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Il “dopo” CrackupBoom

19 dicembre 2010

Se dovessi scrivere un altro libro sarei tentato di intitolarlo Inevitabile ma Imprevedibile. Non solo per giocare con le parole del primo libro, ma anche perché il secondo aggettivo caratterizzerà sia l’evoluzione sia le conseguenze (entrambe Imprevedibili) di ciò che oramai a mio avviso è inevitabile: il CrackupBoom globale.

Sono sempre più convinto, osservando le dinamiche socio economiche finanziarie, che vedremo la parabola finale della terza tappa del CrackupBoom entro il termine di questa nuova decade. Di seguito, quindi, presenterò velocemente quello che, secondo me, potrebbe essere lo scenario più ottimistico di un post CrackupBoom.

Lo definisco ottimistico perché in tal scenario non ci saranno guerre totali per il controllo delle risorse né miliardi di morti, alternative altrettanto plausibili e forse anche più probabili. Fondamentalmente, se ci pensiamo bene, sia la prima sia la seconda guerra mondiale sono giunte come conseguenza di alcuni CrackupBoom economici ben mascherati da crisi economiche e politiche.

Mi auguro che quanto segue possa davvero essere lo scenario di un post CrackupBoom. Sarebbe davvero lo scenario più ottimistico. Io in fondo sono un inguaribile ottimista, benché fortemente ancorato alla marcia realtà dei fatti.

Ecco in poche parole come vedo il CrackupBoom e il suo “dopo”.

Lo shock di prezzo sarà il punto di partenza che farà scattare lo tsunami economico finanziario, cioè il CrackupBoom che finirà con il distruggere tra il 60% e l’80-90% della ricchezza finanziaria attualmente disponibile, oramai niente altro che numeri digitali rappresentativi di promesse economico finanziarie impossibili da pagare.

L’evoluzione di come tutto questo potrebbe accadere la rimando a un eventuale altro articolo, per ora chi vuole sbizzarrirsi in questo esercizio di fantasia si rilegga un ottimo articolo già segnalato in home page.

Lo shock di prezzo accenderà finalmente i riflettori sulle banche centrali oramai ingabbiate e senza più alcuna possibilità ulteriore di azione. Non solo i riflettori scopriranno il re essere nudo, ma lo scopriranno anche marcio e putrefatto. La verità è che il Central Banking è finito, è marcio, è l’ultimo assurdo controsenso di una società che si reputa libera e pensa erroneamente di funzionare secondo le dinamiche di una economia di libero mercato, in realtà tragicamente viziata proprio nella base fondamentale di tutti gli scambi volontari: il denaro.

L’inevitabilità del CrackupBoom è riconducibile al fatto che la gente negli ultimi 30 anni non solo ha finito con il vestire le bende sugli occhi, ma dai tempi di Greenspan prima e con la crisi del 2008 dopo, si è ben addobbata il naso anche di mollette per non sentire la puzza del marcio che emettono le banche centrali e le loro gestioni monetarie e dei tassi di interesse.

Dopo lo shock di prezzo, qualunque mossa delle banche centrali non farebbe che peggiorare a vista la situazione. Dopo qualche tentativo di reagire alle nuove impreviste condizioni, a un certo punto le banche centrali si arrenderanno, preferiranno non fare più nulla. Come scrive anche North nel libro Cosa è il Denaro, sarà il momento in cui i banchieri centrali diranno ai governi: abbiamo fatto tutto quelle che potevamo fare, adesso vi arrangiate.

Dopo qualche giorno/settimana di paralisi totale dell’economia, che porterà ad una situazione temporanea di scaffali vuoti nei supermercati e ad uno shortage di ogni genere di bene di primaria necessità, le cose torneranno gradualmente alla normalità, solo che non sarà più la normalità degli anni 2000, ma quella degli anni 60-70, quando va bene degli anni 80.

La differenza è che, mentre in quegli anni, persino in quelli duri e tosti degli anni di piombo, la memoria della guerra di appena 30 anni prima rendeva tutto sommato la situazione sopportabilissima, questa volta la situazione sarà ben differente: la memoria del bengodi vissuto nei trenta anni precedenti, l’assuefazione all’oppio del socialismo fumato dal dopoguerra ad oggi, con privilegi di ogni sorta oramai insostenibili, renderà la situazione insopportabile. Avremo scontri e conflitti sociali estesi e su base giornaliera. Considerata la cultura dominante di questo paese, essi porteranno democraticamente a un governo oppressivo di stampo dirigista socialcomunista.

Qualche bravo Canalizzatore del malcontento prenderà il potere, ma anzi che riuscire a realizzare le promesse fatte ai proles speranzosi di cambiamento, combinerà disastri su disastri grazie ai consigli di qualche economista keynesiano messier je sais tout, stramunito di certificati vari (MBA, PHD, FCD, CCI, SPNC, CFA, CFC, lauree ad honoris anche in veterinaria) e possibilmente di un premio nobel. Canalizzatore ed economista insieme faranno sfoggio delle peggiori ricette keynesiano marxiste egualitariste in grado di annientare gran parte delle risorse produttive del paese.

