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CONTRO LA MALASANITA’ ITALIANA URGE LA PRIVATIZZAZIONE

29 ottobre 2010

Quanti interessi ci sono dietro il diritto alla salute? Non è possibile che la ricerca medica giunga a livelli inimmaginabili fino a poco tempo prima, e che poi ci si incagli in soliti gineprai i quali, sistematicamente, bloccano la possibilità, per l’intera umanità, di godere del progresso.

Non è del tutto recente la scoperta di un ricercatore italiano circa la causa che probabilmente  è alla base della sclerosi multipla la quale, sembrerebbe, essere legata all’ostruzione di alcune vene vascolari, la quale impedisce il normale afflusso di sangue ed ossigeno dal cervello al cuore. Attualissima, invece, è la questione legata alla diffusione e all’approvazione della tecnica chirurgica che ripristina la regolare funzione delle arterie occluse, così da ridare la vita a chi tanto soffre per questa malattia neurodegenerativa.

Fa specie che, una simile scoperta, non sia ancora alla portata di tutti (in Italia, gli affetti sono circa 50 mila), ma che sia, invece, ostacolata (e più lo sarà) da una interminabile lista d’attesa, da autorizzazioni, da regolamentazioni varie e che il tutto dipenda dall’emanazione di maledetti decreti attuativi da parte degli organi istituzionali della sanità. Se è vero che tali organi svolgono la propria attività per offrire un servizio al cittadino contribuente, perché in simili casi, poco (o quasi nulla) si fa per accelerare la diffusione della cura? Il dubbio che, la corruzione e la disgustosa fame di denaro, girino attorno a questo problema, passa più volte nella mia mente, mentre sviluppo questa mia riflessione. Perché si intuisce facilmente, non solo l’interesse speculativo di un probabile gruppo di balorde multinazionali farmaceutiche, ad asfissiare questa possibile risoluzione della sclerosi, ma anche lo schifoso giro di affari che queste innescherebbero sui poveri ammalati, sfruttando la loro affezione da questa grave malattia.

Chi si occupa di economia, ha il dovere non solo di ricerca ma anche quello di divulgazione dei propri studi e deve cogliere occasioni come queste per informare che, scempi di questo genere, sono dovuti a falle appositamente create nel nostro sistema che ordina le relazioni sociali. L’organo pubblico infatti, che superbamente tenta di determinare dell’alto come vivere in una società, è destinato a fallire in questa sua missione, perché incapace di calcolare la complessità delle variabili costituenti le relazioni fra uomini, che è tale da determinare l’impossibilità per un uomo (o per un gruppo di uomini) di risolvere i problemi di tanti individui. Questo anche perché, chi ne è a capo, è quasi sempre estraneo alle reali faccende che intende disciplinare ed è inconsapevole di distorcere, con la sua azione, il naturale processo di risoluzione dei problemi della vita che l’uomo è in grado di detonare se lasciato libero di contrattare con i suoi simili. Se il sistema sanitario fosse privato, lasciato in libera concorrenza, cosa accadrebbe? Non rivolgete le vostre attenzioni al modello sanitario americano; anche se privato, esso non è in un sistema di concorrenza (è una lobby), che provoca le note ingiustizie di cui sentiamo spesso parlare. Invece, più centri sanitari privati in concorrenza fra di loro, in una società non oppressa dalla mannaia delle imposte e dalle carezze beffarde degli incentivi di stato, offrirebbero gli stessi servizi che oggi erogano quelli pubblici, ma con le seguenti differenze:

–       servizi migliori e sempre avanzati;

–       costi inferiori rispetto a quelli sostenuti con la gestione pubblica;

–       riduzione degli sprechi e dell’accumulazione irresponsabile di debiti sulle spalle degli ignari cittadini.

E tutto questo grazie ad un libero confronto fra le parti interessate (nel nostro caso, fra strutture sanitarie e cittadini) affinché questi possibili centri di sanità:

–       con la loro natura privata, si dotino di una dirigenza responsabile nell’offrire il servizio migliore rispetto a quello degli altri centri concorrenti. E’ nel regime di libera concorrenza che si sviluppa l’ingegno e si ottimizza l’attività umana;

–       essi si autofinanzino grazie all’evoluzione contrattuale del sistema assicurativo e a quella della raccolta del capitale sociale privato, per mezzo dei quali, qualunque cittadino potrebbe permettersi un servizio sanitario, non solo perché a basso costo, ma anche perché, lì dove c’è libera concorrenza, c’è sempre occupazione che trasferisce redditi dignitosi al lavoratore (gli unici disoccupati sarebbero solo coloro che, per propria scelta,  decidono di non lavorare);

–     non siano bisognosi di alcun incentivo statale a fronte di compromessi che non abbiano ad oggetto la cura della salute del cittadino. Lì dove c’è uno stato in grado di svolgere soltanto un’azione di difesa della libera contrattazione privata e della incolumità della gente, non esiste corruzione.

Uno stato senza governo è uno stato giusto.

di Pasquale Marinelli, da Movimentolibertario.it

link originale: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9606:contro-la-malasanita-italiana-urge-la-privatizzazione&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA, POLITICA

3 commenti
  1. l'autonomo permalink

    mistificatore,sanità gratuita per tutti

  2. Tu pensi davvero che la sanità in Italia sia gratuita?
    Come la scuola e l’università?
    Ciò non ha senso. Sembra che sia così. E’ solo apparenza.
    Tutti i costi per erogare il servizio sanitario vengono pagati dalle tasse dei cittadini. Lo Stato vive solo di tasse, cioè di parte del reddito dei cittadini.
    Il fatto che la sanità sia gestita dal pubblico assicura solo sprechi economici, bassa qualità e nessuna responsabilità.

  3. L’articolo spiega bene come mai la sanità privata funzionerebbe meglio.

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