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L’intervista di Vendola. Una traduzione.

31 ottobre 2010

Partiamo dalla bufera Marchionne: ha detto che non fa utili per i bassi livelli di competitività. Ma non è una realtà?
Nel processo alle classi dirigenti non è Marchionne che può svolgere il ruolo della pubblica accusa. Il sistema d’impresa è stato complice di una gigantesca pigrizia culturale legata a un’idea leggera e di facili costumi della competitività da guadagnare per intero attraverso la compressione del costo del lavoro e della progressiva semplificazione delle relazioni industriali. …

[Traduzione] Marchionne deve solo star zitto. Prima i politici rimpinzano la Fiat di soldi e favori e adesso questo ingrato, quando ci son da restituire i favori, si tira indietro. Ha ragione Fini, ragiona più da canadese che da italiano. Non ha capito che qua da noi politici e industriali si aiutano e si sono sempre aiutati. Invece lui pensa che i soldi si facciano producendo buone auto al costo più basso possibile, questo ingenuo. …Read More

 

È la retorica del comunista nemico delle imprese?
Guardi, nella mia regione, agli imprenditori ho detto: amici miei, c’è bisogno di affrontare la globalizzazione, non abbiate paura, non fatevi incantare dalle sirene che invocano dazi. Ho fatto una legge sui finanziamenti per i distretti industriali di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione. E ho creato distretti tecnologici messi al servizio di apparati produttivi. Sono fattori su cui ho costruito non una politica anti-imprenditoriale ma una nuova politica industriale che porti a un processo di responsabilizzazione del sistema produttivo.

[Traduzione] Ma figuriamoci. Questa è la retorica del politico italiota medio, mica per niente prima ho citato Fini. Ma potevo citare politici di qualunque schieramento. Io, come tanti altri, non ho problemi a levar soldi ai contribuenti per darli alle imprese. No aspetta, così è un po’ brutale. Allora diciamo che noi non diamo i soldi alle imprese ma diamo ”finanziamenti per i distretti industriali di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione”. Che è la stessa roba ma suona un saccobbello e di sinistra.

La scarsa competitività di cui parla Marchionne è un dato.
Ma l’Italia è in affanno perché ci sono dei furbi a Pomigliano? O perché, per esempio, la Fiat ha investito pochissimo ed è stata indotta pochissimo a investire in innovazione? I problemi di cui parla Marchionne sono in molti casi oggettivi ma la causa va cercata altrove. Nella fuga dei pubblici poteri dalle responsabilità che non sono, però, quelle di ficcare il naso nel recinto delle imprese.

[Traduzione] Le imprese italiane non sanno far soldi. Devono quindi stare a sentire i politici, lo spieghiamo noi dove costruire gli impianti e in cosa investire. No, aspetta, di nuovo è un po’ brutale. Allora diciamo che però i politici non devono ficcanasare nelle imprese. OK, è una palese contraddizione, ma io sono un poeta mica un logico.

La sinistra non teorizzava la presenza pubblica in economia?
Lo Stato non deve diventare imprenditore ma essere il punto di vista dell’interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attività produttive. Non possiamo avere il 90% di microaziende che come lillipuziani faticano a competere con il Gulliver della globalizzazione.

[Traduzione]. Sì, e per quanto mi riguarda continuo a farlo. D’altra parte in Italia lo predica e lo fa anche la destra, vuoi che mi tiri indietro io? Diglielo ai tuoi capoccia di Confindustria, se mi danno una mano ad andare al governo poi arriveranno i ”finanziamenti alle attività produttive”. E, se non avete ancora capito, non sto parlando di dar soldi a quel 90% di aziende piccole piccole. Sto proprio parlando delle imprese dei tuoi capoccia, è chiaro?

E allora cosa propone alle imprese?
Finanziamenti che incentivino la crescita dimensionale, la crescita qualitativa e l’ambientalizzazione degli apparati produttivi, la formazione permanente. Questi sono fattori competitivi nella mia visione: mettere insieme sapere e lavoro, cercare un compromesso avanzato tra economia ed ecologia. E invece qual è la politica del governo?

[Traduzione]. Te l’ho appena detto: ”politica industriale”, si scelgono un po’ di imprese che mi stanno simpatiche e le rimpinziamo. Tutto, ovviamente, nel superiore interesse del paese. Fammi aggiungere che l’attuale governo non è che vi abbia dato gran che, in cambio di tutte le figure di palta che ha fatto fare al paese in giro per il mondo.

Ha finanziato gli ammortizzatori: per lei non ha valore?
Ma qual è stata la politica industriale? Non c’è stato per lungo tempo nemmeno un ministro. Quello che è accaduto meritava da parte di Confindustria una reazione ben più forte rispetto a quella timidissima che c’è stata. Per non parlare del ruolo che ha avuto nelle relazioni sociali: il governo da arbitro si è trasformato in parte avversa a una squadra. Mai l’Italia ha avuto un ministro come Sacconi che è entrato nel gioco drogandolo e truccandolo.

