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Il destino dell’euro

21 novembre 2010
Quanto sta accadendo in Irlanda merita una riflessione. Giovedì funzionari statali di alto livello hanno ammesso che il paese sta a malincuore accettando un pacchetto internazionale di “salvataggio” di dimensioni cospicue. Patrick Honohan, governatore della Banca Centrale, parla di “decine di miliardi” di euro e c’è chi arriva addirittura a ipotizzarne cento. Sembrerebbe, quindi, che abbia prevalso la saggezza dell’orda di funzionari della Banca centrale europea, della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale calati in massa su Dublino per vincere le resistenze dei locali all’aiuto internazionale. …Read More

Il lettore ricorderà che, in occasione del referendum europeo, sostenni che sarebbe stata auspicabile una vittoria del no. Quanto alla moneta europea, ho sempre manifestato le mie obiezioni; non intendo ripetere quanto sostenuto ad nauseam. La crisi attuale, tuttavia, mi sembra confermi il mio scetticismo: l’euro, infatti, ha almeno una parte di responsabilità. Se, infatti, l’Irlanda non avesse adottato la moneta comune, una svalutazione tempestiva, anche se modesta, avrebbe corretto lo squilibrio e la disoccupazione non sarebbe ai livelli attuali. Un grave errore di politica economica ha aggiunto benzina al fuoco della crisi. Nel settembre 2008 il governo irlandese, nella sua infinita sapienza, ha pensato bene di garantire i debiti di tutte le banche, grandi o piccole. Così facendo, i debiti delle banche sono diventati a tutti gli effetti statali.

Adesso l’Irlanda non è in grado di accrescere i suoi debiti perché il mercato rifiuta di acquistare titoli di Stato; il tasso d’interesse dell’otto per cento sui titoli decennali è solo simbolico, perché si realizza sul mercato secondario, non su quello ufficiale, e non riguarda quindi lo Stato irlandese. Come se non bastasse, sono molto pochi i temerari disposti ad acquistare titoli di Stato sebbene il tasso sia molto attraente.

L’Europa avrebbe voluto intervenire subito per salvare le banche irlandesi ma in questo caso, a differenza di quanto avvenne per la Grecia, i potenziali beneficiari furono, almeno inizialmente, restii ad accettare. Le loro perplessità, apparentemente strane, erano in realtà molto opportune per tutti i paesi europei. La tesi dell’Unione europea era che occorreva “stabilizzare i mercati” per impedire il diffondersi del “contagio”.

Tuttavia, le possibilità che i problemi dell’Irlanda possano esercitare un effetto di domino sull’intera UE sono assai modeste: il paese è troppo piccolo perché determini conseguenze catastrofiche per un’area monetaria che ha circa cento volte la sua popolazione. Inoltre, se un paese europeo ha una situazione precaria nei suoi conti pubblici, non sarà il “salvataggio” delle banche irlandesi a risolverla. Infine, se s’interviene per l’Irlanda, perché non anche per la Grecia, il Portogallo, la Spagna o l’Italia? Se seguisse questa regola, l’UE finirebbe per accollarsi i debiti di tutti i paesi membri e questo comprometterebbe davvero la stabilità dell’euro, cosa che i guai irlandesi da soli non potrebbero mai fare.

Che cosa significhi tutto ciò per l’Italia sarà oggetto di un prossimo articolo; a questo punto mi sento solo di assicurare il lettore che, malgrado gli enormi errori dei nostri politici e banchieri, i nostri risparmi non corrono pericoli gravi … proprio perché esistono e sono abbondanti. La frugalità delle formiche private (le nostre famiglie e le imprese) finora è riuscita a neutralizzare i danni enormi derivanti dagli sperperi delle pubbliche cicale. Tuttavia, dobbiamo augurarci che la maledetta moneta europea superi la prova e sopravviva alle attività dei politici europei. Se crollasse, saremmo nei guai, purtroppo, anche noi incolpevoli.

Dietro le nobili intenzioni dei ministri economici europei che vorrebbero a tutti i costi “salvare” l’Irlanda per proteggere l’euro c’è una politica che lo distruggerebbe.

Vengono in mente le immortali parole di Thoreau che, nel mettere in guardia dagli altruisti, scriveva: “Se sapessi per certo che qualcuno viene a casa mia per farmi del bene, scapperei a gambe levate.” La morale di ciò e semplice: l’interventismo politico nel funzionamento dei mercati, pernicioso a livello nazionale, diviene catastrofico se europeo. La vita sarebbe molto più semplice se governanti e politici passassero il loro tempo in luoghi di villeggiatura, anche a spese dei contribuenti; il costo per questi ultimi della loro eterna vacanza sarebbe incommensurabilmente minore di quello prodotto dalla loro normale attività!

di Antonio Martino, da ilblogdiantoniomartino.it

link originale: http://ilblogdiantoniomartino.blogspot.com/2010/11/il-destino-delleuro_20.html

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