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Pensioni, cornuti e cazziati

20 ottobre 2010

José Pinera, il riformatore delle pensioni cilene, si farà una risata leggendo questo articolo e ribadirà: “Ve lo dico da 20 anni”!

Chi paga la pensione, bassa ma sicura, ad agricoltori, artigiani, commercianti e pure ai sacerdoti? E chi paga la pensione, più ricca ma altrettanto sicura, a dirigenti di azienda,  lavoratori del settore elettrico, trasporti e telefonico? Risposta ovvia: lo Stato, i rispettivi Istituti di Previdenza. Sì, sono questi che pagano. Ma con i soldi di chi? Risposta meno ovvia: con i soldi dei lavoratori precari. Sorpresi? Increduli? Fateveli passare stupore e scetticismo: è tutto scritto nel bilancio ufficiale dell’Inps.

Il fondo dei coltivatori diretti è in deficit crescente, da 4,9 a 5,2 miliardi di euro. Per deficit si intende la differenza tra contributi versati e pensioni pagate. Il deficit del fondo artigiani sale da 3,7 a 4,2 miliardi, quello del fondo dei commercianti sale da 373 a 702 milioni, quello del clero da 111 a 116 milioni. In attivo è il fondo dei lavoratori dipendenti, ma un attivo che smagrisce da 8,1 a 5,8 miliardi. Smagrisce perché il fondo dirigenti di azienda, ex Inpdai, è in deficit per 3,6 miliardi, di due miliardi quello degli elettrici, di 1,1 quello dei trasporti e di 961 milioni quello dei telefonici. Stanno tutti dentro il grande fondo lavoratori dipendenti, ma questi fondi di settore il grande fondo lo tirano giù.

E allora chi lo tiene a galla? Proprio loro, i precari, detti “lavoratori para subordinati”. Sono 1,6 milioni su 18,7 milioni di iscritti all’Inps e pagano di contributi il 25, 72% del reddito (nel 2010 il 26,72%). Pagano e non riscuotono nulla perché pagano dal 1995, troppo presto perché qualcuno di loro possa essere già andato in pensione. Quindi con i soldi dei loro contributi si pagano le pensioni di chi in pensione è già andato anche se appartiene ad altre categorie. Infatti il sistema previdenziale è “a ripartizione”, vuol dire che le pensioni si pagano non con i contributi da ciascuno versati prima di smettere di lavorare ma con i contributi versati da chi sta ancora lavorando. I precari lavorano, poco. Pagano, tanto. E incassano per ora nulla e in futuro pochissimo. Però nel frattempo fanno tornare i conti dell’Inps, anche se non tornano quelli “sociali”, con la categoria più debole che paga le pensioni di quelle più forti.

I contributi versati dai lavoratori autonomi sono infatti in media il 20 per cento del reddito. Ne ricavano poco di pensione, tra gli ottomila e gli undicimila euro annui. Però per avere le stesse pensioni i lavoratori dipendenti pagano il 33 per cento e i precari, si è visto, circa il 27 per cento. Non bastasse, le pensioni erogate dai fondi in profondo deficit sono tra le più alte: 49 mila euro annui per i dirigenti d’azienda, 25mila per i telefonici, 24mila per il settore elettrico e 20mila per quello trasporti. In tutto circa 400mila persone.

Per adesso funziona così, per adesso… Fino a quando l’Inps, anche attraverso questi poveri che pagano ai meno poveri, continua a finire il suo bilancio annuale in attivo. Ma tra pochi anni o si aumentano i contributi pagati o si tagliano le pensioni o si va in pensione più tardi. A chi si aumenteranno i contributi? Per i precari è già previsto si salga fino al 28 per cento. Salirà ancora l’aliquota mentre quella degli altri resta al 20 per cento? È possibile abbassare pensioni da mille euro al mese? Quanto ci vorrà e si arriverà mai ad un’età effettiva e generale di 65 anni per andare in pensione? Per ora è possibile non rispondere a nessuna di queste domande scomode: i precari versano 8,3 miliardi all’anno e in pensione non ci vanno, ecco la “quadra”. Dunque precari e non solo, anche “cornuti e mazziati”.

di blitzquotidiano.it, da Movimentolibertario.it

link originale: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9353:pensioni-cornuti-e-mazziati&catid=1:latest-news

From → ECONOMIA, FISCO, POLITICA

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