La disoccupazione esploderà. Gli scontri per mantenere i privilegi oggi esistenti, salari minimi, licenze, pensioni, assistenze, concessioni e quant’altro, saranno elevatissimi e soprattutto inconcludenti. La ricchezza non si stampa con i numeri creati dal nulla delle banche centrali, né si impone per decreto, bisogna produrla in maniera dinamicamente efficiente, e se già oggi non c’è produzione di ricchezza in grado di garantire i privilegi attuali, l’ambiente futuro che si plasmerà sotto il nuovo dirigismo socialcomunista potrà garantire ancora meno prebende e pasti gratis.

Quello che Gary North chiama Lo stato protettore e salvifico (ultimo capitolo del libro) non potrà più nulla se non inasprire ancora di più il conflitto e la violenza. A causa di leggi e regolamentazioni economicamente disastrose, il sistema farà fatica a mantenere il capitale a disposizione che verrà consumato sempre più velocemente. Il costo del mantenimento di impianti, strade, case, immobili, beni capitali di ogni genere, salirà vertiginosamente mentre l’incentivo a farne di nuovi cadrà a zero. Vedremo decadenza e fatiscenza in aumento ovunque. Parte del nord pulito e ordinato comincerà ad assomigliare al sud sommerso dall’immondizia, sporco e mal gestito.

In quanto ai costi e agli standard di vita, se oggi mantenere un’auto ci costa, dico a caso, 1/20 del reddito annuo, nel “dopo” CrackupBoom costerà oltre 1/10. Sarà la fine di 4 auto e 4 scooter per nucleo familiare, e si tornerà come negli anni 60-70 a 1 auto e uno scooter da dividere tra tutti, quando va bene! Se oggi, sempre detta a caso, spendiamo per gli alimenti 1/20 del reddito annuo, nel “dopo” lo stesso tenore alimentare ci costerà tra 1/3 e 1/5.

Gran parte dei capitali finanziari saranno stati decimati dal CrackupBoom. Dopo esserci ritrovati i conti bancari azzerati o lasciati con valori insignificanti in termini di potere reale d’acquisto, e investimenti finanziari polverizzati, soprattutto quelli domestici, ci troveremo anche nell’impossibilità di eseguire, come facciamo oggi, operazioni internazionali. Le banche e le assicurazioni, fallite, saranno tutte rigorosamente nazionalizzate.

I mercati finanziari torneranno nuovamente ad essere isolati come erano quaranta anni fa. Verranno reintrodotti i limiti alla circolazione dei capitali per impedire la fuga dei capitali sopravvissuti, o dei nuovi capitali finanziari prodotti, verso quei paesi che si faranno garanti della proprietà privata. Probabilmente, in paesi come l’Italia, le borse verranno chiuse per qualche tempo. Avremo sempre a disposizione internet, mi auguro, anche se potremmo facilmente assistere a fenomeni dilaganti di censura come esistono oggi in Cina.

La mentalità del belpaese impedirà alle masse di capire le cause del problema. Accecata dalla dipendenza al walfare state, non più funzionante, la popolazione sarà totalmente furibonda. Eleggerà uno dietro l’altro una serie di cialtroni capaci solo di aumentare il livello delle promesse, ma incapaci di risolvere la disastrosa situazione economica che invece continuerà a peggiorare. Probabilmente ci sarà una nuova lira di carta, senza alcun bene reale sottostante di riferimento, con conseguente aumento dei prezzi a ritmi del 30-40% l’anno per diversi anni a seguire.

Contemporaneamente tutto il mondo soffrirà problemi simili. Il dollaro, lo yen e tutti gli altri coriandoli attualmente in uso saranno stati travolti e distrutti dal CrackupBoom. Alcune di queste valute saranno prontamente rimpiazzate da valute nuove. Alcune come la nuova lira, continueranno ad essere semplici monete fiat, rette solo dalla fiducia nelle capacità di confisca dei redditi futuri, altre invece nasceranno legate a qualche bene reale. Saranno queste ultime le valute più stabili destinate a diventare il riferimento per gli scambi economici internazionali e ad attrarre i nuovi capitali internazionali.

Problemi simili verranno quindi gestiti secondo modalità molto differenti. Flussi migratori consistenti in cerca dei paesi con i governi meno oppressivi causeranno conflitti sociali elevatissimi anche su scala mondiale. Le nazioni più forti ma oppressive cercheranno di pestare i piedi a quelle intorno, meno forti ma di stampo più liberale, che attrarranno le risorse umane ed economiche confinanti. Se i poteri lasceranno le porte aperte per poter votare con i piedi (lo dubito), come più o meno è possibile fare oggi, le persone più intraprendenti si sposteranno velocemente laddove governi più liberali si faranno garanti dei diritti di proprietà e renderanno possibile fare impresa ed esercitare liberamente la funzione imprenditoriale.

