Skip to content

Stampare soldi e fare debito, questo è il problema!

5 dicembre 2010

Tutti detestano il quantitative easing. Gli “inflazionisti” in Occidente sono convinti che determinerà la fine della civiltà; il resto del mondo è furibondo. Stiamo assistendo, in realtà, all’inettitudine a riflettere con chiarezza sull’economia… Il problema che affligge l’economia globale è semplice: troppi soldi da parte e non abbastanza investimenti… che cosa si può fare? 1) Cercare di ottenere tassi reali negativi, creando le premesse di una futura inflazione; 2) oppure possono subentrare i governi e spendere, dal momento che il settore privato non lo fa; 3) le banche centrali possono acquisite il debito a lungo termine. Persone Molto Autorevoli sollevano obiezioni a tutte queste eventualità… Ogni obiezione si basa su un luogo comune. La stabilità dei prezzi è trattata alla stregua di una virtù assoluta, senza che alcun modello spieghi i motivi; e così il pareggio di bilancio. Oltretutto, coloro che si scandalizzano all’idea di una politica monetaria espansiva inventano principi e teorie per legittimare la loro posizione. Alle Persone Molto Autorevoli vorrei rivolgere una domanda: se la spesa in disavanzo è inaccettabile, qual è la vostra proposta per colmare questo gap? Affinché voi possiate sentirvi a vostro agio nel solco dell’ortodossia è necessario che decine di milioni di lavoratori continuino a restare senza lavoro?” (P. Krugman)

Paul Krugman non perde occasione per offrire ai suoi lettori lenzuolate di strafalcioni economici. Ci sarebbero tante cose da dire commentando le parole che ho riportato, ma cercherò di non annoiarvi troppo. …

In primo luogo, non si può non notare l’utilizzo da parte di Krugman della neolingua di orwelliana memoria. Secondo lui, gli inflazionisti non sono quelli che appoggiano il quantitative easing (ossia la stampa di denaro) da parte della Fed, bensì coloro che vi si oppongono. Già questo dettaglio dovrebbe far capire al lettore che c’è qualcosa che non va nell’approccio di Krugman, a mio parere.

In secondo luogo, Krugman sentenzia, senza portare alcuna prova, che chi è contrario al quantitative easing lo fa per via della “inettitudine a riflettere con chiarezza sull’economia”. Da quale pulpito viene la predica, si potrebbe replicare dopo aver letto tutto il resto.

Ciò detto, Krugman sostiene che il problema dell’economia globale sia semplice: “troppi soldi da parte e non abbastanza investimenti”. In altri termini, il classico eccesso di risparmio sempre invocato dai keynesiani quando le cose non vanno bene. Ovviamente, Krugman non si chiede neppure da dove vengano tutti quei soldi, né lo sfiora il dubbio che non siamo di fronte a un eccesso di risparmio, ma a un tentativo del mercato di ripristinare condizioni sostenibili tramite la riduzione del debito da parte di chi aveva spinto troppo sulla leva dei soldi a prestito gli anni scorsi.

Le tre proposte di Krugman per risolvere il problema rappresentano un bignami di ciò che è stato fatto per tanto tempo e che non solo non risolverà nulla, bensì è all’origine dei problemi che ora affliggono l’economia e che, di questo passo, renderanno la situazione peggiore in futuro.

Pur senza portare alcun dato a supporto dei benefici indotti dall’inflazione, dal deficit spending e dalla monetizzazione del debito pubblico (e dubito che potrebbe farlo, considerando che la storia più o meno recente dimostra l’esatto contrario), Krugman emette un’altra sentenza: chi avanza obiezioni alle tre proposte lo fa sulla base di luoghi comuni.

Non si tratta di fare della stabilità dei prezzi un feticcio, che, personalmente, lascio volentieri ai monetaristi. Non ha neppure troppo senso, a mio parere, parlare di stabilità dei prezzi, perché l’economia di mercato è dinamica, e così lo sono i prezzi. Ma ogni intervento pubblico teso a interferire con la formazione dei prezzi tramite la domanda e l’offerta degli attori del mercato introduce una distorsione che danneggia taluni a vantaggio di altri. Al di là del fatto che ritengo ciò poco desiderabile a prescindere dai risultati raggiunti, proprio i risultati concreti, negli ultimi cento anni (un periodo non breve, direi), sono stati negativi.

Per quanto riguarda il pareggio di bilancio, l’unica evidenza che, a mio parere, si può ricavare da un’analisi di lungo periodo è che l’accumulazione di debito non fa altro che consentire alla generazione presente di vivere al di sopra delle proprie possibilità, a scapito delle generazioni future. La maggior parte dei debiti pubblici è ormai, di fatto, irredimibile, ma la storia (anche la cronaca) insegna che ogni catena di Sant’Antonio (o schema Ponzi che dir si voglia) prima o poi crolla. E, quando crolla, le conseguenze sono dolorose. Credo, quindi, che solo essendo molto miopi si possa invocare allegramente il deficit spending, a maggior ragione nella già precaria situazione attuale dei debiti pubblici.

Ma il punto più assurdo Krugman lo raggiunge quando sostiene che “coloro che si scandalizzano all’idea di una politica monetaria espansiva inventano principi e teorie per legittimare la loro posizione”. Costui dovrebbe sapere che la teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca fu elaborata prima che il suo maestro Keynes pubblicasse la Teoria Generale.

Se avesse un minimo di onestà intellettuale dovrebbe anche riconoscere che la teoria austriaca ha spiegato ex ante in modo convincente diverse crisi passate e anche quella attuale. Ed è proprio per questo che sarebbe ora che fosse presa maggiormente in considerazione: a quel punto non ci si dovrebbe stupire del perché gli “austriaci” sono contrari all’operato delle banche centrali.

Per finire, Krugman rivolge un paio di domande retoriche a quelli che la pensano diversamente da lui, facendoli passare per cattivi e insensibili ai problemi di chi non ha lavoro. Quando uno arriva a questo livello, credo che sia sintomo che è alla frutta con le argomentazioni (pseudo)economiche. Questo stratagemma, peraltro, è una delle principali spiegazioni del successo della teoria keynesiana da oltre settant’anni, sia presso le classi politiche, sia presso il grande pubblico poco avvezzo ad occuparsi di economia.

Chi si oppone agli interventi di politica fiscale e monetaria non lo fa certo perché vuole vedere milioni di persone disoccupate. Ma questo famoso output gap, a cui i keynesiani sono soliti fare riferimento, si crea solo perché l’intervento dello Stato frena il calo dei prezzi dei fattori produttivi e dei beni di consumo e impedisce al mercato di eliminare gli investimenti eccessivi ed errati accumulatisi durante la precedente fase di crescita economica drogata dall’espansione del credito. L’unico modo per sanare la situazione è rimuovere le cause che l’hanno prodotta e lasciare che il mercato funzioni senza manipolazioni. Ciò comporta anche delle sofferenze, ma non si può pretendere di riprendersi da una brutta sbornia senza provare il minimo malessere. Se, al contrario, si cerca di evitare l’aggiustamento necessario, non si fa altro che rimandare il problema, aumentandone le dimensioni.

Se non si riconosce che nella fase immediatamente precedente lo scoppio di una bolla il sistema economico è in una situazione insostenibile, non si fa altro che chiudere gli occhi di fronte alla realtà. E si illude la gente che stampare soldi e fare debito non siano la causa dei problemi, bensì la soluzione.

di Matteo Corsini, da Movimentolibertario.it

link originale: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10568:stampare-soldi-e-fare-debito-e-il-problema&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA, vs Keynes

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: