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Per fermare le lancette dell’orologio, tagliamo la spesa.

12 novembre 2010

Il “debt clock” dell’Istituto Bruno Leoni, che vede l’orologio muoversi in avanti al ritmo di 2700 e rotti euro al secondo, mi ha fatto ricordare quello che dicevano sul debito pubblico alcuni grandi pensatori del passato. Ne voglio citare solo due.

Nell’anno 43 A.C. Cicerone diceva:

Il bilancio nazionale deve essere mantenuto in equilibrio. Il debito pubblico deve essere ridotto, e l’arroganza dei politici deve essere controllata (…) Il popolo deve di nuovo imparare a lavorare, invece di vivere con l’assistenza pubblica.

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David Hume il grande filosofo e storico scozzese del 18mo secolo scrisse:

È una grande tentazione per un ministro usare i prestiti pubblici che gli  permettono di fare bella figura senza imporre il peso delle tasse sulle spalle dei cittadini…L’abitudine di contrarre debiti sarà inevitabilmente abusata (…) Le conseguenze (…) saranno due: o la nazione distruggerà il debito, o il debito distruggerà la nazione.

Ci sono molti esempi nella storia del mondo in cui il debito ha distrutto nazioni.

Mezzo secolo fa, la spesa pubblica in Italia, così come in altri Paesi, era circa la metà del livello attuale. Nel 2008 la spesa primaria, cioè la spesa pubblica al netto del pagamento di  interessi sul debito pubblico, era il 43,6 per cento del PIL. In quell’anno in Australia era il 30,4 per cento; nella Svizzera era il 31,0 per cento; in Giappone era il 33,5 per cento;in Canada e negli Stati Uniti era il 36,1 per cento. Nella spendacciona Norvegia, la spesa primaria era il 38,5 per cento del PIL (dati del FMI).

Tutti questi altri Paesi hanno una qualità della vita e servizi pubblici tra i migliori nel mondo, e migliori che in Italia. Generalmente si trovano ai primi posti, per qualità della  vita, nelle classifiche internazionali – per esempio nella classifica pubblicata dal Human Development Report delle Nazioni Unite. Ridurre la spesa primaria italiana al livello di quella norvegese, la più alta tra i Paesi menzionati, farebbe aumentare il superavit primario italiano (cioè al netto di interessi) di più del cinque percento del PIL, abbastanza da far marciare indietro il debt clock. Riducendo la spesa primaria al livello di quella svizzera, aumenterebbe il superavit primario al dieci per cento del PIL, abbastanza da far impazzire il  “Clock” nella corsa all’indietro, eliminando il debito pubblico italiano in pochi anni.

Oltre agli ostacoli politici nella riduzione della spesa che sono ovvi, sarebbe  davvero così dannoso  portare la spesa pubblica primaria italiana (quella al netto degli interessi sul debito pubblico) al livello di quella norvegese? È vero che la riduzione della spesa ridurrebbe la qualità della vita in Italia? Forse la diminuirebbe fino a raggiungere quella dei Norvegesi o degli Svizzeri? Magari!

Vito Tanzi è attualmente senior consultant della Banca Interamericana di sviluppo. È stato direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica del FMI, e consulente della Banca Mondiale, delle Nazioni Unite. Fra il 2001 e il 2003, è stato Sottosegretario all’Economia e alla Finanza.
Per l’Istituto Bruno Leoni Vito Tanzi ha recentemente pubblicato “Strade convergenti. La politica fiscale in Italia e negli Stati Uniti”, IBL Focus n. 147 (14 novembre 2009), disponiible qui (PDF).

da Chicago-blog.it  (link originale: http://www.chicago-blog.it/2010/11/11/per-fermare-le-lancette-dellorologio-tagliamo-la-spesa-di-vito-tanzi/)

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