[Traduzione]. Ma i soldi degli ammortizzatori mica sono andati ai tuoi capoccia. Dai retta a me, datemi una mano, piantatela di chiedere riforme delle relazioni industriali (che dalle mie parti è come bestemmiare in chiesa) e vedrai che ci si trova d’accordo.

Perché si schiera con una parte minoritaria, quella che ha detto no a Pomigliano, no all’aumento di salari a fronte di incrementi di produttività?
Perché è una frottola, una costruzione ideologica. È dire: stiamo investendo al Sud. Invece chiude Termini Imerese. Oggi Marchionne ha quote impressionanti di cassa integrazione e lavoratori in uscita. Le sue formule assomigliano a un depistaggio. Il salario si conquista con la lotta, non con una generosità unidirezionale.

[Traduzione]. E va bene, qua mi costringi proprio a parlare un po’ a vanvera e sparare qualche cazzata ideologica. Allora, vediamo…ecco: ”il salario si conquista con la lotta”. Sai, ogni tanto devo tirare fuori qualcuno di questi slogan, c’è una parte dei miei supporters che va in solluchero appena li dico.

E con la produttività. Perché qui è più bassa che ovunque?
Perché sono asini quelli che non hanno investito in innovazione. Non si poteva pensare che Cina e India avrebbero continuato a produrre mutande e calzini. Lo sa che il gioco più importante dei bambini indiani sono le olimpiadi di matematica? La Cina sforna mezzo milione di ingegneri all’anno e l’India 200mila mentre la maggior parte dei ragazzi italiani di terza media non ha cognizione precisa delle quattro operazioni. Siamo all’analfabetismo di ritorno e Tremonti taglia 8,5 miliardi alla scuola e 1,4 miliardi all’università mentre la competizione sui bassi costi e le scarse tutele sta finendo.

[Traduzione]. Te l’ho già detto, i politici sono più bravi a gestire le imprese. Fate fare a me e vedrete che la produttività va su.

Lei vuole essere l’espressione politica della Cgil?
Non ho messo in piedi il partito della Cgil. Non voglio un partito malato di neo-collateralismo e penso che i sindacati abbiano sbagliato sempre quando l’hanno fatto. Ma il sindacato non può mai essere filogovernativo. Sono grato alla Fiom che a Pomigliano o Melfi non ha fatto battaglie minoritarie e ha continuato a chiedere un negoziato. Ma mettere in discussione il diritto alla salute o allo sciopero con l’alibi dell’assenteismo è insopportabile.

[Traduzione] Giovanotto, mi fai ridere. Dalle mie parti è il sindacato che è cinghia di trasmissione del partito, non viceversa.

Marchionne ha investito mentre mancano i capitali esteri, l’altolà Fiom rischia di allontanarli definitivamente?
Torno da Parigi dove milioni di lavoratori sono in piazza insieme a tutti i sindacati e a tutti i partiti di opposizione. Mi sembra che la conflittualità non sia il problema italiano. Piuttosto, il sito del ministero dello Sviluppo fa sapere che in Italia per fare un’opera dai 100 milioni di euro in su ci vogliono dai 12 ai 20 anni. Cosa risponde Berlusconi che, con brevi pause, governa dal ’94?

[Traduzione] Spero che anche all’estero succedano un po’ di casini, così le imprese non si lamenteranno troppo dell’Italia. Mi pare che in Francia siano sulla buona strada. Se solo riuscissimo a convincere i tedeschi a far qualche sciopero in più …

E lei cosa risponde a un mondo del lavoro che vi ha puniti alle elezioni lasciandovi fuori dal Parlamento?
La sinistra ha due limiti: una cultura compatibilista subalterna che, d’istinto, tra Marchionne e gli operai pensa di dover stare con Marchionne. Quella si è suicidata. L’altra sinistra è invece innamorata del minoritarismo, dell’estetica della sconfitta, della sociologia del dolore. Queste due sinistre, una riformista e una radicale, hanno determinato una globale sconfitta culturale.

[Traduzione] Rispondo due cose. Primo, gli italiani avevano visto la nostra opera al governo, e ci hanno mandato a casa. Ma adesso hanno visto come governa la destra, quindi non sembriamo più così male. Secondo, adesso ci sono io che ho carisma, e che gioco questa strana danza tra il fare il comunista ma senza falce e martello ed essere disposto al dialogo con la Confindustria come hanno sempre fatto i riformisti del centro sinistra. Chiaro che il gioco non può durare a lungo, ma basta che duri fino alle prossime elezioni. D’altra parte guarda quanto sono andati avanti Berlusconi e Bossi a promettere tagli delle tasse e federalismo, posso ben tirare avanti io qualche mese.

E il velleitarismo? Quelle promesse che non fanno i conti con il debito pubblico e segnalano che abbiamo vissuto sopra i nostri mezzi?
Questa è una rappresentazione semplificata e fiabesca. Noi siamo in una condizione disatrosa a causa di politiche liberiste. Artefice è Giulio Tremonti, con qualche corresponsabilità di Padoa-Schioppa. Siamo un paese in cui la politica di contenimento del debito è stata fatta come fuga dalla crescita. Siamo di fronte al paradosso che Tremonti taglia la spesa sociale come mai mentre cresce la spesa pubblica come mai: miracoli della finanza post-creativa! Questo è un paese socialmente ridisegnato dalla destra per cui il 10% possiede il 50% della ricchezza. È un paese in cui la rendita si è mangiata la ricchezza prodotta dal lavoro. Lì bisogna andare a bussare.

[Traduzione] Guarda, io di economia non capisco una mazza, ma proprio una mazza. Figurati che sono convinto che Tremonti sia un liberista e che le ”politiche liberiste” siano alla base della crisi italiana. E’ palese che non so di cosa parlo. Vabbuò, anche qui ti devo rifilare una qualche cazzata ideologica. Dunque, vediamo… ah, ecco, bisogna tassare i ricchi, che hanno il 50% della ricchezza. Accidenti, però sa veramente di vecchio. Devo trovarmi uno un po’  meglio per farmi scrivere i discorsi. Per le promesse non mantenibili, dai, non romper le palle. In Italia le fanno tutti, proprio a me mi devi scassare?

C’è ancora il “rischio Unione” per il centro-sinistra?
Il rischio è un altro. Che ci si innamori dell’idea di un governo di transizione che congeli tutto fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma un governo che mettesse insieme centro-sinistra e parti del centro-destra per fare le riforme economiche sarebbe un colpo alla democrazia.

[Traduzione] Per me il rischio è un altro, ossia che facciano un governo con maggioranza alternativa all’attuale e che duri fino al 2013. Ricordati che noi siamo al freddo fuori dal parlamento, senza scranni su cui appoggiare i deretani. Qualche posto da consigliere regionale e comunale mica basta. Vogliamo che si voti subito, non m’interessa con che sistema elettorale e chi vince. Tra l’altro, la danza tra radicale e riformista di cui ti parlavo prima la ballo bene per qualche mese, ma se me la fai fare per tre anni mi logoro.

Parla come Berlusconi…
Ma le ragioni sono opposte. Un tale governo sarebbe contro il lavoro perché sposerebbe il paradigma liberista. E offenderebbe le regole elementari della democrazia. Sarebbe un atto di assoluto degrado della vita politica.

[Traduzione] Infatti abbiamo identici interessi per quel che riguarda impedire la formazione di una maggioranza alternativa in questo parlamento. Ma poi abbiamo interessi opposti su cosa fare: Berlusconi vuole conservare l’attuale maggioranza, io voglio che si voti. Ho già menzionato che siamo fuori al freddo? Però, chiaro, messo così è un po’ spudorato. Urge spolveratina ideologica. Dunque vediamo… ah, ecco: il governo di transizione non si può fare perché ”sposerebbe il paradigma liberista”. Forte no? No, in effetti no. Puzza di vecchio pure questo, accidenti, oltre a non aver senso alcuno. Qua veramente devo trovare un altro che scrive i discorsi, porca miseria, la partita si sta facendo troppo importante.

E la “santa alleanza” per il voto fino a Casini e oltre?
La santità poco si addice alla politica. C’è la necessità di una larga alleanza tra culture riformatrici. E per metterla in piedi servono le primarie e una discussione pubblica sulle parole chiave che possano schiudere le porte a un futuro in cui vinca l’Italia migliore.

[Traduzione] Io spero che funzioni il modello pugliese: Casini e un pezzo della destra si dividono dal PdL e la sinistra vince anche se è minoritaria. D’altra parte è la mia sola speranza di diventare primo ministro, non riuscirò mai a essere votato dalla maggioranza degli italiani.

di Sandro Brusco, da noiseFromAmerika.org

link originale: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L’intervista_di_Vendola._Una_traduzione.#body

From → ECONOMIA, POLITICA

One Comment
  1. Interessante articolo – vivo in Francia e anche qui la politica mi ha disgustato. Non credete: tutto il mondo è paese e qui oltr’alpe succedono delle cose ultrascandalose e non è possibile neanche poterle denunciare perché spariscono i PC dei giornalisti che scrivono contro il regime sarko e altri fatti intimidatori che non vi dico…

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