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Regolare il mercato? No, abolire lo Stato!

16 dicembre 2010
“Quanto all’asserzione che il mercato non debba essere in alcun modo imbrigliato e che la speculazione sia parte integrante del suo funzionamento, l’attuale situazione ci impone ormai di tracciare una netta demarcazione tra speculazione tradizionale e quella che potremmo definire “speculazione sistemica”… ovvero quell’insieme di attività economico-finanziarie poste in essere in maniera premeditata e coordinata da uno o più soggetti i quali, sfruttando la propria capacità di muovere enormi risorse finanziarie e il proprio potere politico-lobbistico, creano certamente nei mercati fattori di debolezza sfruttabili, spesso in spregio ad ogni regola, al fine di ottenere un ingiusto profitto… Il peso specifico raggiunto da questi soggetti, infatti, ha reso parzialmente inefficace quello che da sempre costituisce l’unico vero deterrente alle scorrerie speculative: la paura di non raggiungere l’obiettivo della scommessa e di subire, così, perdite anche colossali.” (Andrea Ferretti).Andrea Ferretti, che, secondo quanto riportato in calce all’articolo da cui ho tratto queste parole, appartiene all’ufficio studi di Teleborsa, sostiene la necessità, in quello stesso articolo, di dare un giro di vite al mercato. Certamente occorre riconoscere che Ferretti è in buona compagnia, non solo in Italia. … 

Le sue argomentazioni, peraltro, contengono già ciò che mi serve per replicare. Si potrebbe invocare il classico “si faccia una domanda e si dia una risposta” che i nottambuli hanno abitualmente sentito pronunciare da Gigi Marzullo (per inciso: chi non prende sonno neppure con quella cura, ha davvero problemi seri, a mio parere).

Quando Ferretti richiama il “potere politico-lobbistico”, che annulla (o limita fortemente) il rischio di incorrere in perdite, individua la causa sulla quale occorre agire. Che senso ha, allora, puntare il dito contro il mercato? Non dipende dal meccanismo di mercato l’emergere di quella che Ferretti definisce “speculazione sistemica”. Non è nei confronti del mercato che un soggetto esercita il proprio “potere politico-lobbistico”, bensì nei confronti di chi scrive le regole e/o vigila sulla loro applicazione.

Di conseguenza, si possono scrivere migliaia di pagine di regole e prevedere controlli pervasivi quanto si vuole, ma questo non rimuove la causa fondamentale del problema. Anzi, ci sono buone probabilità che la situazione peggiori. L’unico modo possibile per eliminare (o limitare fortemente) le conseguenza dell’esercizio del “potere politico-lobbistico”, consiste nell’eliminare (o limitare fortemente) le dimensioni di ciò su cui tale potere può essere esercitato. E non si tratta del mercato, ma dello Stato e del suo apparato burocratico.

di Matteo Corsini, da Movimentolibertario.it

link originale http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10310:regolare-il-mercato-no-abolire-lo-stato&catid=1:latest-news

From → POLITICA

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