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Ecco come funzionano in Italia i concorsi per diventare accademici..

26 settembre 2010

Ecco una testimonianza diretta di come funzionano le cose in Italia. Poi ci chiediamo come mai l’Italia sia una Repubblica delle Banane?

Boldrin: Dunque, tu hai fatto il commissario ad un concorso

Balanzone: Si’ – ad un concorso di prima fascia, da ordinario.

Boldrin: Non mi sembri molto interessato ai giochi accademici in Italia. Come mai sei finito in una commissione di concorso?

Balanzone: E’ un brutto scherzo dell’ultima leggina, che ha imposto il sorteggio dei commissari fra tutti i professori ordinari. Sono stato sorteggiato e mi è andata anche bene. I concorsi a prima fascia sono solo per titoli – quelli per seconda fascia (associati) prevedono anche una lezione ed un colloquio e quelli per ricercatore due prove scritte – tutte da tenere nella sede che ha bandito il concorso. Un bella scocciatura. Almeno ho potuto lavorare a casetta mia.

Boldrin: Non potevi rinunciare? Inventarti, tanto per dire, una gotta?

Balanzone: Mi hanno spiegato che è impossibile. Avrei dovuto trovare un medico disposto a dichiarare falsamente che ho problemi di salute gravissimi ed avrei fatto ritardare il concorso di mesi – se non anni – per sostituirmi. I candidati ed i loro protettori mi avrebbero odiato ed alla fine il risultato sarebbe stato lo stesso. Ho pensato che avrei potuto comunque rendermi utile per favorire i migliori.

Boldrin: Oh mio eroe: e ti sei reso utile? Hai combattuto per far passare quelli bravi?

Balanzone: Purtroppo no. Non c’erano.

Boldrin: Come sarebbe a dire che non c’erano? Ma se l’Italia, lo leggo ovunque, è piena di eccellenze?

Balanzone: Diciamo che non si sono presentati, meglio così? Francamente: il mio è un settore piccolo e non di moda. I geni fanno altro e ci sono pochissimi cervelli in fuga da riportare in Italia. Ma anche in Italia ci sono due o tre studiosi bravi, con pubblicazioni molto migliori della stragrande maggioranza degli ordinari in servizio, che avrebbero meritato di vincere.

Boldrin: E perché non si sono presentati quei due o tre? Era all’università di Lampedusa il concorso?

Balanzone: Perché nel mio settore vince solo chi ha il posto chiamato.

Boldrin: Cioè? Cosa vuol dire “posto chiamato”?

Balanzone: I concorsi funzionano così, secondo la legge Berlinguer modificata (il DDL Gelmini cambierà le procedure). In teoria, l’Università di Roccacannuccia scopre di aver bisogno assoluto di un ordinario di Sociologia della ricerca dei funghi nel settore scientifico disciplinare Sociologie dell’agricoltura. In pratica l’associato locale spinge disperatamente per avere il posto, vantando tutti i suoi meriti scientifici, organizzativi didattici etc. e promettendo eterna fedeltà ai potenti locali. L’università trova i fondi (impresa non facile di questi tempi) e comunica al ministero la sua intenzione. Due o tre volte all’anno, il ministero raccoglie le domande e organizza una tornata concorsuale. La commissione è di cinque membri – uno interno, nominato dalla facoltà per rappresentare i suoi interessi e quattro esterni, cioè di altre università italiane. Tutti ordinari. Un tempo associati e ricercatori potevano essere in commissione ma il ministro attuale, nella sua infinita saggezza, si è reso conto che esseri accademicamente imperfetti non potevano officiare il supremo rito dell’accademia italiana, il concorso.

Boldrin: Giusto, giusto. Santa donna, ha capito tutto. E i commissari si sorteggiano?

Balanzone: Non proprio – si possono anche eleggere e poi sorteggiare. Dipende dal numero di concorsi della tornata, dal numero di professori nel raggruppamento e in quelli affini….

