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Quanto costa davvero lo Stato ai contribuenti?

16 novembre 2010

Per quanto riguarda le tasse, le imposte ed i balzelli che ogni lavoratore è obbligato a pagare allo stato, alle regioni, alle province ed ai comuni le cose stanno molto diversamente da come la gente immagina. Dati alla mano, possiamo dimostrare che fra tasse, imposte, contributi e balzelli vari, lo Stato italiano, ormai diventato una sorta di rapinatore armato, viola il Diritto naturale dei lavoratori-contribuenti prelevando illegittimamente dalle loro tasche ben oltre il 70% del frutto del loro lavoro, per usane buona parte per scopi illeciti e diversi dal bene comune. Vediamo adesso come stanno davvero le cose. …Read More

Nel redigere questo breve articolo mi sono riferito ad uno studio effettuato dall’economista Samuel Magiar sulle imposte e tasse pagate da un lavoratore dipendente, ma vale anche per gli artigiani e le imprese. I dati sono stati pubblicati sul “Duemila”, numero di luglio-agosto 2003, e si riferiscono ai costi effettivi che un lavoratore doveva allora sostenere allora sotto forma di detrazioni fiscali e contributive. Negli anni successivi il prelievo è considerevolmente cresciuto; tuttavia mi riferirò ancora ai dati del 2003.

Prima voce: contributi INPS a carico del datore di lavoro e prima mistificazione totale. Ciò che l’azienda paga per il lavoro effettuato, indicato in busta paga come “lordo annuo” (poniamo 1200 euro), non è affatto un “valore lordo” come indicato. Facciamo un esempio concreto: se un lavoratore percepisce uno stipendio lordo mettiamo di 100 euro mensili, i contributi definiti “a carico d’impresa”, sostiene Magiar, ammontano a 53 euro che non appaiono in busta paga. Se il lavoratore costa al datore di lavoro 100 € più 53 €, è evidente che il “vero lordo” è 153 €. Un terzo di questa prima voce (53 euro, che, lo ripetiamo, è denaro di “proprietà” del lavoratore), se ne va solo per questo contributo “garantito” da una “Promessa di pensione” fatta dall’INPS gestito da comitati di burocrati e sindacalisti, pagati profumatamente dai lavoratori stessi, che sanno benissimo che nelle attuali condizioni la “promessa” non potrà essere mantenuta né per tutti i lavoratori attuali né per le generazioni future.

La seconda voce del prelievo forzoso dallo stipendio del lavoratore dipendente è costituita dai contributi INPS a carico del lavoratore, sempre definiti “volontari”, del 9% pagati dall’impresa per conto del lavoratore (calcolati sul “falso” lordo di 100 €). Come già riportato sopra, abbiamo chiamato “falso” il “lordo” perché il lavoratore non si rende esattamente conto di quanto viene prelevato dal reddito che produce; prelievo che fino adesso corrisponde esattamente a 62 euro (53+ 9) sui 153 che costa all’azienda per il lavoro da lui svolto; dei 153 euro di sua proprietà adesso gliene restano 91.

La terza voce è l’IRPEF che, come è noto, è una tassa calcolata per scaglioni di reddito con aliquote progressive e con una detrazione fissa per il lavoratore dipendente. L’aliquota più bassa è del 19%; se il lavoratore possiede la prima casa, il suo reddito figurato, in sede di calcolo IRPEF, annulla o quasi la detrazione fissa. Il nostro lavoratore pagherà per questo 21 euro di IRPEF allo Stato per ogni 100 euro di “lordo”, oppure per ogni 153 euro del costo di lavoro. Riassumendo: fino adesso abbiamo un prelievo di (53+9+21= 83); ottantatré euro di prelievo sui 153 euro lordi iniziali, sono pari al 55% di quanto “rapinato” dallo Stato. Al lavoratore sono rimaste in busta paga circa 70 € del lordo effettivo da lui guadagnato.

La quarta voce è costituita dall’IVA pari al 20% sulla maggior parte dei beni di consumo e sui servizi e si può calcolare che facendo una media fra le diverse aliquote IVA, altri 13 euro se ne vanno con questa “imposta” che colpisce tutti in modo eguale. Così il lavoratore dà allo Stato 96 (83+13) euro dei 153 che l’azienda, il ministero o l’ente spende per lui. In tasca al lavoratore restano 57 euro (70 meno 13) su 153 che ha guadagnato: quasi un terzo di quanto ha prodotto con il suo lavoro! In Italia, dunque, non ci sono “evasori totali” in quanto anche chi evade le tasse sul reddito paga l’iva su tutto ciò che acquista.

