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Verso il referendum californiano sulla droga: le ragioni del sì

31 ottobre 2010

Il prossimo 2 Novembre gli elettori californiani non si recheranno alle urne solamente per eleggere i propri rappresentanti al Senato. Con il referendum per la detenzione di marijuana ad uso personale la posta in gioco riguarderà una superiore libertà individuale che precede persino il diritto alla scelta di qualsiasi candidato. L’occasione che si prospetta in concomitanza con le mid-term elections che potrebbero dare una scossa forte all’establishment dei due “big parties” a causa degli outsiders dei Tea Party, rappresenta in primo luogo un’istanza contro quel proibizionismo che, trattandosi di droga, non siamo più abituati a definire tale. …Read More

Di qualsiasi sostanza si tratti, lo stato non ha il diritto di vietarne uso e vendita. Se si pensa che negli Stati Uniti il primo provvedimento che risale agli anni ‘30 dello scorso secolo contro la marijuana consisteva, nella consapevolezza dell’impossibilità di vietarne il consumo, in una pesante tassazione del bene proprio come avviene oggi con le sigarette, si coglie l’aumento progressivo dell’ingerenza statale in tale ambito nel corso degli anni.

Uno dei cavalli di battaglia del congressman più amato dai libertari, il dottor Ron Paul, è appunto la fervente opposizione alle politiche di contrasto al traffico e all’utilizzo degli stupefacenti, le cosiddette strategie delle “war on drugs” che hanno causato enormi sprechi di denaro pubblico volto a finanziare operazioni della polizia federale rivelatesi fallimentari.

Se vi è una causa che determina l’elevatissimo prezzo di beni che in natura hanno un valore irrisorio quali le droghe, questa è proprio da ricercare nel proibizionismo che scarica i costi di rischio sulla merce e per di più ne decreta la rarità sul mercato, anch’essa causa di un rincaro innaturale.

Auspicando prezzi inferiori non si vuol incentivare il consumo di marijuana, bensì arginare i crimini che ne derivano al fine di racimolare fondi per garantirsi le dosi. A differenza di quanto sostiene il presidente messicano Calderon che si scaglia contro la possibilità di trasformare la California in un narco-stato che dia rifugio alle gang sudamericane, legalizzare la marijuana vorrebbe dire precludere l’esigenza dei piccoli spacciatori latini di varcare il confine statunitense nell’illegalità, alleggerendo così i costi alti di una repressione inutile; ulteriore ragione per cui anche i conservatori non dovrebbero opporsi alla liberalizzazione dell’erba proibita.

Oltre a permettere, in caso di vittoria dei “sì”, il possesso di un massimo di 28 grammi di fumo ai maggiori di 21 anni, la “proposition 19” sancirebbe la libertà di coltivare una modesta aiuola nel giardino di casa propria. Ciò comporterebbe in primo luogo un notevole miglioramento delle condizioni economiche di quanti ricorrono alla marijuana per usi terapeutici, da anni costretti ad acquistare costosi prodotti di case farmaceutiche, e al contempo si registrerebbe una diminuzione degli spacciatori di quartiere ormai fin troppo cari e inutili, spesso causa di crimini quali furti e rapine.

Dicendosi contrari alla mozione i membri del governo Obama mostrano sempre più il loro volto statalista e falsamente liberal. Primo fra tutti il ministro della Giustizia Eric Holder che promette di impartire ordine alla polizia federale di non rispettare l’eventuale verdetto positivo della mozione. In tempi di grandi rivolte tributarie che influenzeranno fortemente l’esito delle mid-term elections in concomitanza con il referendum californiano è bene ricordare le battaglie civili del leggendario resistente fiscale Lysander Spooner. Il filosofo famoso per aver fondato un servizio postale privato volto ad abolire il monopolio statale riteneva che i vizi non dovessero essere considerati reati, poiché non nuocciono ad altri che a noi stessi e dunque se un’azione non causa una vittima non sussiste alcun reato.

Vietare l’uso di marijuana e considerare tale pratica un vizio vuol dire attribuirgli un valore morale che di fatto impedisce all’individuo di essere totalmente proprietario del suo corpo e delle conseguenze delle azioni su di esso. Uno stato di diritto liberale non può e non deve fondarsi su stime morali e spoliazioni di proprietà.

Ci auguriamo che in caso di vittoria il principio della proposition 19 venga esportato in tutto il mondo come i film di Hollywood e le prodezze tecnologiche della Silicon Valley.

di Daniele Venanzi, da Libertiamo.it

link originale: http://www.libertiamo.it/2010/10/30/verso-il-referendum-californiano-sulla-droga-le-ragioni-del-si/

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