Boldrin: Non voglio sapere altro. Troppo complicato. Ritorniamo al punto. Dicevi che bisogna avere il posto “chiamato” … che se mi sbaglio di consonante combiniamo un pasticcio.

Balanzone: E questo è il punto. Un ordinario costa all’università parecchio – oltre 100000 euro l’anno

Boldrin: Ma all’inizio della carriera quanto prendono? Mica 100000 euro lordi.

Balanzone: Ma no, sono compresi i contributi etc e poi si considera la media sull’intera carriera. All’inizio sono circa 2500-2700 euro netti al mese per gli ordinari, che con gli scatti di anzianità arrivano a circa 4000 dopo venti anni di ruolo. In ogni caso, il trucco è semplice: se si chiama un esterno, il costo è intero. Se si chiama l’associato interno, il costo aggiuntivo è pari alla differenza fra i due stipendi, relativamente piccolo. Già i casi di doppio salto (da ricercatore ad ordinario) sono rari, perché la differenza di stipendio è maggiore. Le chiamate di esterni sono rarissime. In genere vincono gli associati interni. Aggiungi che l’associato interno può manovrare in dipartimento ed in facoltà per avere un posto nel settore, mentre l’esterno di genio no. Ultimo punto se si assume un esterno l’associato interno rimane in servizio e quindi ti trovi due professori di Sociologia della raccolta dei funghi

Boldrin: In Amerika mica succede così. Se cerchiamo uno nuovo … è perché non ce l’abbiamo. Se ce l’avessimo, lo promuovessimo …

Balanzone: Non cominciare con La Merika … Come ti dicevo, vincono quasi sempre gli interni. Ciascuna commissione può nominare due idonei.

Boldrin: Ah, questa la so. Mi ricordo di un concorso a Udine un po’ di anni fa. Un tal Medio voleva mettere in cattedra [Bzzh …bzzh … siamo andati a farci un giro lontano dal registratore …] E perché due? Se c’è un posto solo…

Balanzone: Il numero di due è un geniale compromesso italico. La legge Berlinguer stabiliva tre vincitori – ma poi qualcuno si accorse che era troppo facile organizzare una maggioranza di tre in commissione (ciascuno col proprio candidato) e chiese a gran voce che ci fosse un solo vincitore. In questo caso, però avrebbe vinto sempre l’interno e nessuno avrebbe voluto farsi eleggere commissario (allora si eleggeva ancora e la gente si disse: cosa cavolo vado a perder tempo se non posso aiutare un figlioccio mio?). Quindi si decise di farne due. Così i commissari esterni potevano mettersi d’accordo per far vincere un loro candidato e non sprecavano troppo tempo

Boldrin: E perché si chiamano “idonei”?

Balanzone: La commissione teoricamente attesta solo che Michele Boldrin ha i titoli per fare il professore ordinario di economia. Poi la facoltà può decidere se assumerlo (“chiamarlo”). In tal modo, se l’interno perde la facoltà può non assumere nessuno e rimettere a concorso la cattedra la volta successiva.

Boldrin: Ah, questo mi ricorda ancora quel famoso concorso di Udine, credo fosse il 2005 … non chiamarono mai nessuno dei due” idonei”, perché non erano quellA “predestinata” … chissà se l’hanno poi “chiamata” la [bzzzzh … bzzzh … vedi sopra …] ed occhio alle consonanti anche qui, mi raccomando! Anyhow, che io spikko inglisc, ed il secondo “idoneo”?

Balanzone: Quello si fa chiamare dalla propria facoltà. Ufficialmente sorpresa e deliziata da avere nelle sue fila tanto genio. Qualche ipocrita sostiene che i secondi idonei sono quelli veramente bravi, mentre gli interni, si sa sono poveracci locali (per la cronaca, io sono un idoneo esterno).

