Skip to content

Elogio di chi fabbrica ricchezza

16 dicembre 2010

Cos’è questa moralistica ostilità verso chi fabbrica ricchezza? Costui, magari, potrebbe avere l’interesse e la capacità di offrire nuove risorse ai bisogni di tanti con criteri ben più efficaci di quelli adottati da certi governanti, sopracigliosi (quando non brutali) distributori di beni altrui.

Non è che, alla fine, la povertà generalizzata risulti l’unico progetto, paludato di vesti dottrinali, di molti uomini di stato perché è quello che meglio garantisce la loro sete di potere? Poca ricchezza, poca forza, molti bisogni; se tutti si trovano in una simile situazione, tutti verranno a dipendere da chi si presenta “legittimato” a provvedere: là ci troveremo il giacobino assistenzialista,  con il suo volto buono, con la sua preoccupazione costante per i meno privilegiati, finalmente contento di poter sentenziare su quello che ciascuno può dire, fare o avere. …

Tutte queste cose il liberale conosce fin troppo bene. Ma non è più sicuro di possedere un sapere fondato ed efficace ad evitare le trappole che la modernità ha teso alla libertà dell’uomo. I padri fondatori del liberalesimo avevano detto: “l’uomo è volontà libera ed è ragione in quanto può calcolare i mezzi opportuni per realizzare le sua volizioni”.

Perciò il liberale ha coltivato, prodotto, commerciato; ha propugnato regole che convenissero alle sue attività. Ma ha anche sperimentato che la volontà individuale può organizzarsi e diventare oppressiva di altre piú deboli; ha sempre saputo che ciò è ingiusto perché, per il solo fatto che tutti sono capaci di volere, c’è una natura comune a tutti gli uomini e c’è dunque il diritto di tutti – prima di ogni legge e di ogni organizzazione – di esercitare le proprie facoltà. L’uomo liberale ha eretto un monumento alle capacità umane di progettare, manipolare, costruire; ha esaltato i propri sentimenti come il lato nobilmente estetico della volontà: ma ha dovuto prendere atto – anche attraverso vicende tragiche – che l’altra faccia della costruzione e del dominio sul mondo è la possibilità, ognora immanente, di distruggere ogni cosa. Il liberale non può negare né impedire che la volontà produttiva dei più forti si attui anche con l’esclusione e lo sfruttamento delle volontà più deboli.

Il liberale, allora, combatte con merito l’ipocrisia di statalisti, egalitaristi, rivoluzionari, nazionalisti o proletaristi di ogni risma ben sapendo che non si abroga la prepotenza individuale con un’opposta volontà di potenza; ma è costretto a fare i conti con la propria “coscienza infelice”, divisa tra l’ostilità verso il nemico e il sospetto di avere qualche colpa per la sua presenza.

È in questione il senso della libertà.

di Francesco Cavalla, da Movimentolibertario.it

*Tratto dal libro “L’insopportabile peso dello Stato” (Leonardo Facco Editore)

link: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10856:elogio-di-chi-fabbrica-ricchezza&catid=1:latest-news

From → POLITICA

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: