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Fa metà dell’energia italiana e non sparirà con le rinnovabili: vi presento il gas!

1 ottobre 2010

La partita tra nuclearisti e rinnovabilisti, nel loro tifo sfrenato e, soprattutto sul secondo fronte, intriso di ideologia, ignora il ruolo insopprimibile degli idrocarburi, da cui oggi si ricavano i tre quarti dell’energia prodotta nel paese.

Il nucleare può essere competitivo e la sua convenienza pare non sia destinata a venir meno; così ci inducono a pensare quanti, all’estero, sono pronti a scommetterci ancora: l’anno scorso sono stati messi in esercizio 23 nuovi impianti, l’America di Obama si appresta ad un rilancio del settore e anche in Europa, paesi come Francia e Germania escludono di poter rinunciare all’atomo per il prossimo futuro.

Come si è visto in precedenza,  il nucleare, grazie alla possibilità di reperire le fonti fissili da paesi come Canada, Brasile e Australia, può contribuire in misura notevole a ridurre la dipendenza energetica che oggi costringe l’Italia a negoziare in una condizione di debolezza con regimi tutt’altro che democratici.

Va sempre tenuto presente, però, che una centrale nucleare per garantire il ritorno sugli investimenti deve operare con continuità e che è difficile e costoso modulare la produzione di ciascun impianto.

Dall’altro lato, le fonti rinnovabili hanno il vantaggio di non produrre le esternalità negative generate dal termoelettrico (emissioni inquinanti in atmosfera) e dal nucleare (materiale radioattivo), ma devono la loro crescita (e, quel che è peggio, la loro sopravvivenza) a un sistema di incentivi costoso per il consumatore e il sistema. Inoltre, le due fonti che in questi anni hanno conosciuto lo sviluppo più sostenuto, ossia il fotovoltaico e l’eolico, non sono programmabili. L’energia rinnovabile ha un accesso privilegiato alla rete; è la cosiddetta priorità di dispacciamento che la legge riconosce all’energia verde: se c’è da scegliere tra due impianti per approvvigionare una zona di consumo, si dà la precedenza all’energia prodotta da fonti rinnovabili. Ma cosa succede se è nuvoloso e se non tira vento?

Ecco l’insopprimibile ruolo degli idrocarburi. Un ruolo che potrà essere compresso dallo sviluppo del nucleare e dal progresso delle rinnovabili, ma che difficilmente potrà esaurirsi. Quanto più aumenta la potenza di energia da fonti rinnovabili installata, tanto più si porrà il problema di garantire la continuità del servizio elettrico ricorrendo a centrali reattive alla domanda. Perché l’energia non è immagazzinabile e i sistemi di accumulo sono ancora un filone di ricerca dai traguardi di sicuro lontani e comunque incerti.

Chi, ad esempio, ritiene quei fumi che escono dalle centrali a gas una resistenza del passato che le rinnovabili si apprestano a spazzare via, oltre a non riconoscere il merito alla tecnologia che ci dà ogni giorno metà dell’energia che consumiamo, trascura la necessità di poter contare su un parco generativo capace di adeguarsi prontamente alle giornaliere oscillazioni dei consumi e di sopperire alle carenze della generazione da fonte rinnovabile.
Un destino infausto? Viene da chiedersi se non sia il caso di cambiare radicalmente l’approccio alla questione energetica. La normativa ambientale carica di oneri burocratici il settore delle fonti tradizionali: i tempi per svolgere la valutazione di impatto ambientale ed ottenere l’autorizzazione integrata ambientale e l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera sono lunghi in genere svariati anni. Sul piano fiscale, oltre ad essere soggette ad un’addizionale IRES del 6,5% pensata in funzione anticiclica nel 2008 (la famigerata Robin Tax) e divenuta strutturale nel tempo, grava sulle fonti tradizionali il costo degli incentivi connessi ai certificati verdi: i grandi produttori di energia da fonti convenzionali sono tenuti ad acquistare dai produttori di energia rinnovabile un numero di certificati verdi in proporzione all’energia da fonte convenzionale immessa nel sistema elettrico.

Se sembra politicamente appetibile porre alla ricerca obiettivi importanti nel campo dell’energia solare o del nucleare di quarta generazione, della fusione nucleare o dei sistemi di accumulo, non vanno dimenticati i progressi compiuti sinora nei settori più tradizionali. Dalle prime centrali a gas alle attuali centrali a ciclo combinato vi è un abisso. Anche negli ultimi decenni si sono registrati importanti traguardi. Dal 1982 al 2004 il rendimento delle centrali a gas è passato dal 20 al 47%, che si traduce in una riduzione delle emissioni del 20% e in un risparmio di risorse. Protagonista di questa corsa all’efficienza e allo sviluppo ecosostenibile, la ricerca del profitto, unito alla necessità di sfruttare al meglio una risorsa scarsa come le materie prime utilizzate nella combustione.

E non è detto, pertanto, che la ricerca nel settore delle rinnovabili o del nucleare dia più frutti e sia per l’ambiente una garanzia migliore dello sviluppo tecnologico nella produzione di energia da fonti convenzionali. Così, d’altra parte, ogni previsione sull’esaurimento delle risorse naturali deve fare i conti con l’imprevedibilità del genio umano, capace ogni volta di smentire i pessimisti con un’innovazione tecnologica capace di cavare di più dal meno.

di Diego Menegon, da Libertiamo.it

link originale: http://www.libertiamo.it/2010/10/01/fa-meta-dellenergia-italiana-e-non-sparira-con-le-rinnovabili-vi-presento-il-gas/

From → ECONOMIA

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