Boldrin: Solito presuntuoso, guarda che io qui ci ho l’esclusiva …

Balanzone: Ebbene si me lo dice anche mia moglie che sono insopportabilmente presuntuoso. In realtà, almeno nel mio settore, anche il secondo idoneo vince solo dietro garanzia della facoltà che sarà chiamato e quindi non disturberà l’ordine naturale delle cose. In altri settori mi si dice che il sistema è meno ferreo e che idonei disperati vagano per il mondo alla ricerca di un posto. Si mormora anche di idoneità scadute.

Boldrin: Scadute, come le mozzarelle? Cazzarola, ora che lo dici, ed io menziono le mozzarelle, mi sovviene che uno degli idonei di quel famoso concorso di Udine credo gli sia scaduta la roba, quella lì, insomma il certificato che è intelligente …

Balanzone: Si durano cinque anni – cioè Boldrin ha i titoli per fare il professore nel 2005, ma se non viene chiamato entro il 2010 deve ricominciare da capo. Ma è un caso molto raro. Nei settori seri e ben organizzati la facoltà è d’accordo sin dall’inizio. Negli altri si impietosisce e chiama comunque, magari l’anno successivo, a meno che non sia veramente alla canna del gas con i soldi. Nessuno lascia un idoneo a spasso – peggio di abbandonare un cane in autostrada. Il cane non lo vedi più, l’idoneo è sempre li a ricordarti lo sgarbo.

Boldrin: Vabbeh, non mi a-can-isco, vah …Allora, in pratica vincono solo gli insiders

Balanzone: Appunto! Vedi che un po’ alla volta ci arrivi pure tu? La regola è la carriera interna Uno si laurea con un barone, che poi gli fa vincere una borsa di dottorato, poi un assegno di ricerca che lo fa sopravvivere qualche anno. Se il barone è convinto, si sforza di trovare al suo allievo un posto da ricercatore, possibilmente nella stessa università. Se ci riesce, l’allievo vince, da candidato interno, e diventa ricercatore. È un posto di ruolo che porta fino alla pensione. Ma quasi tutti voglio fare carriera. Si fanno chiamare un posto da associato, sempre nello stesso posto, poi il grande salto ad ordinario (nel frattempo s’è speso la tredicesima di due anni per pubblicare un “libro”) [Errata Corrige: Balanzone mi ha fatto sapere che “… mi hai fatto dire una sciocchezza. Nessuno “usa due tredicesime per pubblicare un libro” – usano tutti i fondi di ricerca pagati dal contribuente.”  NdMB]. Senza muoversi mai. Questo meccanismo produce di tutto. Produce parecchi casi scandalosi, di vittorie di parenti o di amanti (sperabilmente giovani ed avvenenti), che ogni tanto finiscono sui giornali, Nel complesso gli scandali sono però (ancora) una minoranza e comunque sono compensati da casi di vincitori meritevoli, anche secondo gli standards internazionali. La maggioranza è però composta da brave persone mediocri, che sono in buona fede convinte di meritarsi il posto da ricercatore dopo gli anni di borsa e poi le promozioni successive dopo tanti anni di servizio come ricercatore o associato. E tale convinzione è condivisa dagli altri membri della facoltà (“tanto una brava persona, che ha fatto tanto per la facoltà”) e dalla “disciplina”.

Boldrin: Disciplina? Ma che lingua parli? Cosa siete, S&M?

Balanzone: Sono i professori ordinari del settore. Prendi il caso del mio concorso.

Boldrin: Già raccontami. Quanti erano i candidati? Ti piacciono i dim sum? Dai che li ordiniamo … questa cosa è affassssinante!

Balanzone: Sei, di età variabile fra 40 e 57 anni, tutti associati. Tutti rigorosamente con carriera locale, dalla culla alla cattedra. Solo uno ha preso il dottorato in altra università, ma poi è tornato subito all’ovile.

Boldrin: Ma su sei potevi scegliere. Come erano?

