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Se la Ue mette il debito in comune

2 dicembre 2010
Le ricette degli economisti: dall’emissione di eurobond ai meccanismi che scattano oltre la soglia del 60%

 

Una massa di debiti, enorme. Tutti ipergarantiti e da rimborsare: come si fa? Le misure di stimolo all’economia, i costosi salvataggi bancari e, più semplicemente, il gioco della recessione, che riduce le entrate fiscali e aumenta, spese e sussidi hanno fatto aumentare l’esposizione degli stati. Secondo il Fondo monetario internazionale, a fine 2011 il debito pubblico dei paesi avanzati sarà più elevato di 29 punti percentuali di Pil rispetto all’inizio della crisi. E potrebbe aumentare ancora. …
C’è un problema, allora. Perché tornare a livelli ragionevoli non potrà significare altro che surplus primari, minori spese pubbliche, forse – anche se molti lo sconsigliano – più tasse. In poche parole: un freno alla crescita, i cui effetti bisognerebbe compensare per vie che potrebbero rivelarsi conflittuali, politicamente dolorose se non impraticabili.
Non sorprende, allora, che si moltiplichino le proposte per una ristrutturazione dei debiti, soprattutto in Italia, patria storica della scienza delle finanze ma anche di un debito pubblico da anni straordinariamente elevato. Ha iniziato a febbraio Paolo Savona, docente alla Luiss, che ha proposto sostanzialmente di cominciare da zero o meglio dal 6o% (del Pil): bisogna, spiega, trasferire tutto il debito al di sopra di questa soglia al Fondo monetario internazionale, che dovrebbe detenerlo «per un lungo periodo». Qualcosa di simile ha spiegato – a quello che fece l’Italia dopo la crisi del 1929-33.
L’ultima in ordine di tempo è invece l’idea avanzata qualche giorno fa da Alberto Quadrio Curzio, docente alla Cattolica di Milano. L’economista ha riproposto una vecchia ricetta alternativa al consolidamento, quella di una imposta patrimoniale «ben dosata per fasce», affiancata però, per evitare gli effetti recessivi della tassazione aggiuntiva, da un’«emissione di eurobond con garanzia aurea data dalle riserve ufficiali», per investimenti in infrastrutture e ambiente, scienza e tecnologia.
Più articolata – e mirata a evitare gli effetti recessivi del debito – è l’idea di Vincenzo Visco, presidente del Centro studi Nuova economia, nuova società. L’ex ministro propone di conferire tutto l’extradebito emesso dopo il 2007 a uno o più fondi, che si troverebbero ad avere un attivo ipergarantito, e che dovrebbero essere attivi sul mercato e comportarsi come un qualunque investitore non speculativo. Per pagare gli interessi e il servizio del debito si può poi destinare a questi fondi le entrate di un’imposta sulle transazioni finanziarie.
«L’idea di fondo – spiega Visco – è usare la finanza a fin di bene», evitando al tempo stesso di “pesare” sull’attività economica. L’ex ministro si rende conto delle possibili obiezioni: la riduzione delle transazioni causata dalla tassa («ma creando un operatore di mercato che fapiù operazioni, questo effetto viene compensato», spiega), e le difficoltà politiche, generate anche dal fatto che alcuni paesi conferirebbero una quota più elevata di debito: «Occorre prevedere – aggiunge – anche meccanismi di compensazione». In ogni caso, conclude, «può venire il momento in cui questa idea può tornare utile».
Non a caso Ignazio Visco, vicedirettore generale della Banca d’Italia, in un convegno organizzato dall’Istituto Bruno Leoni, ha descritto «interessanti e in grado di migliorare la liquidità dei mercati» sia l’idea diVincenzo Visco sia quella avanzata da Jacques Delpla e Jacob von Weizsäcker dell’istituto Bruegel di Bruxelles. I due economisti hanno proposto di porre in comune tutto il debito dei paesi di Eurolandia al di sopra del 60% del Pil, in modo da ridurre i tassi di interesse. Secondo il dirigente della Banca d’Italia, però, le due idee sollevano importanti questioni politiche ed economiche: «Potrebbe essere difficile raggiungere un consenso sulla definizione della parte di debito da mettere in comune», ha spiegato, aggiungendo che paesivirtuosi come la Germania o, nel caso dell’ipotesi Visco, poco impegnati nei salvataggi finanziari come l’Italia potrebbero non avere molti incentivi a partecipare al “sistema comune”. Inoltre «i paesi contraddistinti da un debito sostanzialmente superiore» alla soglia critica, da definire, «potrebbero dover affrontare un problema di liquidità sui mercati obbligazionari».

di Riccardo Sorrentino, da Brunoleoni.it

link originale: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9862

From → ECONOMIA, EUROPA

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