regime di austerity più severo ma più scientemente selettivo della sorda orizzontalità tremontiana.

Il Ministro Gelmini ha riformato l’Università come fosse un potere forte da abbattere. Se la sua riforma introduce meccanismi socialmente positivi è grazie agli emendamenti di Fli – le borse di studio e i prestiti d’onore – che la titolare dell’Istruzione aveva invece sostanzialmente sacrificato, con ciò mostrando il punto debole del suo, pur preziosissimo, operato: aver ragionato in un’ottica ‘contro’ (i baroni, i perditempo, i truffatori…) invece che in un’ottica ‘per’ (gli studenti (potenziali, meritevoli, economicamente svantaggiati…).

In Gran Bretagna la riforma non piace a tutti, ma tutti hanno capito che farà la differenza. Neanche in Italia la riforma Gelmini ha una platea esclusiva di estimatori, ma nonostante la spossante gestazione, nonostante la determinazione del Ministro di trasformare l’imperativo finanziario in un’opportunità benemerita di cambiamento, ebbene nonostante tutto questo il sospetto diffuso è che la nuova università della Gelmini sarà molto simile a quella vecchia. E questo è dannatamente male, perché un sì stressante gattopardismo renderà ancora meno favorevole, in futuro, l’accoglienza del cambiamento radicale di cui avremmo invece urgente bisogno – e cioè, come già proposto da Fli, ma respinto dal Pdl, la liberalizzazione delle rette, e poi – va da sé – l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

di Simona Bonfante, da Libertiamo

link : http://www.libertiamo.it/2010/12/09/universita-perche-la-gelmini-non-e-clegg/

From → LIBERALIZZAZIONI

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