Qualora, anzi che uscire totalmente annientata dal Crack Up Boom con una deflagrazione secessionista oltre che economico finanziaria, l’unione europea trovasse modo di rafforzarsi ulteriormente dal punto di vista politico, essa finirebbe con l’armonizzare tremende politiche socialiste economiche su tutto il territorio continentale europeo, causando disastri su larga scala. In tal caso, l’europeo che vorrà scappare dalla nuova costituita URSE (unione repubbliche socialiste europee), finalmente sbarazzatasi della maschera di ciò che fa finta di essere ma che non è mai stata, dovrà scappare veramente lontano!

La svizzera potrebbe tornare ai fasti della vecchia neutralità ed indipendenza che l’hanno caratterizzata per diversi secoli, ma sarebbe costretta a chiudersi nuovamente a riccio non essendo in grado di accogliere milioni di profughi dalla stracciona URSE. Effettivamente qualora i paesi ad orientamento davvero liberale dovessero trovarsi in minoranza schiacciante, sarebbero costretti a chiudere le barriere per contenere l’invasione migratoria in arrivo da quei paesi in cui verranno realizzate forme terrificanti di un nuovo socialismo, quello scientista di III millennio, evoluzione spontanea della convergenza degli attuali movimenti new age, ambientalisti, noglobalisti.

Il biglietto di ingresso per entrare nei paesi davvero “liberi” si pagherà profumatamente, un po’ come già avviene oggi per entrare negli esistenti paradisi fiscali (che personalmente preferisco definire i pochi NON INFERNI fiscali sopravvissuti). In questi paesi sarà stato sufficiente reimpiantare o difendere una legislazione favorevole alla funzione imprenditoriale, al libero commercio, alla difesa dei diritti di proprietà. Saranno finalmente paesi con un basso prelievo fiscale, di gran lunga inferiore ai livelli attuali, reso possibile dal fallimento di tutti i debiti pubblici andati distrutti nel CrackupBoom.

Questi paesi in tempi piuttosto rapidi, una decade e forse meno, riusciranno a riprendere un nuovo corso di prosperità fondato su basi sane. Non escludo a tal proposito, anzi me lo auguro in quanto unica speranza per un nuovo e migliore corso della civiltà umana, una frammentazione totale degli attuali URSA (l’unione delle repubbliche socialiste americane) con alcuni stati guida che cercheranno di reimpostare le basi di una nuova confederazione sui buoni principi lasciati dai padri fondatori ma rinnegati da Roosevelt in poi (tra i quali in primis una moneta sana e onesta).

Questi paesi, che rappresenteranno il faro e la guida della prossima fase evolutiva della civilizzazione, sottrarranno ai paesi soffocati dalla nuova ondata socialista, capacità produttiva e risorse umane, ovviamente nei limiti del loro possibile. L’augurio è che paesi del genere anzi che essere stanati, schiacciati, soffocati, annientati dall’armonizzazione oggi imposta dagli attuali inferni fiscali, saranno finalmente liberi dal giogo statalista e in grado sia di contagiare gradualmente i paesi affamati dal socialismo scientista di III millennio, sia di evitare scontri e conflitti con questi ultimi.

I cittadini dei paesi che avranno scelto il ritorno al socialismo, dopo aver provato tutte le ricette possibili si ribelleranno, chi prima chi dopo. L’informazione e la cultura disponibili a capire le cause del problema adesso ci sono e possono essere letti da tutti, grazie a internet penetreranno lentamente facendo capire che lo stato del walfare, le banche centrali, la moneta fiat, la pianificazione centralizzata, il digirismo economico, la confisca istituzionale di oltre il 60-70% del reddito privato, sono da considerarsi reliquie barbariche degne della vecchia civiltà pre-CrackupBoom, ancora rozza, barbara e violenta.

La globalizzazione sarà in grado di riprendere il proprio corso su ragioni economiche e non più su ragioni finanziarie come quelle in essere oggi. Il processo si realizzerà sotto la guida di quei paesi in cui il laissez faire, la responsabilità individuale, le regole rigorosamente rispettose della proprietà privata saranno divenute di dominio comune, mentalità e pratica dominante della maggior parte della popolazione.

Le elite cercheranno di riprendere lentamente il controllo della situazione, ma questa volta saranno fortemente limitate da principi costituzionali blindati e immutabili a difesa della proprietà privata, di una moneta sana e onesta, di una tassazione limitata e di una solidarietà esclusivamente volontaria e non più obbligatoria.

di Francesco Carbone, da Usemlab.com

link: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=608:il-qdopoq-crackupboom&catid=23:economia-narrata&Itemid=178

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