Balanzone: Uno bravo, con pubblicazioni non trascendentali ma comunque interessanti, una buona apertura internazionale – insomma uno che, per gli standards italiani nel mio settore, la cattedra se la meritava ampiamente. Un altro tragico, al di sotto della sufficienza anche per un concorso da ricercatore. Gli altri più o meno dello stesso livello – nessuna apertura internazionale, un sacco di pubblicazioni mediocri e quasi inutili, ma comunque prova di operosità. Gente che sulle proprie carte ha sudato – magari senza cavare granchè.

Boldrin: Quindi ti sei battuto per quello bravo!

Balanzone: E invece no. Si è ritirato, perché ha vinto da esterno in un altro concorso (era già tutto previsto). Anche un altro, mediocrissimo, si è ritirato per lo stesso motivo ed un terzo perchè gli era stato gentilmente comunicato che non avrebbe vinto. Sono rimasti in tre, quello impresentabile ed altri due. Avrei potuto fare il beau geste – scrivere giudizi sinceri. Ciascun commissario deve scrivere una cartella sulle pubblicazioni di ciascun candidato. Fra l’altro i candidati devono presentare solo un numero massimo di pubblicazioni (nel mio caso 10), uscite prima della data di chiusura del bando di concorso. Il mio concorso era stato bandito nel 2008 con scadenza del bando luglio 2008

Boldrin: 2008??? Ma se una facoltà ha bisogno di un professore mica può aspettare due anni! Beh, no, ora che ci penso: nel mio unico concorso (fallito) feci la domanda nel 1988 e lo aggiudicarono nel 1990 … i conti tornano.

Balanzone: Si 2008 – la Gelmini aveva sospeso i concorsi per fare approvare la modifica della legge di formazione delle commissione. E poi la facoltà non aspetta nulla. Il professore associato fa beatamente lezione, studia, pubblica in attesa dell’immancabile vittoria.

Boldrin: Ma se un candidato “sbaglia” e non presenta le sue pubblicazioni migliori? O se dopo la chiusura del bando scrive un articolo geniale?

Balanzone: In teoria non se ne può tener conto. In pratica è tutto falso. Prima si decide informalmente chi deve vincere, e poi si scrivono i giudizi per dimostrare che Tizio e Caio sono i migliori. Tutti riescono ad presentare 10 pubblicazioni, magari con qualche acrobazia. I commissari possono facilmente giustificare qualsiasi ranking. Presenta un articolo in una rivista internazionale di serie C e 9 liste della spesa? E’ uno studioso che ha aperto una nuova prospettiva alla ricerca mondiale col suo fondamentale lavoro su Small-holders and mushroom gathering in Val di Faitu. Non pubblicato sulla rivista leader mondiale del settore. Presenta dieci libri pubblicati dalla locale cassa di risparmio sulla raccolta dei funghi in dieci colline della zona (uno per collina) e nessuno lo conosce fuori dal natio borgo? Produzione ampia e diversificata che dimostra grande conoscenza del territorio e dei suoi problemi, che ora va anche di moda. Ciascuno scrive un giudizio e poi si scrive un giudizio collettivo ed il verbale finale. Tutto in tre copie, firmato da tutti i commissari e siglato in ogni pagina etc. (una faticaccia).

Boldrin: Ma se i candidati sono impresentabili ed il commissario (non parlo di te, per carità!) ha qualche brandello di dignità?

Balanzone: Può dire che nessuno ha i titoli. Ci sono stati concorsi con un idoneo solo (non so se con zero). Ma è difficile ed inutile. Tanto basta che tre commissari siano d’accordo. E poi un comportamento così antisociale può danneggiare te ed i tuoi allievi (se ne hai). Molto meglio far buon viso a cattivo gioco.

Boldrin: Dai non t’incazzare e non mi ficcare il dim sum nel taschino. Era una battuta … E lo hai fatto?

