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Quante tasse, per Bacco!

6 novembre 2010

Durante l’esame della legge di stabilità (nuova denominazione della vecchia finanziaria), il Governo è stato battuto e ha dovuto accettare l’approvazione di tre emendamenti su cui aveva espresso parere contrario. Non è la prima volta che la maggioranza finisce sotto, ma l’incidente assume valore per la coesione creatasi tra gruppi di opposizione e pezzi della coalizione di governo.
Il casus belli stavolta è stato la gestione dei fondi FAS, di cui le regioni del sud rivendicano l’intangibilità dell’intero ammontare promesso loro dal governo centrale. Questione importante, scivolone grave, ma poteva (e potrebbe) andar molto peggio se ad esser approvati contro il volere del Governo fossero (o saranno) altri emendamenti presentati in commissione bilancio, ben più pericolosi non tanto per la stabilità dell’esecutivo, quanto per le tasche dei cittadini. …Read More

Pensiamo soprattutto agli emendamenti di ordine etico-fiscale, che propongono un inasprimento della pressione tributaria mediante la persecuzione di vizi comuni – bere, fumare, giocare, far soldi… – e l’individuazione di ‘capri espiatori’ infarciti di una buona dose di retorica contro i presunti cittadini ‘malvagi’. I soldi eticamente estorti ai peccatori sono destinati, nelle intenzioni dei proponenti, nella più felice delle ipotesi, alla compensazione di un altro taglio delle tasse; nella peggiore, al finanziamento di nuova spesa pubblica.
Le proposte avanzate per emendare il bilancio tremontiano quest’anno mirano soprattutto a rimpinguare le casse degli enti locali, straziati dai tagli del Ministro dell’Economia.

Insomma, la legge che traccia il sentiero della finanza pubblica ha cambiato nome ma non le abitudini di chi ha facoltà di orientare il budget pubblico: anche quest’anno – come ogni anno – il dibattito sulla finanziaria è alimentato da numerose proposte che invocano l’aumento delle tasse sull’alcol, sulla birra, sui tabacchi, sui giochi.

Maestri di questo uso paternalistico del fisco sono i parlamentari dell’UDC, ma non mancano gli imitatori. Poco importa se ad esser colpiti sono milioni di persone con l’abitudine di mescere l’acqua al vino per accompagnare i pasti; se le imposte sulle sigarette e sulle slot machine depauperano soprattutto le fasce di reddito già basse, più use al fumo e al gioco. Ciò che sta a cuore al proponente è trovare la copertura finanziaria a misure che fanno del proponente una sorta di agente moralizzatore della società per interposta tassazione. Tassare le cattive abitudini, insomma, sembra un modo con cui un bel pezzo della politica ama mondare la propria coscienza pubblica.

Una seconda categoria di emendamenti a scopo etico-fiscale è poi diretta a punire chi ha un ruolo attivo nella società capitalistica: gli speculatori della finanza, le multinazionali del petrolio e dell’energia, le banche e, in generale, chi pecca per il troppo guadagno.
Quest’ultima gamma di bersagli ha attirato ad esempio l’attenzione dell’onorevole Rubinato (PD), che propone l’introduzione di una quinta aliquota IRPEF, per i redditi che superano i 100.000 euro. La parlamentare dell’opposizione propone di aumentare l’aliquota di un solo punto percentuale rispetto a quella prevista ora per i redditi superiori a 75.000 euro (44% contro l’attuale 43%). Tanto basta per dare a chi percepisce un reddito di 80.000 euro l’impressione che, dopotutto, se guadagnasse di più pagherebbe anche più tasse e non starebbe molto meglio. Lo stesso emendamento non risparmia poi le banche: propone, infatti, un inasprimento della Robin tax del 2008.

Nel girone dei cattivi, già colpiti dalla stessa Robin tax, troviamo anche le grandi imprese dell’energia. Ricordiamo come l’intento di questa misura fosse di tipo perequativo e avesse di mira quei settori che stavano conoscendo significativi extraprofitti. I settori originariamente prescelti erano la finanza e l’energia. Di lì a poco le banche furono spinte sull’orlo del fallimento, i consumi elettrici e il prezzo degli idrocarburi precipitarono. Ma la Robin tax rimase; anzi, fu inasprita. Oggi l‘addizionale Ires per il settore energetico è del 6,5%. Alcuni, come Galletti e Capitanio Santolini (UDC), vorrebbero portarla a 7.5 o 8,5%.

Che dire, poi, delle rendite finanziarie? L’Italia dei Valori e l’UDC si contendono la battaglia per una tassazione più severa dei redditi da capitale e di natura finanziaria. In nome forse di una storica (e retorica) antitesi tra capitale e lavoro, tra sfruttatore e sfruttato. I milioni di italiani che lavorano sodo per lasciare qualche risparmio in banca, o fare qualche investimento azionario o obbligazionario, sarebbero vittime del fuoco amico. Al di là della retorica egalitarista, è evidente come la tassazione dei redditi da capitale sia una doppia imposizione fiscale. Il capitale investito altro non è, nella più parte dei casi, che reddito da lavoro (già tassato) non consumato, ma risparmiato.

Significativa la differenza della proposta dell’Italia dei Valori: esentare dalla tassazione al 20% delle rendite finanziarie la remunerazione dei buoni ordinari del tesoro. Lo Stato deve avere un vantaggio rispetto ai suoi competitor nel mercato dei capitali. Il messaggio è chiaro: o presti i soldi allo stato (sottoscrivendo BOT) o lo Stato se li prende ugualmente lui (con le tasse).

Infine, tra i malvagi sono compresi anche i manager che vengono retribuiti con le stock option o bonus di vario tipo. L’Italia dei Valori propone di eliminare l’imposta sostitutiva che si applica a questi compensi e di assoggettarli alle aliquote ordinarie dell’IRPEF (più alte dell’aliquota fissata dall’imposta sostitutiva). Ad essere interessati da questa misura i dirigenti e i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata continuativa. E poi dicono che vogliono salvare i precari!

di Diego Menegon, da Libertiamo.it (link originale: http://www.libertiamo.it/2010/11/05/quante-tasse-per-bacco/)

Nota di Riecho: Dopo il commento di Gigi ho pensato di aggiungere  il link ad un post che affronta in modo dettagliato il problema della tassazione sulle rendite finanziarie, https://riechoblog.wordpress.com/2010/09/07/le-fregature-della-tassazione-sulle-rendite-finanziarie/

From → ECONOMIA, FISCO, POLITICA

2 commenti
  1. Gigi permalink

    Non prendere per i fondelli, sai benissimo che le rendite da capitale sono soprattutto dei ricchi, anzi dei ricchissimi, io porterei la tassa al 50%.

  2. Consiglio la lettura di questo post che affronta esclusivamente la tassazione sulle rendite finanziarie.
    https://riechoblog.wordpress.com/2010/09/07/le-fregature-della-tassazione-sulle-rendite-finanziarie/

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