La quinta voce è costituita dalla tassa sui carburanti, compresa quella relativa ai carburanti per il riscaldamento. La spesa annua per il carburante per il riscaldamento è calcolata mediamente in 750 euro (un milione e mezzo di vecchie lire); mentre la spesa annua per 10.000 km. di percorrenza media della macchina è di altri 800 € (un milione e seicentomila vecchie lire). Complessivamente la spesa per la quinta voce è di 1.550 euro pari a circa tre milioni centomila vecchie lire (in realtà oggi la cifra è più alta, ma ammettiamo che vada bene così). Le tasse pagate su questa voce ammontano a circa 1.050 € (circa due milioni e centomila vecchie lire), che corrispondono a circa 7 euro dei 100 “lordi”, che portano il totale prelevato sui 153 € iniziali del costo del lavoratore per l’azienda a 103 euro (96 + 7); a lui ne restano 50 (57 meno 7) su 153 guadagnati.

Sesta voce del prelievo: il bollo auto che aggiunge al prelievo una altro 0,5%.

Settima voce l’ICI; la tassa più ingiusta ed assurda che ci sia, perché colpisce soprattutto la prima casa: un Diritto naturale inviolabile garantito dalla costituzione di tutti gli Stati appena degni di questo nome, meno l’Italia. Questa imposta illegittima ed anticostituzionale è giustificata dal fatto di dover mantenere le altissime spese folli dei Comuni. L’ICI è non solo incostituzionale, ma anche chiaramente “predatoria”, in quanto colpisce il patrimonio accumulato da una famiglia attraverso una vita di sacrifici e non è altro che una vera e propria imposta su un reddito presunto. Un altro euro se ne va mediamente per questa imposta che viola il Diritto naturale alla proprietà della prima casa. A questo si aggiunga il fatto che i cittadini costretti a pagare l’ICI nella maggior parte dei casi non sono ancora proprietari a pieno titolo della casa, dovendo ancora estinguere mutui pluridecennali per il suo acquisto.

Complessivamente (153-53-9-21-13-7-0,5 -1= 48,5) al lavoratore restano 48,5 euro sui 153 guadagnati, mentre lo Stato ne preleva 104,5. Il calcolo fatto fino a questo punto corrisponde quasi al 70% di quanto un lavoratore dipendente paga allo Stato in imposte, tasse e contributi; ma non è finita qui. Sebbene il dato sia accuratamente nascosto dai giornali e dalla TV in mano ai politici ed ai sindacati che fanno passare solo le notizie favorevoli alla partitocrazia per non spaventare la gente, il dato appare drammaticamente diverso da quello percepito dai lavoratori, perché chiunque sa che ci sono ben altri balzelli che i cittadini sono costretti a pagare, direttamente o indirettamente, allo stato, alle regioni, alle province ed ai comuni. Basta chiedere un permesso al Comune, parcheggiare la macchina (quasi che le strade non fossero state fatte e mantenute col denaro dei contribuenti), avere bisogno di medicine e di cure non previste dal S.S.N., iscrivere un giovane all’università, pagare le tasse scolastiche, usare le autostrade che abbiamo già profumatamente pagato con i nostri soldi, pagare le tasse sui rifiuti, il passo carrabile, l’addizionale provinciale sull’acqua e sul gas, l’addizionale regionale, l’addizionale comunale, l’imposta sulla pubblicità che le imprese scaricano sui consumatori, l’occupazione del suolo pubblico (idem), il canone RAI, le tasse sulle assicurazioni, le imposte indirette sugli atti amministrativi, di bollo di registro, le concessioni governative, le tasse sull’IVA del riscaldamento e dell’acqua, ecc. ecc., che il totale di ciò che complessivamente lo Stato preleva da quanto guadagnato dal lavoratore, è circa …113,5 euro su 153: quasi tre quarti (114,75 euro) di ciò che guadagna (153 euro).

Eccoci dunque al nocciolo del problema: per cambiare questo stato di cose è necessario che il popolo, la gente, i cittadini, i lavoratori, Lei che legge, abbia non solo la titolarità dello Stato, ma possa anche esercitare la sovranità senza i limiti imposti dalla Costituzione in quanto la “sovranità” è un diritto naturale inalienabile ed inviolabile che appartiene ad ogni persona. La costituzione italiana recita (art. 1 comma 2): “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti della Costituzione”. A nessuno sembra interessare il fatto che la sovranità, in quanto diritto naturale imprescrivibile, inalienabile ed inviolabile delle persone di stabilire il ruolo che lo stato deve avere nei confronti di tutti e di fare le leggi che riguardano tutti, non può essere limitata da una costituzione imposta dall’alto senza legittimazione popolare. Lo Stato, o è una libera unione di persone associate per comunanza di interessi, oppure è un feudo di alcuni potentati politici, economici, bancari, nobiliari ed elitari che hanno deciso per sempre e per tutti il modo di governare. In quale modo lo sanno tutti; con quali costi? Spero che adesso risulti più evidente.

di Paolo Bonacchi, da Legnostorto.com

link originale: http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=20626

From → ECONOMIA, FISCO, POLITICA

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