Balanzone: In sostanza sì. Ho fatto dei giudizi molto duri, per gli standards italiani – mettendo in luce le insufficienze dei lavori più che i loro pregi (da cercare col lanternino), ma alla fine ho accettato il giudizio collettivo. Ha vinto l’interno (ca va sans dire) e l’unico esterno sovravvissuto presentabile. In sostanza un tipico concorso italiano, che si è concluso “bene” – tempi rapidi, nessun litigio, risultati ragionevoli (nei limiti dei candidati). Anche accettabile, turandosi un po’ il naso. Ma un disastro nel lungo periodo, perchè conferma le regole e ha messo in cattedra due mediocri che riprodurranno altri mediocri. Sarebbe necessario un radicale cambiamento di regole.

Boldrin: Si può sperare qualcosa dal DDL Gelmini? Andiamo sul serio, dai, che il mio avion parte …

Balanzone: No. Prevede regole complicate per decidere quanti concorsi e di quale tipo si possono bandire, in rapporto al personale già in servizio, I ricercatori si stanno battendo per ampliare la loro riserva indiana. Ma dal punto di vista della qualità dei vincitori non cambia nulla. In pratica il concorso locale come quello che ho descritto (due posti a Roccacannuccia di Sotto) viene sostituito da un giudizio di idoneità a numero aperto. Una commissione di ordinari (sorteggiati) dichiara l’idoneità scientifica degli studiosi di Sociologie dell’agricoltura che fanno domanda. Poi ciascuna università fa un concorso locale con membri scelti dalle facoltà. Lo vendono come un progresso perché ci sarebbe un filtro scientifico preliminare.

Boldrin: E tu ci credi?

Balanzone: Ma mi faccia il piacere Doctor Bullshit! Passeranno tutti gli insiders – come si farà a negare una idoneità ad un associato con un protettore alle spalle? Rimarranno fuori gli outsiders e forse non tutti. Magari la commissione nazionale non avrà il coraggio di dichiarare che Boldrini non è un economista degno della cattedra. Solo che Boldrin dovrà trovare una università disposta a spendere 120000 euro [120mila? Cosa mi vuoi, affamare?NdB] per chiamarlo, pari ai soldi per tre promozioni interne. Auguri. Con i chiari di luna attuali…

Boldrin: Ma si vocifera di un nuovo sistema all’americana di tenure track.

Balanzone: Si chiameranno “ricercatore a tempo determinato” o a TD (per distinguerli da quelli attuali, a tempo indeterminato o TI). Il contratto, è di sei anni e prevede un insegnamento, a differenza degli assegnisti di ricerca attuali. Apparentemente simile all’assistant professor in AmeriKa. Ma c’è una differenza. ln AmeriKa, uno è sicuro che alla fine del periodo sarà giudicato in base alle pubblicazioni ed alla sua attività didattica. Se passa, ha il posto assicurato (tenure). In Italia il ricercatore a tempo determinato può sostenere un concorso da associato – ma la facoltà non ha nessun obbligo di chiamarlo se passa. Non ha neppure l’obbligo di stanziare uno stipendio di associato alla fine del periodo: in teoria può bandire 100 posti di ricercatore a TD senza avere una lira per assumere un associato dopo sei anni.. Quindi può dire tranquillamente al neo-associato “mi dispiace non ci sono i soldi” – e ricominciare daccapo con un nuovo bando per ricercatore a TD.

Boldrin: E secondo te, questo avverrà?

Balanzone: Potrebbe. È quasi sicuro se il ricercatore litiga col suo barone. È possibile se il protettore del ricercatore litiga con altri baroni o se la facoltà (o il dipartimento) si fa prendere dall’entusiasmo e crea troppi ricercatori a TD per mettere a posto gli allievi di tutti i baroni potenti. Insomma (okkio, che perdi l’avion) plus sa change, plus c’est la meme chose … vai, corri, che perdi l’avion per l’AmeriKa. Salutamela, quando ci landi.

di Michele Boldrin, da  noiseFromAmerika.

From → ECONOMIA

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