Skip to content

Processi civili, perchè sono eterni.

20 settembre 2010

In Italia oggi si parla molto di giustizia penale e troppo poco di giustizia civile. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che quest’ultima, occupandosi di fatti meno sensazionali e mediatici, non trova spazio nei giornali e sia dunque poco avvertita come un problema dall’opinione pubblica. Questo rappresenta un grave errore per il sistema Italia: la giustizia civile è il vero handicap dell’Italia.

Infatti gli studiosi ci dicono che esiste uno stretto legame tra il buon funzionamento della giustizia civile di un Paese e l’attrazione che quel Paese esercita sugli investimenti, in particolare esteri. Tutti noi conosciamo i dati sulla lentezza della giustizia civile in Italia, mentre forse sono meno noti quelli degli investimenti esteri in Italia:

“Il confronto con Regno Unito, Francia, Germania e, più di recente, Spagna, indicava una situazione stabilmente “sottoperformante” del sistema italiano, che tra il 1990 e il 2007, riusciva ad attrarre in media 22 miliardi di UDS, con una percentuale dei FDI (rispetto agli investimenti fissi lordi) pari a circa il 7%. Vale a dire, meno della metà della media europea (15%), e molto al di sotto del dato fatto registrare dalla Francia (18%), che ha, in termini assoluti, una capacità di attrazione tre volte superiore alla nostra.” (tutto l’articolo qui).

E con la crisi le cose certamente non sono migliorate.

Ovviamente ci sono molti altri fattori che inducono le imprese estere a non venire in Italia ad investire, ovvero rischiare, il loro capitale, tra cui l’instabilità politica, le tasse alte, il costo e la rigidità del lavoro. Il fatto di non poter contare su una giustizia civile efficiente rappresenta comunque un forte disincentivo all’investimento in Italia.

Un incremento degli investimenti esteri in Italia sarebbe una buona cosa perchè significa crescita economica. E crescita economica significa avere più risorse per risolvere gli altri nostri innumerevoli problemi.

L’attenzione va dunque posta sulle cause della lentezza dei processi civili. L’idea prevalente è che servano maggiori risorse e nuove regole. La rischiesta è sempre quella di più soldi. Ma siamo sicuri che la situazione attuale dipenda dalla scarsità delle risorse e dalla farraginosità delle regole? Le stime del professor Ricolfi, insieme a Raffaella Rancan e Rossana Cima, ci dicono che le cose non stanno così.

Questa diagnosi sarebbe esatta se, a parità di risorse ricevute, la produttività dei vari distretti giudiziari-ossia il numero e la velocità dei procedimenti esauriti- fosse comparabile, con Milano che produce 100, Palermo 80, e magari Bolzano 110.”

Elaborando i dati del ministero della Giustizia (anno 2005) è stato possibile fare una stima della produttività dei 29 distretti di Corte d’Appello. I risultati ci dicono che:

“Fatta 100 la produttività media di tutti i distretti, il distretto più efficiente (Torino) produce 176, quello meno efficiente (Caltanissetta) produce 23, ossia quasi un ottavo. La velocità media dei procedimenti del distretto più veloce (Trento) è il quadruplo di quella del distretto più lento (Reggio Calabria). In concreto questo significa che se la produttività fosse ovunque quella di Torino, gli altri 28 distretti di Corte d’Appello potrebbero spendere il 46,2% in meno, oppure produrre l’85,9% in più, insomma o quasi dimezzare la spesa, o quasi raddoppiare il prodotto.

Dunque i margini di aumento di output dei distretti sono impressionanti.

In parte la colpa è dei dirigenti dei distretti meno produttivi e ciò è dimostrato dal fatto che i dati positivi nelle realtà di Torino e Trento siano il frutto della volontà dei dirigenti (Marcello Maddalena e Mario Barbuto a Torino , e Cuno Tarfusser a Trento) a riorganizzare il lavoro dei magistrati (a proposito importanti suggerimenti sono indicati nel libro “Giudici in affanno“). Senza nuove regole e senza risorse aggiuntive.

L’altra parte della colpa è del Ministero ed ai criteri con cui assegna le risorse. Invece di basarsi sul numero di procedimenti “sopravventuti” o sui risultati ottenuti (sul merito), le risorse vengono allocate secondo l’ampiezza dell’arretrato!

Sarebbe bello poter spendere di più per la giustizia, ma altri soldi non ci sono.

E comunque il punto fondamentale è che l’analisi dei dati indica che il problema (e quindi la soluzione) risiede nel come i soldi vengono spesi. Si ritorna al problema della bassa produttività ,dovuta alla mancanza dei giusti incentivi (assegnazione delle risorse per merito) che indurrebbero ad imporre un’organizzazione e gestione efficiente del lavoro.


From → ECONOMIA, GIUSTIZIA

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: