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INFLAZIONE, LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA

18 novembre 2010

“Dovrebbe essere ormai evidente la bancarotta intellettuale del monetarismo, cioè della correlazione fra andamento della moneta e andamento dei prezzi. Questa correlazione è instabile, la velocità della moneta (rapporto fra quantità di moneta e quantità dei beni e servizi) varia nel tempo in modi che non è possibile prevedere: ogni correlazione, insomma, fra inflazione e offerta di moneta non è credibile.” Parole di Fabrizio Galimberti. …Read More

Quando sento un keynesiano criticare un monetarista non posso fare a meno di immaginare uno studente che fa errori da matita blu che dà ripetizioni con atteggiamento saccente a un compagno di classe che abitualmente commette errori da matita rossa. Fabrizio Galimberti, dalle colonne del Sole 24 Ore, denuncia la “bancarotta intellettuale del monetarismo” perché, a suo dire, non vi sarebbe alcuna correlazione stabile tra offerta di moneta e inflazione. Non dubito che la relazione tra offerta di moneta e prezzi non sia lineare e temo che la lettura meccanicistica della teoria quantitativa della moneta giochi brutti scherzi sia ai monetaristi, sia ai keynesiani.

Ludwig von Mises (per fare un solo esempio) ha spesso messo in guardia dalla tentazione di ricorrere  a rappresentazioni semplicistiche di fenomeni complessi al solo scopo di rendere tali fenomeni trattabili con formule matematiche più o meno articolate. L’analisi dei prezzi e della relazione tra quantità di moneta e prezzi è stata a tal punto banalizzata da generare conseguenze nefaste per la comprensione dei sistemi monetari anche da parte di coloro che dovrebbero essere esperti della materia.

Il principale errore consiste, a mio parere, nell’identificare l’inflazione con la crescita dell’indice dei prezzi dei beni di consumo. In primo luogo, un indice è costruito solitamente considerando un numero limitato di prezzi, il che comporta inevitabilmente una certa arbitrarietà, sia nella scelta dei beni da comprendere nell’indice, sia nella ponderazione da attribuire ai singoli componenti. In secondo luogo, non esistono solo i prezzi dei beni di consumo: la moneta è usata come mezzo di pagamento anche da chi compra materie prime, macchinari, servizi, e quant’altro possa essere oggetto di compravendita. In terzo luogo, la crescita dei prezzi dei beni di consumo non è che una conseguenza dell’inflazione, e neppure quella di più immediata realizzazione.

Se si dà una definizione errata a un concetto, non deve stupire che poi non si riesca a capirne un granché. Basterebbe trattare la moneta come un qualsiasi altro bene: se l’offerta aumenta, il suo prezzo (nel caso della moneta, il suo potere d’acquisto) tende a diminuire, a parità di altre condizioni. Già da questa semplice constatazione dovrebbe risultare evidente che le banche centrali (la Fed in primis) stanno continuando a generare inflazione in quantità preoccupanti.

Una lettura anche superficiale della teoria del ciclo economico della scuola austriaca aiuterebbe a inquadrare correttamente la questione e a capire, ad esempio, per quale motivo nel primo decennio del nuovo secolo si siano create bolle su asset reali e finanziari (scoppiate nel 2007), nonostante negli Stati Uniti la crescita dei prezzi dei beni di consumo sia stata in quel periodo mediamente pari al 2.7 per cento annuo. In pratica, si capirebbe che spiegare l’inflazione guardando l’andamento dei prezzi dei beni di consumo è come pretendere di aver capito la trama di un film guardando solo i titoli di coda.

di Matteo Corsini, da Movimentolibertario.it

link originale: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10277:inflazione-la-confusione-regna-sovrana&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA, Mises, ORO

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